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Fallimento del “Jobs Act” e precariato diffuso: il lavoro nell´Empolese Valdelsa per la Cgil

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La crisi morde meno di un tempo e l'Empolese reagisce meglio della Valdelsa, anche se l'uscita dal tunnel vede una crescita esponenziale del precariato. Questa in sintesi la fotografia che la Cgil di Empoli fa dello stato del lavoro nell'Unione del Comuni e più in generale dell'area fiorentina. “Dalla politica si sente spesso parlare di ripresa e situazioni positive. Molto probabilmente chi fa queste affermazioni non ha cognizione della situazione reale, anche su questo territorio. – afferma Sergio Luschi – C è grande difficoltà, magari disomogenea, ma c'è. Ed è la Valdelsa a pagare più di tutti”.

Fra le massime preoccupazioni del sindacato vi sono, nella medesima congiuntura, l'aumento dei lavori a termine e precari e la fine, in corso, di tutti gli sgravi e ammortizzatori sociali legati al Jobs Act. “Una volta finiti gli incentivi – continua Luschi – abbiamo visto una crescita esponenziale di assunzioni precarie. Ogni 5 assunzioni, 4 sono con contratti a tempo determinato, ciò è confermato anche dagli ultimi dati nazionali: su 940mila nuove assunzioni, 700mila sono a tempo determinato. Questo è un dato valido per il territorio, ma anche a livello regionale e rappresenta la certificazione del fallimento del Jobs Act. Collegato a tutto questo c è la partita sugli ammortizzatori. Indennità di mobilità e cassa in deroga non ci sono più, al loro posto è rimasta solo la Naspi che dura 24 mesi a diminuire. Questo sta creando gravi situazioni di disagio in larga parte del mondo del lavoro, anche nel nostro territorio”. Al centro del dibattere anche gli strumenti (pochi, secondo il sindacato) messi a disposizione per l'area dall'ultima legge di stabilità. "Si parla di alcuni vantaggi per le aree classificate a “crisi complessa” e per aziende definite strategiche e con centinaia di lavoratori. Tutto ciò non riguarda l'empolese, che non è in stato di crisi, né la Valdelsa, classificata come area a “crisi non complessa” – specifica Luschi insieme a Silvia Mozzorecchi, Giuseppe Dentato e Edmond Velaj della Filctem-Cgil, Silvano Pini (segretario SPI Empoli) e Maurizio Garofano della Fiom. – Ciononostante dobbiamo decidere il da farsi sul fronte dell'uscita, possibile, da una crisi che per adesso si è aggredita solo con palliativi. La gravità della situazione sta però nei numeri: se nel 2007, in periodo pre crisi, la disoccupazione in Toscana era al 4,4%, oggi è all'8,2% ed anche la fetta degli occupati è sempre più rappresentata da contratti atipici”.

Il caso VetroRevet 

In questo contesto certo non roseo tratteggiato dal sindacato, c'è però un'eccezione rappresentata dal caso della VetroRevet, importante realtà empolese del vetro recentemente acquisita al 51% dalla Zignago Vetro spa. Acquisizione che di fatto pone le basi per un grande progetto industriale che consente alla Toscana di realizzare concretamente un’economia circolare e a filiera corta, in un distretto che ha nel vetro un perno storico dell’economia locale: l’azienda gestirà e rilancerà infatti lo storico stabilimento di Empoli, con l’impegno di realizzarne uno nuovo entro i prossimi 4 anni. “La Zignago, a fronte di un'investimento annunciato di oltre 3milioni di euro, ha subito avuto con noi ottimi rapporti – ha dichiarato Silvia Mozzoccheri. – Ci siamo trovati di fronte un azienda che come primo punto di discussione ha avuto temi come ambiente, sicurezza, occupazione e questo ci rende molto fiduciosi”.

Lotta al precariato negli appalti e nel pubblico: il protocollo proposto dai sindacati

Una delle dimostrazioni di come l'empolese, più della Valdelsa, sia ancora una realtà in grado di ristrutturare e ricostruire nuovi assetti industriali sta anche nell'operazione Revet. Siamo ancora attrattivi per realtà esterne al comprensorio che nel comprensorio però vogliono investire, in virtù dell'affidabilità che dà con la sua storia e le sue professionalità – spiega Giuseppe Dentato. – Non sono più sostenibili le aziende a conduzione familiare e il nostro problema diventa quello di attrarre aziende che scommettono sul territorio e dobbiamo dar loro motivo di farlo. La crisi morde meno di un tempo, ma dobbiamo fare di tutto affiché se ne esca per una via che non sia fatta di precarietà”.

Su questo fronte si gioca il ruolo dei sindacati e della Cgil, che insieme a Cisl e Uil recentemente ha proposto alla Città Metropolitana un protocollo che prevede l'applicazione dei contratti nazionali e il mantenimento delle condizioni contrattuali precedenti, specie per quanto concerne gli appalti. “L'obbiettivo – spiega Luschi. – è impedire che, anche nel settore pubblico, si faccia un uso indiscriminato di appalti senza garanzie“. Fra gli esempi citati dai sindacalisti c'è quello della discarica di Montespertoli, la cui gestione è passata varie volt di mano in appalto prevalentemente a cooperative: “Realtà pubblica dove all'interno vi sono addetti che lavorano lì da oltre 10 anni e sono passati da un appalto all'altro vedendo peggiorare sempre più la loro condizione. Ancora oggi i contratti sono prevalentemente a tempo determinato, dopo anni”. "Il protocollo presentato ai comuni – continua Luschi - farebbe in modo che certe aziende e certi meccanismi non possano entrare nella concessione degli appalti pubblici”.

Nilo Di Modica

 

 

Ultima modifica il Venerdì, 22 Dicembre 2017 21:11

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