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Viaggio sulla Francigena fra barchini, musei e silenzio

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IMG 20190225 153248 PaduleIl cammino si fa camminando. E non occorre andare lontano: basta voltare l’angolo, osare il passo, cercare la propria strada. Anche in Padule, lungo i margini dell’area protetta.
Passo dopo passo, c’è un nuovo percorso da scoprire, una tappa alternativa alla 29 della Francigena, antica ma oggi poco usata, e che guarda l’acqua.

La via Francigena è infatti un fascio di sentieri, di tracce e piste battute nei secoli dal passaggio dei viandanti, caratterizzata da deviazioni che solitamente convergevano in corrispondenza di borghi e di ospitali dove trovare alloggio. Questo itinerario alternativo è in fase di studio e di approvazione dall’associazione Europea delle Vie Francigene.
È però intanto possibile scoprirlo da soli, in una qualsiasi giornata dell’anno, partendo da Altopascio per toccare Ponte Buggianese e scendere a Fucecchio, lungo vie d’acqua tra un ostello e l’altro, camminando, pedalando o navigando.
“Da anni la zona del Sibolla è oggetto di interventi di rivalutazione – ha spiegato il sindaco di Altopascio, Sara D’Ambrosio, durante la presentazione del percorso ai giornalisti, lunedì 25 febbraio nella sala del Grano di Altopascio - Nel 2011-2012 la Provincia di Lucca ha realizzato il centro visitatori che, dopo varie vicissitudini, dal 2016 è nuovamente aperto al pubblico. Si tratta di un’oasi sopravvissuta all’antropizzazione, soprattutto industriale. Questo progetto, che si basa su una rete di collaborazioni fra i Comuni di Lucca, Altopascio, Ponte Buggianese e Fucecchio, può oggi portare camminatori e pellegrini anche su questa strada, una strada dell’acqua”.
Già Altopascio, dove si trova un ostello da 11 posti a offerta libera per una sola notte, merita una visita al suo centro medievale con l’antico ospitale e la chiesa di San Jacopo sul cui campanile è inciso il simbolo dei cavalieri del Tau. Dopo essersi soffermati qui, il percorso segue la via dell’acqua fino alla riserva naturale, restandone ai margini per non disturbare la fauna, prosegue fino alla Dogana del Capannone di Ponte Buggianese, edificio mediceo dove a breve sarà aperto l’ostello già pronto e dove si trova un interessante Museo di storia locale dedicato in particolare all’eccidio del 23 agosto 1944, per seguire i canali con la possibilità di usare i tradizionali barchini per giungere, a piedi o in bici come si vuole, fino a Fucecchio.
“Tutto il percorso è fattibile a piedi e in bicicletta – specifica Daniel Toci, vicesindaco e assessore all’ambiente del Comune di Altopascio – lungo il rio del Mulino e poi il rio Sibolla fino a Ponte Buggianese. Si tratta di 27 chilometri, che potrebbero però variare in fase di approvazione. Grazie al progetto europeo Life abbiamo recuperato molto di una zona caratterizzata da una importante aggressione antropica, infestata sia dalla gaggìa, che aveva ridotto moltissimo l’area umida, sia dal gambero della Luisiana che desertificava il lago, abbattuto per il 70 per cento. Il percorso, per scelta, non è ad anello e resta ai margini della zona protetta per non disturbare la fauna”.
In questa area umida, la più grande in Italia, tutelata dalla convenzione internazionale di Ramsar (oltre che sito di interesse comunitario, Sic), e che sta tornando ad essere valorizzata, si sente la mattina il rumore delle Alzavole. “È come se il Sibolla fosse la camera da letto e il Padule di Fucecchio la sala da pranzo di tutta l’avifauna”, precisa Toci. Non per niente, la zona si è conservata perché, privata, è stata utilizzata per la caccia e, fuori dall’area protetta, lo è ancora.
Il Padule di Fucecchio ha un area che si estende per circa 2mila ettari ed è composta da due riserve naturali, Morette e Monaca Righetti, che occupano circa 230 ettari, oltre che da zone di protezione speciali (Zps).
In diversi momenti del percorso, durante il quale ha fatto capolino anche il presidente del consiglio regionale Eugenio Giani insieme al sindaco di Fucecchio Alessio Spinelli e all’assessore a cultura e turismo di Fucecchio, Daniele Cei, il sindaco di Ponte Buggianese Nicola Tesi ha parlato con trasporto dell’impegno profuso in questo genere di iniziative, e in particolare dell’azione di coordinamento e riunione di diverse realtà associative della zona per la promozione del territorio e per la rivitalizzazione della memoria dei luoghi e delle persone. Anche per questo, una volta giunti alla Dogana del Capannone, è stato possibile incontrare e parlare con Remo Mazzei e Oriano Cecchini che, bambini, sono sopravvissuti all’eccidio. “Si dimenticano tante cose nella vita, persino un matrimonio, ma non scorderò mai il viso del soldato mentre picchiava mio padre”, ha detto Mazzei. “Quello che più dispiace – gli ha fatto eco Cecchini – è che chi ci uccise, ammazzando famiglie intere (e sul cammino si incontrano molti cippi per ogni luogo di morte), fu aiutato da gente di qui”.
