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Barone, il direttore della Normale, si dimette. Conti: “Abbiamo difeso la città e la sua eccellenza”

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Piazza-dei-CavalieriScuola Superiore Normale al sud si o no, questo è stato il dilemma degli ultimi mesi che ha visto contrapporsi e sovrapporsi il mondo accademico e quello politico. Mai prima d'ora si era formato un conflitto così aspro e un'ingerenza così marcata tra l'amministrazione comunale e la Scuola. Il contenzioso è giunto al termine, forse non nel migliore dei modi, con Vincenzo Barone, direttore della Normale che annuncia le dimissioni.

Da una parte Barone, che voleva la Scuola Superiore Normale Meridionale, questa la denominazione che era stata pensata, dall'altra la giunta leghista nella persona del sindaco Michele Conti che si è opposta all'esportazione di un'eccellenza tipicamente pisana. Tutto ha inizio nei primi giorni del dicembre scorso, quando la Camera dei deputati approva una mozione che prevede la nascita di una scuola di eccellenza nel capoluogo campano, alla Federico II di Napoli, sotto l'egida di Pisa. La Lega della città della torre pendente si oppone e cerca in tutti i modi di far cadere il progetto in modo da non duplicare l'eccellenza pisana. Alla fine, con il sì definitivo alla manovra, si sancisce la nascita di una scuola a Napoli, ma non afferente alla Scuola Normale. Questa "sconfitta", alimentata dal dissenso interno all'accademia, ha spinto il direttore alle dimissioni questa mattina durante la seduta del Senato accademico. Barone ha preferito le dimissioni volontarie piuttosto che un probabile voto di sfiducia da parte del Senato accademico, consapevole del malcontento che si era generato all'interno dell'istituto stesso. "Non ho nulla da commentare, d'ora in avanti penserò un po' di più alla mia salute – queste le parole dell'ex direttore della scuola di Palazzo della Carovana - appare evidente che le mie dimissioni da direttore siano inevitabili, come, peraltro, ho sempre riaffermato: non sono e non potrei mai essere un direttore che non cerchi di realizzare il mandato per cui è stato eletto. E il progetto di una Normale al sud ha sempre fatto parte del mio programma di mandato".
"La scuola così costruita - spiega Barone - doveva poi poggiarsi interamente sulle proprie gambe e camminare da sola: la Scuola Normale Superiore di Pisa doveva solo essere il miglior 'incubatore' possibile. Già l'articolo di legge approvato alla Camera dei Deputati non corrispondeva esattamente a questo progetto, ma soprattutto, la versione finale approvata il 30 dicembre scorso rappresenta un completo stravolgimento dell'idea iniziale, ricondotta all'ennesima scuola locale, filiazione di un'università madre e senza ne
ssuna autonomia". Infine, Barone sottolinea che "la mozione di sfiducia al direttore è stata introdotta da me per la prima volta nello statuto della scuola". Dal canto suo il sindaco di Pisa rimane sulle sue posizioni: "Non spetta a me commentare le scelte interne della Normale o del suo direttore che, a quanto si apprende, sarebbe dimissionario. La mia è stata una battaglia per la città di Pisa, troppo spesso in passato depauperata delle proprie eccellenze – continua Conti - la Normale è qui da 208 anni, rimane a Pisa continuando a portare avanti progetti di apertura e collaborazione con le università e con gli altri istituti di eccellenza. Auspico per la Scuola Normale che dopo questa vicenda il corpo docente, studenti e ricercatori sappiano ritrovare l'armonia necessaria per continuare a rappresentare quell'eccellenza che caratterizza l'ateneo in tutto il mondo".

 

Ultima modifica il Mercoledì, 09 Gennaio 2019 17:13

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