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Il Cuoio in marcia a sostegno della Sea Watch

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di Nilo Di Modica

La notizia della mancata convalida all'arresto di Carola Rakete li ha raggiunti mentre erano già in presidio, in oltre 200, ai Giardini Bucalossi. Una solidarietà che il Comitato per i Diritti Umani del Comprensorio del Cuoio ha voluto esprimere a sostegno della "capitana" della Sea Watch 3 ieri sera contro "la cultura dell'intolleranza". Presenti le tante sigle della sinistra locale e di varie associazioni, a cominciare da Arci, Libera, Anpi, Cgil e Movimento Shalom oltre a numerosi esponenti della politica locale come i sindaci di Montopoli, San Miniato e Santa Croce, oltre che amministratori di altri comuni come Castelfranco. Un folto gruppo che dopo alcune letture sul tema si sono dirette in silenzioso corteo verso Piazza del Popolo, dove la manifestazione si è conclusa con gli interventi del sindaco Simone Giglioli e di don Andrea Cristiani.

 “E' il nostro primo appuntamento dopo il 27 aprile e dopo la nostra marcia per i Diritti Umani – ha dichiarato Mauro Giani, dell'associazione Popoli Uniti di Fucecchio – Ben 51 associaizoni in quell'occasione dettero la loro adesione e circa mille  persone marciarono partendo in due blocchi diversi per convergere a San Romano, dove vi furono numerosi interventi. Da quella magnifica esperienza e da quella volontà di reagire all'indifferenza siamo nati ed oggi siamo qui”.

“Quelli che arrivano da noi sono la minoranza. Sappiamo cosa succede in mare, sappiamo poco o facciamo finta di non sapere cosa succede in Libia, ma non sappiamo nulla di cosa avviene prima, a tutti gli altri – ha invece esordito il giovane avvocato Vieri Martini. – Siamo qui per ribadire purtroppo una cosa banale, ovvero che questa ragazza, Carola, ha semplicemente adempiuto ad un dovere, quello di salvare delle vite umane, portandole nel più vicino porto sicuro, in pieno rispetto di quelle leggi del mare che sono leggi sovranazionali. Leggi come la convenzione di Amburgo, che hanno il compito di proteggere le persone indipendentemente dai singoli governi in carica. Al di la di come la si pensi politicamente, ci sono dei principi inviolabili, come anche quelli della nostra Costituzione, che vanno oltre il braccio di ferro dei giochi di potere”.

Sono poi seguite numerose letture, di vari autori, a tema solidarietà e disobbedienza civile, a cui si sono aggiunti vari interventi delle associazioni aderenti al Comitato, come Spi-Cgil rappresentato da Gennaro Andreozzi, l'Anpi ed altri, fra cui anche la locale associazione del Moti Carbonari, la cui esponente Anna Braschi ha voluto portare una commossa testimonianza diretta di uno dei tanti progetti di cooperazione e solidarietà di cui sono capaci le associaizoni. “Il lavoro della nostra associazione, quando è iniziato intorno all'idea di riaprire i vicoli carbonari sanminiatesi, ha visto un ragazzo senegalese darci una mano. E' stata un'esperienza bellissima – ha detto, al microfono. – Oggi con noi collaborano tanti ragazzi e ragazze da tutto il mondo. Segno che l'integrazione è qualcosa che dà i suoi frutti se ruota attorno ad un idea, ad un lavoro da fare insieme. Solidarietà e accoglienza sono anche questo”.

Molti, poi, gli interventi dal tenore più internazionale, che hanno voluto sottolineare il nesso inalienabile fra immigrazione, colonialismi e guerra. “Dobbiamo andare fra la gente e spiegare le cause e le ragioni di chi fugge da quei paese – ha detto Francesco Taddei, pezzo di storia della sinistra fucecchiese. – Continuare ad aggredire quei paesi, depredandoli di tutto e pretendere che non fuggano non sta in piedi. Solo facendo capire queste cose alle persone sarà possibile ricreare quella sensibilità necessaria ad un mondo di civilità e umanità”.

A chudere la manifestazione alla fine del corteo, che dai Giardini Bucalossi è arrivato fino a Piazza del Popolo, ci hanno pensato poi il sindaco Simone Giglioli e don Andrea Cristiani, fondatore del Movimento Shalom. “Siamo di fronte ad un braccio di ferro voluto da un Ministro solo per sciacallaggio puro, sulla pelle delle persone, quarantadue ragazzi nati dalla parte sbagliata del Mediterraneo – ha detto il primo cittadino. – Segno di dove è riuscita ad arrivare la politica oggi, che mette a rischio la vita umana per dire 'abbiamo un porto chiuso' e lucrare voti. Invece dobbiamo ribadire forte e chiaro un messaggio semplice ma fondamentale: salvare vite in mare non può essere considerato un crimine”.

“Se scendere in piazza e gridare in favore della solidarietà è da comunista, io sono un grande comunista qui stasera – sono, invece, le parole di don Andrea Cristiani. – Mi rammarica solo che qui, stasera, non siano venuti coloro che la pensano diversamente da noi, il confronto oramai ci fa paura. E non posso pensare che l'Italia, con la sua storia grandiosa, per un pugno di migranti possa essere diventate razzista ed intollerante“. Parole che Cristiani ha voluto corredare di quella sensibilità che forse solo le missioni dello Shalom possono generare. “Non si può gridare solo accoglienza, senza responsabilità, dobbiamo scardinare le cause di questa 'novità' delle migrazioni che sembra prenderci tutti alla sprovvista – ha concluso. – E' venuto il momento di chiedersi a cosa porti una globalizzazione delle sole armi e della sola finanza e che genere di macchina abbia prodotto l'80% dell'umanità affamata”.

Ultima modifica il Mercoledì, 03 Luglio 2019 16:51

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