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Lo sport a S.Miniato tra PalaCarismi, piscine e Leporaia

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E' una lunga esperienza nel terzo settore, quella che ha portato David Spalletti, stibbiese doc, a diventare assessore alle politiche socio sanitarie, sport e associazionismo del comune di San Miniato. Classe '75, una compagna dalla quale ha avuto una figlia, un diploma di liceo, 15 anni da presidente del circolo Arci Monti di Stibbio passati appresso tanto alle attività sportive della frazione oltre che agli aspetti più culturali dell'associazione, fra i quali, in particolare, il cinema. Tutti elementi che ne fanno uno dei cardini dell'attuale giunta, nella quale porta col sociale anche deleghe delicate come quella all'accoglienza e all'integrazione, insieme a comunicazione, semplificazione, nuove tecnologie e lavoro.

Spalletti quale è la situazione dello sport e delle strutture sportive di San Miniato?
"
A San Miniato abbiamo la fortuna di avere una serie di impianti sportivi nei quali è possibile fare tanti sport, tra i più disparati. Abbiamo circa 17 impianti. Ad esempio il fatto che il comune abbia un crossodromo di proprietà è una cosa abbastanza singolare. Tutto questo deriva dalla nostra conformazione sociale e geografica: abbiamo tante frazioni e c'è necessità di avere punti di aggregazione sportiva. Poi naturalmente c'è anche una sensibilità sia delle associazioni che operano sul nostro territorio - anche grazie al lavoro che è stato fatto in questi anni - e c'è il lavoro della consulta dello sport, con la quale abbiamo portato avanti alcuni progetti e soprattutto per quanto riguarda la parte più sociale, penso abbiano dato alcuni frutti.
Naturalmente sono nate anche realtà interessanti, anche perché secondo me lo sport non è più lasciato al caso ma ci sono sempre più persone che hanno fatto dei percorsi di studio o professionali importanti e che operano in modo qualificato. Oggi in tutti gli sport non ci si improvvisa più.
Il vero problema dello sport è come si finanzia: purtroppo lo sport in Italia, fatta eccezione per la realtà del Coni o del mondo sportivo collegato alla parte olimpica, è lasciato alla buona volontà di tanti volontari. Negli ultimi anni le cose addirittura sono andate peggiorando. Se penso a come era la situazione quando ho cominciato a fare politica e la confronto con quella attuale, vedo una Regione che fa sempre meno mentre la Provincia non c'è più: in sette anni la situazione è peggiorata molto. La scelta strategica di San Miniato, che era stata fatta in tempi non sospetti, è stata quella di fare un ufficio sport con una persona dedicata allo sport che ha permesso di avere una collaborazione stretta con le associazioni, consentendo di fare i progetti nelle scuole. Il lavoro di una persona che si occupa solo di sport sicuramente ha fatto la differenza. Quest'anno - e lo presenteremo a breve - siamo riusciti a mettere in piedi un progetto di sport con le scuole dove si partirà dalle scuole materne e si arriverà a coinvolgere anche le scuole superiori. Ancora oggi infatti noto che quello che manca un po' è la cultura sportiva, sia dal punto di vista di benessere psicofisico e anche dal punto di vista sociale. Noi nello sport investiamo circa 35mila euro di sostegno alle attività estive, oltre, naturalmente, alla gestione degli impianti".
Quindi un lavoro attento nei confronti di molte realtà, ma sul campo sportivo di Leporaia, dove si allena la principale squadra di calcio del Comprensorio, continuano le polemiche. Perché?
"Il campo e il problema li abbiamo analizzati in più occasioni però pensare di giocare la Lega Pro lì è difficile, sia dal punto vista delle risorse economiche, sia anche forse per dove è collocato il campo sportivo e per le difficoltà di gestire in quella zona uno stadio per la Lega Pro, con le caratteristiche richieste dalla federazione. Anche perché gli standard della Lega Pro non sono così semplici da avvicinare e forse per la realtà di Ponte Egola sono eccessivi. Tremila posti seduti quando nella migliore delle ipotesi ho 6 o 700 persone a vedere la partita: mi sembra che si punti in alto per tenere i piccoli centri fuori dalla Lega Pro. Per noi un impianto del genere rischierebbe di essere una cattedrale nel deserto. Come forse lo è anche il Mannucci per Pontedera.
Sui lavori ci sono state un po' di problemi, però ora possiamo dire che i progetti e le risorse previste per il Leporaia verranno portati a termine facendo gli investimenti stabiliti. Gran parte sono arrivate grazie al contributo della Regione Toscana anche perché c'è stata un'attenzione nostra. Dopo la tribuna ci sarebbe bisogno di altri interventi per migliorare questo impianto sportivo ma servirebbero molte altre risorse".
Recentemente il sindaco ha annunciato che il comune a Fontevivo acquisterà dalla Carismi terreni e strutture. Tra queste c'è il PalaCarismi che ospita due società sportive importanti: l'Etrusca e la Folgore. Avete le risorse per gestire questo impianto?
"Questa era un'esigenza che spesso anche le società sportive ci avevano rappresentata. Un conto è avere rapporti con un'amministrazione comunale, tutt'altra faccenda è tenere contatti con la banca. Con i nuovi assetti della Carismi sarebbe sempre più difficile avere rapporti con l'istituto di credito.
