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Il Tartufo oltre i campanili: la cena unisce le sagre - Foto

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iyCon la consapevolezza che dividere è più semplice, San Miniato ha deciso di unire. Di superare i campanili, come hanno sottolineato il sindaco Simone Giglioli e l'assessore Elisa Montanelli, ma anche di mettere a sistema il tartufo di San Miniato e delle colline samminiatesi: alla cena a 10 mani (La cena a 10 mani apre la stagione del tartufo a tavola ) c'erano anche il sindaco di Palaia Marco Gherardini e quello di Montaione Paolo Pomponi. "Così abbiamo unito il tringolo del tartufo" ha detto. Tanto da indurre il presidente del consiglio regionale Eugenio Giani e l'assessore al turismo della Toscana Stefano Ciuffo a proporre uno stemma delle terre del tartufo, di questo cuore di Toscana. Il tartufo su uno stemma araldico è il suggerimento per l'edizione numero 50.

La cena delle sagre, a giudicare da applausi, piatti e sorrisi, è un esperimento riuscito di Mostra mercato diffusa: un'esperienza enogastronomica che attraversa il territorio comunale e che, nel frattempo, ne racconta le storie e le specificità. "In 20 giorni - ha sottolineato Simone Nieri per La Ruga -, siamo riusciti a mettere insieme la cena. Con l'aiuto dei produttori che ci hanno messo a disposizione i vini, la pasta, la carne e tutto quanto abbiamo servito". In una filiera che ricalca quella del tartufo dalla terra alla tavola: la ricerca, infatti, è esperienza tra le più solitarie, che crea un legame tutto speciale tra uomo e cane, soli nella natura. Il tartufo a tavola invece va condiviso, è una di quelle cose che si servono nelle occasioni speciali.
Come quella che ieri 24 settembre ha introdotto la stagione del Bianco di San Miniato. Non solo per la Mostra mercato di novembre, ma per tutti gli appuntamenti del territorio. Una cena che ha messo in cucina i cuochi di ogni sagra e che nei locali di San Francesco ha raccolto applausi e complimenti. Per il menu (aperitivi al tartufo curati dal tartufo al Pinocchio, carpaccio di manzo al tartufo bianco della Ruga, zuppa al tartufo bianco dell'associazione culturale di Corrazzano, tagliolini al tartufo bianco serviti al cartoccio dalle cuoche della Serra, scaloppine al tartufo bianco con erbette preparate dai volontari di Balconevisi, cantucci di Federico Gazzarrini, accompagnati dai vini dei Vignaioli di San Miniato) ma anche per lo spirito con il quale si sono messi in gioco e hanno lavorato insieme. Scoprendo, in qualche modo, ciascuno i segreti dell'altro, condividendo le ricette come in una vera famiglia.
"Impariamo ad avere amore per il territorio - ha detto l'assessore Ciuffo - che già questo ci garantisce la qualità. L'amore per il vostro territorio è evidente e la qualità l'abbiamo sentita stasera. Le nostre agende sono sempre piene, ma quando arrivano certi inviti a cena, le agende si liberano subito". Presenti anche il presidente di Geofor Daniele Fortini e la consigliera di amministrazione Valentina Pinori. "Siamo onorati di questo percorso di sostenibilità - ha detto Pinori - avviato nel segno di una Mostra Mercato plastic free ma soprattutto perché quest'anno ci sarà spazio per attività didattiche dedicate ai bambini. E anche qualcosa per gli adulti" perché fare una buona differenziata non è sempre facile, ma aiuta quel territorio che produce tartufo bianco solo se è sano.
"Stasera si sfata un minuto - ha detto il consigliere regionale Andrea Pieroni -. La mia nonna diceva che tanti cuochi guastano la cucina, ma stasera no: abbiamo apprezzato la qualità. Preservare il territorio è fondamentale e anche aiutare le manifestazioni che sono una leva importante per promuovere tutto ciò che il territorio offre. Ci accolliamo l'impegno perché sappiamo che è una leva decisiva".
"L'impegno - ha detto il consigliere regionale Antonio Mazzeo - è di continuare a essere vicino a chi si impegna per cercare, cucinare, promuovere il tartufo. Non sempre siamo stati all'altezza di aiutarvi: ci auguriamo di esserlo d'ora in poi".
"Siete un bell'esempio - per il presidente Giani - di come si possa lavorare insieme. Qui il lavoro di squadra sta portando i suoi effetti e San Miniato è la capitale toscana del tartufo. Che dà un valore identitario a San Miniato stessa".
Nascosti tra i tavoli c'erano tanti cavatori. Loro in genere sono schivi per natura, ma hanno sorriso ogni volta che qualcuno si è ricordato di ringraziarli o nominarli perché hanno fornito il tartufo bianco servito a tavola, il primo della stagione, ma anche perché sono loro i veri custodi della cultura del tartufo, che in cucina ci finisce soltanto, al termine di un affascinante cammino che inizia con la cura e la conoscenza della natura.

 

Elisa Venturi

Ultima modifica il Sabato, 28 Settembre 2019 17:44

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