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Ex Gozzini, ecco i progetti per il futuro - Ft e Vd

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di Nilo Di Modica

“Da via del Cipresso, dove abitavo, si sentiva la sirena tutti i giorni”. C'è un filo di nostalgia in ogni buon santacrocese quando si pensa alla ex-Gozzini, la stessa che si riscontra nelle parole della sindaca Giulia Deidda, proprio nei giorni in cui l'amministrazione si appresta a chiudere l'ultima fase, la terza, della lunga opera di bonifica dell'ex area industriale e di rimozione dell'amianto.

Lavoro immane che dice molto della santa croce che fu, ma anche di quella che sarà e potrebbe essere. In un momento in cui urbanisti ed architetti di mezzo mondo riflettono sul recupero delle ormai ex zone industriali, un po' ovunque lasciate in abbandono: quando a causa della crisi, quando per dislocazione dei settori produttivi. Ed in una fase in cui il pubblico inevitabilmente si trova, per la pubblica sicurezza, a togliere le castagne dal fuoco al dominio del settore privato. Un po' come avvenuto proprio nel caso della “cittadella Gozzini”, grande compleso di vari edifici che dal 2014 sono al centro di un progetto di riqualificazione urbana e bonifica ambientale. Che giungerà alla fine entro l'anno in corso. 

 

 

La bonifica
“Una bella soddisfazione” la definisce la sindaca Giulia Deidda, che guardando i resti dell'enorme immobile che costeggia tutta via Curtatone e Montanara, residuo di una gloriosa storia industriale ormai relegata in altre aree della città, dice: “si configura come uno degli impegni politici più importanti di questa giunta”. Circa 150mila euro per completare le fasi uno e due, in cui i quasi 12.600 metri quadri in amianto sono stati eliminati e smaltiti progressivamente a partire dalle porzioni più esterne dell'area, quelle più vicine alle case attigue, fino all'ultimo investimento: altri 140mila euro per l'ultima bonifica, quella degli edifici più interni. Lavori che anche in questi giorni sono eseguiti dalla ditta Ideal Montaggi Srl, di Altopascio, sotto la direzione dell’ingegnere Dario Pagni, con un gran via vai di addetti in tuta di protezione: si spezza l'amianto e si stocca. “Un lavoro non urgente, per il quale l'Asl non a caso non ci aveva imposto tempistiche strette – racconta Deidda, riferendosi al fatto che l'eternit, se non si sfalda e non si rompe, non è considerato un pericolo imminente – Ma che rappresentava certo un pericolo potenziale che prima o poi sarebbe ricaduto sulla popolazione e sul quartiere”. Di qui, ormai 4 anni fa, anche su pressione di un comitato di cittadini che da anni di batte per la bonifica, l'avvio del progetto di bonifica in tre fasi di concordo con la Regione Toscana, che ha selezionato il tutto fra i 40 progetti a livello regionale da seguire.

 

 

La storia
Fondata nel 1903 da Emilio Gozzini e dal figlio Paolo, la Gozzini nacque come bottega artigiana di falegnameria dove si costruiscono botti per il vino e attrezzi agricoli vari. L´attività conciaria era già presente nel Paese, ma conservava ancora le carenze ed i limiti di una attività artigianale tramandata per generazioni. Ben presto però appaiono i primi bottali che migliorano ed accelerano il processo conciario ed anche Gozzini ne costruisce alcuni: i primi saranno venduti nel 1906, quando la denominazione sociale dell'azienda cambia. Accanto al reparto di falegnameria si sviluppa in modo particolare l'officina meccanica a seguito delle richieste per macchinario bellico. Dopo la seconda guerra mondiale con la crescente ripresa delle attività produttive, nascono nuove concerie, si sviluppano e si ampliano le esistenti, si diversifica la produzione con il passaggio dalla concia al vegetale a quella al cromo. Vengono progettate e realizzate nuove macchine e la ditta offre una vasta gamma di prodotti che ricopre la quasi totalità delle fasi di lavoro. Negli anni 60, periodo del boom economico, l´azienda vive un momento particolarmente fiorente. Viene potenziato il settore commerciale, si creano punti vendita in vari paesi del mondo. Negli anni '90 poi il lento declino del sito industriale, che segue un destino separato dal marchio, che nel frattempo viene rilevato.

 

 

Lo stato delle cose, non solo alla Gozzini
Vari fabbricati, varie strade coinvolte: praticamente un intero quartiere. Un'area che già dalle desolanti immagini che concedono i cancelli arrugginiti, dalla strada, non sembra neppure aver ospitato in passato centinaia di operai. Stimata a base d'asta a 2,3 milioni di euro nel 2016, l'ultima volta alcuni mesi fa il tutto era sceso sotto i due milioni. Esito: deserta. Uno stato purtroppo comune a molti altri fabbricati in giro per la capitale del distretto conciario. Vestigia gloriose del grande sviluppo economico di un tempo, divenute ormai un'eredità ingombrante in mezzo al tessuto urbano della cittadina del Cuoio, sono ancora tante le concerie dismesse in attesa di conoscere il proprio destino, rimaste vuote dopo il trasferimento delle aziende nella nuova zona industriale: un processo avviato dal 1995 per separare la Santa Croce residenziale da quella produttiva e che ormai può dirsi di fatto concluso.

 

 

Il futuro
Costo dell'intera operazione per l'area Gozzini: circa 300mila euro. Soldi che il comune spera di recuperare un giorno dalla vendita all'asta dell'area, per la quale il regolamento urbanistico prevede una futura destinazione direzionale, residenziale ed in parte anche commerciale. Ma non solo. “Sarà necessario fare una riflessione su un eventuale alleggerimento dell'area, magari con la creazione anche di alcune parti a verde – dice la sindaca. – Quest'area ha bisogno di una nuova vita: siamo chiaramente in un terreno di connessione, a due passi ci sono l'Arno, la piscina, il centro storico, le scuole medie.

 

 

Lo sviluppo del quartiere passa inevitabilmente da qui”. A dare man forte a possibili alleggerimenti dell'area dai tantissimi volumi che vi insistono, viene anche la possibilità, concessa in casi come quello dell'area ex Gozzini, di una perequazione urbanistica, stumento che permette ai comuni di trasferire i diritti edificatori da un'area ad un'altra. “Stumento formidabile – continua Deidda. – Che dovrà comunque essere utilizzato di concordo con chi si prenderà questo spazio. La nostra porta è sempre stata aperta a tutti gli attori che fino ad ora si sono affacciati per parlare del futuro di questo quartiere. Si tratta di un risultato importante che testimonia come questa amministrazione abbia lavorato concretamente per tutelare la salute e la sicurezza pubblica, intervenendo senza indugi anche in casi complessi come questo che ricordiamo essere un’area privata sottoposta a procedura fallimentare”.

 

Ultima modifica il Giovedì, 20 Settembre 2018 08:41

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