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“Diritti sarebbero la necessità, ma l’urgenza è occupazionale”

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c17c73d4-e2f7-4012-a23e-32a45fc3d2a5Mauro Fuso è stato eletto alla fine di febbraio e in un paio di settimane ha messo insieme la segreteria. Ha 62 anni, nato a Firenze, la sua attività sindacale è cominciata molti anni fa. E' stato segretario Fiom, segretario della Camera del lavoro di Firenze, poi entrato nella segreteria regionale della Cgil Toscana, da dove gli è stato chiesto di andare a dare una mano, come dice lui, a Pisa.

Che situazione ha trovato a Pisa, nella città e nei vari ambienti di lavoro della provincia?
"Pisa sembra scontare un po' la crisi, sembra essere una delle aree dove la crisi ha picchiato pesante. Sul territorio provinciale vertenze di carattere emergenziale come quella della Tmm di alcuni anni fa al momento non ci sono, certo rimane un contesto dove si sono persi pezzi di comparti produttivi, dove i livelli occupazionali si sono abbassati e dove c'è bisogno di lavoro per creare reddito. Se si guarda ad esempio ai dati sulle richieste del reddito di cittadinanza, Pisa è la terza provincia in Toscana per numero di domande, con circa 2800 pratiche presentate, di poche decine più bassa di Livorno, quest'ultima seconda solo a Firenze che per motivi demografici ovviamente è la provincia toscana con più richieste - poche centinaia più, però, di quella pisane: si parla di circa 3750 domande".

E in provincia di Pisa, sul fronte dei diritti fondamentali dei lavoratori come va? Qual è la situazione?
"Al momento visitando luoghi di lavoro e comparti produttivi in provincia di Pisa si nota una situazione abbastanza omogenea al resto della Toscana, dove il lavoro si è impoverito in termini di salario, dove a fronte di una contrazione dei posti di lavoro sono aumentati i lavoratori partime che quindi guadagnano meno. Se si fa un confronto storico del numero della ore lavorate in provincia di Pisa, troviamo dati che vanno a coincidere con quelli del 2008, ma sono aumentati i lavoratori in condizione di inferiorità, i lavoratori spaventati anche poi sostanzialmente in provincia di Pisa sul fronte dei livelli occupazionali siamo in linea con le tendenze toscane.
Sul fronte sociale poi ci rendiamo conto che la situazione è cambiata ed è cambiato soprattutto il comune sentire dei cittadini. Soprattutto nei luoghi più frequentati dai ceti popolari. Chi vive del proprio lavoro ha una prospettiva diversa e vive in una condizione di terrore, di paura e di incertezza per il futuro e questo spiega perché in contesti come Cascina e Pisa sia cambiato l'indirizzo politico alle urne. Quel "Prima gli italiani" ha dato l'idea di essere di maggiore tutela per i ceti più deboli. Del resto da un anno fa (quando il centrodestra ha strappato il comune di Pisa al centro sinistra ndr) ad oggi la situazione non è certo migliorata, non si è vista un'inversione di tendenza anche da parte della politica che non ha saputo elaborare una proposta politica di centrosinistra accattivante e convincente".
Lei si è insediato da poche settimane alla guida della Cgil provinciale di Pisa, quali sono i principali punti del suo mandato?
"Noi abbiamo un'idea: ripensare lo sviluppo del territorio, lavorare sui punti di forza e di debolezza, mettere in campo un recupero dell'occupazione. L'8 marzo avremo, per parlare di questo e in particolare dell'indotto metalmeccanico, Landini ed Enrico Rossi a Pontedera".
C'è ancora margine per lavorare sul tema dei diritti?
"Che ci sia bisogno non c'è dubbio, pensa solo al tema della digitalizzazione che sta cambiando tempi e modi di lavoro (spesso a discapito dei lavoratori ndr). Ci sarebbe questo bisogno, ma vedo che tutto il dibattito è sul lavoro, magari con scarso orario e scarso reddito ma sulla creazione di posti di lavoro questa è l'emergenza. Affrontare il tema dei diritti sarebbe la vera necessità, ma l'urgenza è occupazionale".
La situazione del comprensorio del Cuoio che ha trovato, se ha avuto tempo di metterci mano quale è?
"Il comprensorio ha una sua storia, è capace di produrre reddito, è anche un po' un modello di ispiratore su tanti temi, dall'accoglienza alla capacità professionale, alla capacità imprenditoriale, poi ci sono punte negative come i pestaggi avvenuti alcuni mesi fa a discapito di lavoratori stranieri. Voglio sperare che questi eccessi negativi, inaccettabili e da combattere, siano comunque episodi sporadici, situazioni al limite che non rappresentano la situazione generale per quanto siano i sintomi malati di una situazione che è quella della precarietà c'è nella precarietà e dell'illegalità. Non ho ancora avuto modo di capire se la Cgil in questa vicenda si sia costituita parte civile, ma è certo che su temi come salute e sicurezza abbiamo ricevuto un vincolo dal congresso che è quello di costituirsi parte civile in tutte queste situazioni, perché per noi un lavoratore danneggiato rappresenta un danno per tutto il sindacato".
Sulla questione ambientale invece, visto che periodicamente nel Comprensorio torna ad essere un tema d'attualità?
"Il sindacato è un sindacato industrialista produttivo. Noi abbiamo sempre visto uno sviluppo a crescere ma abbiamo anche visto che questo poteva produrre danni ambientali o esportando i problemi ambientali o vedendoli esplodere a casa nostra. Il caso Seveso in Italia ha fatto scuola anche per il sindacato, quindi anche nel sindacato, negli anni la coscienza ambientale è cresciuta. Credo che il tema ambientale e quello dello sviluppo siano i due estremi del moto di un pendolo e che bisogna tenerlo in equilibrio tra sviluppo e sostenibilità infatti oggi si parla di sviluppo sostenibile. E' un impegno che ci dobbiamo assumere tutti, senza eccede nella visione industriale da un parte e senza eccedere nelle politiche ambientali dall'altra".
La Valdera viene da anni neri, un percorso difficile che ruota tutto intorno alla Piaggio. Lei ha avuto degli incarichi anche nella Fiom in passato. Oggi la Piaggio è un'immagine pallida ed evanescente di quella che è stata la sua storia. E il tema dei livelli occupazionali in Valdera si fa sentire. Secondo la Cgil cosa si più ancora fare?
"In Valdera non si può pensare di andare a colmare la perdita di posti di lavoro che si è creata nell'indotto Piaggio con una riconversione totale dei comparti produttivi. Bisogna tenere presente quella che è la vocazione di un territorio e le vocazioni vanno spinte e sostenute. Certo bisogna diversificare: su Firenze ho visto che negli anni la diversificazione, l'articolazione della manifattura può creare alle volte problemi, ma alla fine è una risorsa perché quando arriva la crisi qualcosa al territorio rimane sempre. Una città come Pisa e la sua provincia possono ambire a sviluppare altri indotti e diversificare, a cominciare dallo sfruttamento della vocazione turistica, però ci vogliono politiche un po' più accorte a livello nazionale ma anche da parte dei comuni nella gestione locale".
Come trascorrerà il primo maggio?
"Ho un appuntamento a Castelfranco di Sotto per il comizio del primo maggio (Primo maggio, Cuoio si incontra a Castelfranco e Fucecchio). Spero che questa giornata sia l'occasione di ripensare ai diritti e lo stato sociale, credo che sia un'occasione importante per ribadire anche a livello europeo che questi temi non possono essere trascurati e che sono fondamentali".

Gabriele Mori

Ultima modifica il Giovedì, 02 Maggio 2019 17:57

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