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Lupi a San Miniato, un allevatore: “Persi 14 capi nel 2018”

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lupoSe fino a qualche anno fa le apparizioni erano considerate una rarità, circondate quasi da un alone di leggenda, oggi la presenza dei lupi è tornata ad essere una costante, anche nelle valli e nei boschi del nostro territorio. Lo sanno bene gli allevatori, specie quelli delle campagne sanminiatesi, alle prese negli ultimi anni con un numero crescente di attacchi. Nasce da qui l'incontro organizzato per le 19 di domani sera (giovedì 12 luglio) dall'azienda agricola Romilda di Corazzano, che ha deciso di portare nel comune di San Miniato uno dei massimi esperti della lotta al predatore per eccellenza.

L'appuntamento, dal titolo "Come combattere il lupo senza ucciderlo", è ideato e voluto dal titolare della Romilda, Giovanni Cialdini, più volte paladino e portavoce (anche in maniera eclatante) degli interessi spesso inascoltati degli allevatori: impossibile non citare la contestazione ad Enrico Rossi, con tanto di secchiata di letame, durante un dibattito alla Festa dell'Unità del 2016. Adesso, nel mirino di Cialdini è finito un problema che, da tempo, non riguarda più soltanto i 'colleghi' del senese e del grossetano. "I lupi in questa zona ci sono eccome – spiega l'allevatore –. Io li ho visto personalmente con i miei occhi, due anni fa, mentre sbranavano le mie pecore senza che potessi far niente per aiutarle. Nel 2017, poi, ci sono stati momenti in cui ogni notte perdevo un animale, per un totale di una ventina di capi uccisi. Dall'inizio di quest'anno, invece, ne ho già persi 14". Ma le difficoltà degli allevatori, in realtà, sono legate soprattutto agli effetti psicologici che gli attacchi notturni producono nella testa di tutto il gregge. "Dopo gli ultimi attacchi ho provato qualche notte a dormire con le mie pecore – racconta Cialdini -: sono veramente terrorizzate, stressate, non si rilassano mai e praticamente non dormono. Così smettono di produrre latte, mentre quelle gravide finiscono per abortire".
Da qui la soluzione. Quella proposta da anni da Ezio Maria Romano, 56enne, piemontese, esperto di cinofilia, che dal 1999 seleziona e addestra in giro per il mondo appositi cani anti lupo, capaci di sviluppare un senso di gelosia (e quindi di protezione) verso il gregge che dissuade perfino i lupi dall'idea di avvicinarsi. Uno strumento che sembra aver risolto i problemi di molti allevatori, anche in Italia, e che adesso potrebbe arrivare pure nelle vallate del Valdarno. Un'occasione, dunque, per conoscere uno strumento nuovo e alternativo al classico e discusso fucile. Per chi deciderà di partecipare alla serata, inoltre, l'azienda agricola Romilda offrirà una cena al termine della discussione. Per maggiori informazioni è possibile contattare i numeri 348 65480065 e 347 1645938.

 

Giacomo Pelfer

Ultima modifica il Mercoledì, 11 Luglio 2018 20:21

Commenti   

 
0 # Maikol 2018-07-11 19:09
Il problema mio caro allevatore sono i cacciatori che si credano i salvatori della patria che uccidendo e invadendo i luoghi dove l'ungulato cresce, il lupo li evita poiché essendo schivo verso l'uomo, va a mangiare prede dove sa che l'uomo non può interferire. Fate smettete i cacciatori che da una parte uccidono gli ungulati e dall'altra li ingrassano aspettando il momento giusto. In quanti boschi oramai si vedono monti di mangime e pozze artificiali scavate in punti strategici. L'unico vero colpevole è il cacciatore sono loro che devono cessare di fare i loro comodi.
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