Io l'ho detto in consiglio comunale: l'amministrazione comunale in quanto tale ha bisogno estremo di poter accedere a quell'impianto. Noi siamo stretti su tre impianti sportivi, figuriamoci se avessimo dovuto chiudere quella struttura. Attualmente c'è un comitato di gestione che per la palestra si fa carico dei costi di manutenzione ordinaria e anche della pulizia. C'è un progetto di manutenzione straordinaria fatto dalla banca che non è detto che debba essere realizzato e che, comunque, valuteremo nei prossimi anni. L'importante era mettere in sicurezza la struttura per assicurarla alla collettività: intanto così siamo sicuri che rimane nostro. Con il comitato di gestione, che poi è rappresentato da Folgore ed Etrusca, parleremo poi".
Da tempo si parla della piscina di Fontevivo con l'ipotesi di realizzare in quell'area il liceo. Si rischia che questa idea venga accantonata?
"La piscina non è che non la facciamo più, anche perché il progetto non è del Comune. C'è oggettivamente l'interesse da parte della Uisp che aveva ipotizzato di fare questo tipo di operazione. È un interveto che farebbe il privato, di sicuro in accordo con il Comune. Fare la piscina ha dei costi importanti e quindi va fatta una valutazione sulla gestione e sul potenziale ricettivo dal territorio. La volontà penso ci sia e quindi se ne sta ragionando. Ora bisognerà rivalutare la cosa alla luce anche di un polo scolastico: in questo caso bisognerà fare un ragionamento di insieme".
Altro settore di cui si occupa da anni è quello delle politiche sociali, in particolare sul fronte dell'immigrazione e delle politiche di accoglienza ha seguito vari progetti e assistito anche a passaggi storici nel microcosmo della Provincia di Pisa. San Miniato attualmente sembra essere, per quanto i giornalisti riescono a sapere, una della realtà meno problematiche. Ma, fuori dalle solite retoriche etiche, qual è la situazione reale?
"San Miniato attualmente ha solo 22 migranti arrivati in due anni e mezzo. Mi dispiace quando si cerca di semplificare un argomento così complesso ed epocale. Noi da fenomeni migratori ci siamo già passati e abbiamo assistito a vari tipi di migrazioni: dagli stranieri che arrivano per andare a lavorare in conceria a chi arrivava e arriva da situazioni di conflitto, dagli anni dei Balcani a quelli dei Paesi mediterranei. I numeri erano completamente diversi. Qui stimano che ci siano 60milioni di persone in cammino. Quando i fenomeni sono complessi è difficile gestire, l'unica cosa da fare è impegnarsi e cercare di governarli. I 35 euro che si spendono sono gli stessi soldi che, spesi nel Paese di origine, potrebbero avere un altro tipo di ricaduta. Il problema più grosso è la lungaggine dell'iter amministrativo per i riconoscimenti dei vari status, ma poi c'è un problema di tenuta nel momento in cui arriva il primo diniego alle richieste di asilo o allo status di rifugiato e tutti hanno la possibilità di fare ricorso e hanno bisogno di un avvocato. Poi, anche coloro che rimarranno su territorio con un permesso, c'è da capire come potranno inserirsi in un sistema dove comunque non è per niente facile trovare lavoro. Queste sono le cose che ci preoccupano come amministratori. Stiamo cercando di lavoraci come soggetti gestori. Noi cerchiamo di fargli fare in modo efficace e serio l'insegnamento della lingua. Inoltre credo che sia importante anche ipotizzare percorsi che gli insegnano a fare qualcosa. Questi spesso sono maschi giovanissimi adulti e diventa assurdo non provare a capire cosa facevano nel Paese di origine. Allora dobbiamo provare ad avviare percorsi virtuosi con i soggetti gestori e i soggetti del territorio, per fare in modo che chi avrà lo status di rifugiato possa in qualche modo provare a fare qualcosa. Noi abbiamo gestito fino ad oggi i migranti alla stregua dello Sprar, che nella nostra zona è un'esperienza decennale. Abbiamo fatto un tavolo di coordinamento con i comuni della società della salute e abbiamo voluto evitare fino ad oggi soggetti esterni, che si inventano nella gestione dell'accoglienza. Quello che conta non è solo il vitto e l'alloggio. Quello che serve è la mediazione culturale, la lingua, l'accompagnamento ai servizi. Tutto questo ti permette di avere un inserimento più accettabile e con meno problematiche, anche di ordine pubblico. Protagonista fino ad oggi è stata la società della salute e noi stiamo cercando dirottare il nostro impegno sul futuro di queste persone. Gli stranieri in queste condizioni vanno impiegati anche nei lavori sociali, fare attività gli serve a tenere il tempo impegnato. Secondo me il lavoro socialmente utile è necessario fosse solo per imparare l'italiano. Stiamo lavorando a un progetto con l'Auser che dovrebbe aiutare all'inserimento, cominciando dal comprendere i territori che li ospitano, il tessuto sociale, il lavoro, l'economia (una comprensione quindi antropologica del territroio che li ospita ndr)".
La crisi qui, secondo alcuni, si è fatta sentire meno che altrove. In realtà nei ceti sociali economicamente più vulnerabili, i problemi ci sono stati: tra le sue deleghe c'è anche quella alla casa. Che scenario si delinea per San Miniato?

