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"Cnel da rafforzare, no all'abolizione", Ferraro contro la riforma

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roberto ferraro"Anziché abolire il Cnel sarebbe stato opportuno rafforzarlo". È la posizione di Roberto Ferraro, referente locale del movimento Idea, in merito ad uno dei punti meno dibattuti della riforma referendaria. Un punto che, a detta di Ferraro, rappresenta un'altra buona ragione per votare No.

"Nell'acceso dibattito che da mesi imperversa in Italia riguardo alla riforma costituzionale a firma Renzi-Boschi-Verdini – scrive Ferraro - un aspetto importante di essa, la eliminazione del Cnel, non viene valutato come meriterebbe. In un momento in cui la demagogia impera e la tendenza a parlare alla pancia dei cittadini è una costante che premia, annunciare la eliminazione del Cnel (art. 99 della Costituzione) per risparmiare un po' di denaro è una mossa facile con applauso è assicurato, anche se chi applaude probabilmente non sa neppure cosa sia l'organo in questione".
"Il Cnel – spiega Ferraro - è un organo costituzionale composto dai rappresentanti di tutte le categorie produttive, ha funzione consultiva nei confronti del Governo e delle Camere e può contribuire alla elaborazione della legislazione economica e sociale. Tale organismo, unitamente alla previsione costituzionale (art. 46) della partecipazione dei lavoratori alla gestione delle aziende, nel 1947 proiettò la Costituzione italiana in una dimensione di lungimiranza sociale di assoluta avanguardia rispetto agli altri paesi occidentali. I vari governi succedutisi alla guida del Paese dal 1947 in poi e le varie rappresentanze sociali non hanno mai voluto sfruttare le opportunità che la lungimiranza dei costituenti aveva messo loro a disposizione. In concreto, né è stato applicato l'art. 46 della Costituzione, né si sono utilizzate le potenzialità del Cnel, lasciando che questo importante Organismo costituzionale si collocasse in un binario morto. E' accaduto quindi che quasi tutti i Governi in occasione della trattazione e valutazione di questioni economiche e sociali invece di attivare il Cnel hanno preferito incontrare direttamente le categorie economiche interessate. I più importanti provvedimenti in materia economica e sociale degli ultimi quarant'anni sono tutti passati dai famosi 'tavoli di confronto' Governo-parti sociali. Trattative informali, senza regole predefinite e sovente senza adeguata informazione ai cittadini".
"L'assenza di regole dei cosiddetti 'tavoli' – dice l'esponente di Idea - ha fatto sì che non tutti i governi si sono sentiti legati a questa prassi, con la conseguenza che in alcune circostanze hanno evitato o svilito il confronto. Dal lato opposto le parti sociali quando hanno partecipatori ai cosiddetti "tavoli di confronto", svoltisi spesso a porte chiuse sul modello Nazzareno, non si sono sentite particolarmente vincolate né responsabilizzate dalle decisioni governative assunte a seguito delle trattative. Un esempio fra tutti. In materia previdenziale è noto che molti provvedimenti predisposti in passato dall'Esecutivo sono stati scritti a quattro mani con le rappresentanze economiche e sindacali. Quando però il Paese ha dovuto constatare che la legislazione pensionistica faceva acqua a causa di una eccesiva faciloneria, vedasi baby pensioni e prepensionamenti e pensionamenti facili, non si sono mai udite le parti sociali riconoscere con chiarezza la propria corresponsabilità. Se la riforma costituzionale voleva intervenire sul Cnel, avrebbe dovuto rafforzare questo Organismo, facendo obbligatoriamente confluire il confronto fra Governo e parti sociali nell'ambito delle sue funzioni, per garantire certezza, trasparenza e responsabilità. Invece la riforma propone di eliminare il Cnel, lasciando che i rapporti fra Governo e parti sociali continuino ad essere informali, non impegnativi e poco trasparenti. Una ulteriore ragione per votare No ad una riforma sbagliata".

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