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Fondazione Zini, i no “Pregiudicano le attività”

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Federico ZiniNon è solo una questione nominale. E' chiaro, la quantità di documenti prodotti dagli enti toscani (comuni e consiglio regionale Qui) contro l'intitolazione di una fondazione a Federico Zini ha inciso in modo notevole. Ma nell'atto con cui il dirigente della Regione Toscana spiega di negare l'iscrizione della Fondazione nel registro regionale delle persone giuridiche c'è anche altro. Ci sono il numero dei membri del consiglio di amministrazione previsti e poi ci sono anche delle questioni rispetto al bilancio, secondo la Regione "non coerenti con le linee guida per la redazione dei bilanci di esercizio delle organizzazioni non profit". Cose che si potrebbero correggere, quindi.

Anche se probabilmente servirebbe a poco. Secondo la Conferenza dei servizi - deputata all'esame del procedimento di riconoscimento della personalità giuridica alla Fondazione, chiamata cioé a bilanciare gli interessi di tutte le parti -, il coro di no che ha salutato la nascita della fondazione che porta il nome di un assassino suicida "pregiudica irrimediabilmente anche le capacità della Fondazione di raggiungere i propri scopi". Perché "La denominazione Fondazione Federico Zini" è connotata da un "pregnante disvalore, che determina un vizio dell'atto di fondazione che ne impedisce il riconoscimento giuridico".
In altre parole, la decisa avversione espressa dalle comunità locali mette in evidenza le difficoltà cui la Fondazione andrebbe incontro nel raccogliere fondi per le proprie iniziative, nell'integrarsi nel tessuto sociale e nel creare le indispensabili sinergie con altri soggetti pubblici e privati. "Tale circostanza appare ulteriormente aggravata per effetto dell'assetto organizzativo prescelto (Fondazione di partecipazione)".
A chiedere il riconoscimento della personalità giuridica della Fondazione con sede a San Miniato nel registro regionale delle persone giuridiche, lo scorso 28 agosto, era stato Maurizio Zini in qualità di presidente e legale rappresentante. Nel fascicolo arrivato all'ufficio competente, ampio spazio hanno trovato gli atti e le prese di posizione delle amministrazioni, tanto che l'Ufficio ha dovuto rilevare "l'unanime avversione delle comunità toscane alla decisione di intitolare una fondazione all'autore dell'omicidio della ex compagna, avvenuto il 26 maggio 2018 a Prato (La cronaca), oltre che per la grave mancanza di rispetto verso la vittima e i suoi familiari, soprattutto in quanto l'iniziativa appare contraria all'interesse generale al contrasto alla violenza verso le donne, come dimostrato anche dalle numerose spontanee iniziative di raccolta firme. Emerge quindi con evidenza il sentimento di condanna verso l'intitolazione di una fondazione all'autore di un gravissimo delitto contro una donna, anche per il significato ambiguo sotteso all'iniziativa, che punta a giustificare o a riabilitare chi ha commesso un femminicidio".
La Conferenza dei servizi quindi, comprendendo la "volontà espressa dal Fondatore rispetto agli interessi pubblici coinvolti, ritiene meritevole di prevalente tutela l'interesse generale al contrasto alla violenza di genere, oggetto di evidente pregiudizio derivante dall'intitolazione della fondazione all'autore di una efferata violenza contro una donna. Infatti, la denominazione di una Fondazione non è solo una mera modalità identificativa per un organismo orientato a destinare un patrimonio ad uno scopo ritenuto socialmente utile, è un elemento essenziale alla costituzione e alla vita della Fondazione che la proietta nella realtà storica in cui essa va ad operare. Se l'intitolazione della Fondazione al proprio familiare rappresenta pur sempre per la famiglia che ne assume l'iniziativa, una cara memoria, non può dirsi meno vero che - nel caso in specie - tale intitolazione solleva, all'opposto, la memoria di un terribile dramma umano". Con la conseguenza che "La finalità propria della fondazione, pur essendo oggettivamente meritevole di tutela giuridica, rimane tuttavia collegata all'intitolazione personale della denominazione che la identifica. Tale denominazione – nel sollevare evidenti sentimenti di sdegno – finisce per offuscarne gli scopi e, ingenerando confusione, reca pregiudizio all'effettiva portata operativa della Fondazione".
Le reazioni
"Anche il dolore della famiglia di Federico va rispettato - spiegano la vice capogruppo Pd Monia Monni e le consigliere Ilaria Bugetti e Alessandra Nardini -, è ovvio, ma il terribile gesto non lo si assolve con buoni propositi, rimane per com'è stato e non sono ammissibili fraintendimenti. La Toscana è una regione che fa della lotta alla violenza di genere un punto di forza, fondando le proprie politiche su un approccio che è anzitutto culturale e che mette al centro la donna vittima di violenza, senza alcun tipo di distinguo o sfumatura. Con questa decisione, dunque, la giunta ha dato seguito all'indirizzo tracciato dalla mozione approvata in aula e ha accolto l'appello di tantissimi cittadini che sin dal momento in cui è stata resa pubblica l'intenzione l'intenzione di intitolare la Fondazione a Federico Zini si sono schierati con fermezza per il no, sottoscrivendo la petizione che noi stesse abbiamo sostenuto".

 

 

Ultima modifica il Martedì, 05 Febbraio 2019 21:25

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