Se alla Dogana è possibile conoscere la storia del padule di Fucecchio, la strage, le persone, è perché la storia e il cammino sono luoghi di incontro, con se e con gli altri. Che quando arrivi alla fine non puoi mai essere come eri all’inizio.
Ed è proprio dopo la Dogana del Capannone che ha inizio uno dei tratti più poetici del viaggio, quello in barchino. Ci ha accompagnato il consigliere con delega al turismo di Ponte Buggianese Fulvio Rosellini, presente per tutto il press tour promosso dall’Aggregazione centro nord della Via Francigena Toscana, per spiegarne la particolarità e la bellezza. Queste piccole imbarcazioni sono condotte da volontari con esperienza, che utilizzano un “rampione” (o “stanga”), cioè un palo di legno leggero e lungo, dotato di un forcino a due denti in fondo.
L’acqua fruscia al passare del piccolo legno mentre si viaggia all’altezza delle radici dei giunchi, dell’erba, degli argini sabbiosi, respirando verde, svegliando voli di uccelli, superando casotti di pesca e piccoli approdi. Nel silenzio del padule rotto solo da qualche volo improvviso e dall’arrivo, in questi giorni di marzo e aprile, dei trampolieri.
Impossibile rimanere indifferenti a tanta silenziosa bellezza.
I barchini, guidati dal loro “padulino” (conducente esperto dei canali della zona), chiunque li può prendere prenotando all’associazioni Volpoca, che da febbraio a giugno organizza visite, anche in notturna. Servono a percorrere questa parte dell’antico percorso d’acqua che portava fino all’Arno, cioè parte del canale del Capannone fino al Porto di Salanova. Anche le bici, molto comode nel tratto successivo, si possono noleggiare da Cicloidea, e si possono usare durante le visite organizzate promosse dall’associazione Pedala in Padule.
Durante l’estate, il livello dell’acqua è troppo basso per consentire il passaggio. Il padule infatti, fino al Settecento è stato abbastanza integro, ma a partire dall’Ottocento, con un’opera di prosciugamento a scopo produttivo (coltivazioni anche di tabacco, di cui resta traccia nell’archeologia industriale delle “sigaraie” con li loro profilo “a basilica”), ha visto le vie dell’acqua ridursi e abbassarsi.
Oggi questa zona, grazie anche a iniziative come questa, sta riscoprendo la sua identità naturale. Anche perché le associazioni, le realtà imprenditoriali piccole e piccolissime, e soprattutto le persone, ci credono e ci stanno investendo.
Lo ha sottolineato Francesco Gazzetti, consigliere regionale con delega alla Francigena, insieme all’assessore a cultura, turismo e commercio di Altopascio, Martina Cagliari: “Questo progetto di valorizzazione del territorio – ha detto nella sala del Museo dedicato all’eccidio del Padule – ha insieme come obiettivo e partenza l’aggregazione dei Comuni e il protagonismo del territorio, per dare occasioni di relazione con e tra realtà diverse, a partire dall’associazionismo. La Francigena è del resto grande metafora di collegamento”. A questa promozione hanno infatti collaborato fattivamente i Comuni di Lucca, Altopascio, Ponte Buggianese e Fucecchio.
L’ultima tappa del percorso porta all’ostello di Ponte de Medici di Ponte a Cappiano, l’antica struttura nuovamente convertita all’ospitalità dei viandanti, già aperta e fruibile. Dove infine riposarsi.
Se si è alla ricerca del cammino che fa per voi è possibile visitare il sito delle Zone umide toscane.
Ecco i riferimenti alle associazioni che, sul territorio, possono guidare alla scoperta della strada: Volpoca (barchini Ponte Buggianese): Patrizio Zipoli 329.4340338, Il Padule (barchini Fucecchio), che gestisce il Casotto del Sordo, in via Porto della Stilla a Massarella (Fucecchio): Paolo Pellegrini 334.7099341, Pedala in Padule (noleggio e accompagnamento bici): Piero Pucci 345 0999857.
Per un approfondimento sul territorio si sono consultati i volumi Passato nostro. Vita, mestieri, costumi a Ponte Buggianese nella prima metà del Novecento, di Marco Borghini e Salvatore Cecchi, edito da Pacini Editore nel 2007 e, dello stesso editore, Le sigaraie del padule di Fucecchio di Marco Barghini, Salvatore Cecchi, Giovanni Chiavacci e Maria Rita Zanchi, messi a disposizione dagli organizzatori del tour.

 

Caminante, no hay camino,
se hace camino al andar.
Al andar se hace el camino,
y al volver la vista atrás
se ve la senda que nunca
se ha de volver a pisar.
Antonio Machado, Proverbios y cantares

Foto di Anna Benedetto

Anna Benedetto

Ultima modifica il Lunedì, 11 Marzo 2019 11:44

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