"Sul territorio di San Miniato ci sono varie situazioni difficili, magari famiglie che hanno difficoltà a causa della crisi. Su questo bisognerebbe che la Regione Toscana facesse dei ragionamenti seri. Non si costruiscono più case popolari e non si cercano neppure soluzioni sul mercato. Noi abbiamo cercato di dare una risposta con un problema di tenuta sociale su un bene fondamentale che è la casa. Vediamo tanti sfratti, vediamo le espropriazioni. Quando sono arrivato al comune di San Miniato mi dicevano che gli sfratti non sapevano cosa fossero: non si erano viste situazioni di sfratto per cui si arrivava anche ad accumulare a un anno di morosità, gli unici rari sfratti magari erano perché il proprietario rivoleva la casa per altri motivi.
Negli ultimi anni abbiamo sfruttato il bando regionale nonostante le difficoltà procedurali. Alcuni casi però siamo riusciti a risolvere la situazione. Abbiamo gestito qualche decina di sfratti negli ultimi tempi: molti li abbiamo risolti ricorrendo l'alloggio sociale, a case popolari, o al canone concordato. Chi aveva immobili sfitti o invenduti ha provato ad utilizzare questo strumento anche se ultimamente registriamo una frenata di questo meccanismo. Noi stiamo cercando di lavorare con Domus sull'idea di accompagnare il proprietario che non si fida più. Ovvero Domus si interpone tra l'inquilino e il proprietario rendendosi garante e questo permette ai proprietari di avvalersi degli sgravi fiscali".

 Gabriele Mori

Ultima modifica il Venerdì, 24 Febbraio 2017 19:24

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