S.Miniato frazione di S.Croce e Spinelli assegna le deleghe

La domanda viene spontanea: moriremo tutti santacrocesi? Per l’istituto di programmazione economica della Toscana l’Irpet, la risposta è sì.

Non che ci sia qualcosa di male, ma in una regione culla delle faide di comune, sarà difficile far digerire ai samminiatesi che devono diventare santacrocesi e ai fuchecchiesi che staranno sotto lo stesso cappello dei samminiatesi. L’idea dell’istituto regionale è semplice: in Toscana ci sono 279 comuni, bisogna ridurre il numero a 50 e per il Valdarno inferiore, da Firenze, si sono inventati il comune unico di Santa Croce sull’Arno che racchiuderebbe 7 degli attuali municipi: oltre a Santa Croce sull’Arno, Castelfranco di Sotto, San Miniato, Montopoli in Valdarno, Santa Maria a Monte, Fucecchio e Cerreto Guidi. Poi, a est, ci sarebbe il comune unico di Empoli e più a ovest quello di Pontedera, a nord il comune della piana di Lucca.
La geografia del nuovo comune unico
Un comune unico che andrebbe dalle Cerbaie fino alle propaggini della Val d’Elsa: un territorio da 140mila abitanti con un’estensione di oltre 300 chilometri quadrati a cavallo dell’Arno che, sulla direttrice nord sud, avrebbe una lunghezza di circa 21 chilometri e su quella est ovest circa 20: da Orentano e Villa Campanile fino a Corazzano, da Santa Maria a Monte fino a Cerreto Guidi.
Una bella sforbiciata a sindaci, municipi, assessori, consigli comunali e tutte quella figure che verrebbero ad essere doppie, ma soprattutto un processo che dovrebbe portare verso una razionalizzazione funzionale dei territori, sulla base dei cambiamenti e delle modifiche che si sono verificate nel corso del tempo. L’Irpet infatti tiene conto in questa ipotesi di vari fattori: mobilità delle persone, rapporti economici, corridoi commerciali solo per dirne alcuni. E qui un comune denominatore tutto sommato ci sarebbe, ovvero l’indotto conciario. Più penalizzati in un processo di centralizzazione di questo tipo forse risulterebbero gli ultimi della fila, i territori e le frazioni più lontane dal fulcro del sistema amministrativo ed economico del Valdarno, come Villa Campanile (forse più lucchese che pisana) o Corazzano già ora distante geograficamente, dal suo centro amministrativo il comune di San Miniato.

 

I sindaci
La questione non ha mancato di suscitare reazioni tra i sindaci. Il primo a intervenire, non senza un po’ di perplessità, è stato Gabriele Toti che la butta subito in politica e dice: “Sicuramente una bella sfida, in un quadro istituzionale che sta cambiando velocemente. Certamente vanno salvaguardate le particolarità tipiche dei nostri territori, ma la sfida di modifica degli attuali confini comunali può essere sicuramente colta. Da subito c’è la possibilità di un segnale. La Regione ha messo mano alla riforma sanitaria e poi toccherà alle Società della Salute: questo territorio sia indicato da subito come una delle future Società della Salute. Altrimenti rischiano di essere solamente studi fini a se stessi… o discorsi al vento”.
Il più critico sul progetto è Vittorio Gabbanini il sindaco di San Miniato non è l’idea di unione o fusione, ma perché San Miniato deve essere la capitale di questo territorio: “Sono favorevole come sempre all’unione dei comuni, questa specialmente, se poi si va verso una fusione, io sono molto favorevole anche se forse noi potremmo andare avanti da soli, perché San Miniato è particolarmente esteso. Poi sono un po’ meravigliato che Santa Croce sarebbe il fulcro centrale di questa unione o comune unico. Su questo non sono d’accordo per la qualità della vita, per i servizi, compresi quelli scolastici, l’ambiente, il buon vivere che caratterizza San Miniato. Come dice il mio programma elettorale, San Miniato è capitale. Questa fusione non può non prendere in considerazione che la capitale naturale del comprensorio è San Miniato, fosse solo per la storia e le tradizioni del nostro comune. Vorrei sapere da dove l’Irpet ha tirato fuori l’dea di rendere Santa Croce capitale di questo ipotetico territorio. Santa Croce è importante, ma non scordiamoci che anche economicamente, il primo produttore di una vasta gamma di cuoio non è Santa Croce, ma Ponte a Egola, come ad esempio nel caso del cuoio trattato al naturale. Quindi l’ipotesi di rendere Santa Croce capoluogo mi trova parecchio perplesso”.
Perplessa anche Ilaria Parrella più che altro per le dimensioni: “Noi siamo venuti via dalla Valdera perché il nostro problema è che siamo territorio a cavallo dei due comprensori e quindi abbiamo degli interessi rivolti verso Pontedera e altri verso il Valdarno. Sul comune unico del Valdarno così grosso, nutro delle perplessità. La dimensione giusta di un comune quella attuale 12-13mila abitanti. Certo, dal punto di vista economico, noi abbiamo molti legami con il Valdarno e il Cuoio è veramente un comune unico per l’attività conciaria e per molti aspetti economici siamo più legati a loro. Le nostre scarpe sono più affini al Cuoio, che non ai mobili di Ponsacco. L’unica cosa che reputo interessante è organizzare dei servizi insieme con gli altri comuni. Ma solo alcuni perché per altri una realtà così grande sarebbe ingestibile dal punto di vista dei servizi e soprattutto si perderebbe la centralità del cittadino. Poi – commenta in modo ironico – è inutile sfare le province se si fanno i comuni così grandi”.
Giulia Deidda invece si è detta favorevole all’idea: “Che si debbano superare campanilismi e parzialità è indubbio. Ed è molto importante che la Regione Toscana cominci concretamente a pensare un’ipotesi di alternativa – commenta la sindaco di Santa Croce Sull’Arno Giulia Deidda. – E’ qualcosa di molto sentito anche dagli amministratori. Io stessa, ormai, tutte le volte che devo prendere una decisione non posso fare a meno di guardarmi intorno, perché pensare dentro i propri confini vuol dire inevitabilmente avere solo una visione parziale del territorio e dei suoi bisogni”. “Ciò che però la Regione e tutti gli enti interessati devono avere bene in testa è che tutto questo processo, a mio avviso assolutamente positivo, non potrà che partire dal basso. Non si passa da un comune da 15mila abitanti a più di 100mila senza porsi il problema di come presidiare il territorio, né di come dare spazi di intervento ai territori che si ritroveranno ai margini di questi grandi centri o trovare un ruolo ai rappresentanti dei comuni fusi. Ci vorranno formule nuove, qualcosa come le municipalità di Roma o comunque qualcosa di simile”.

Per Alessio Spinelli, “Questa è una bella occasione: facciamo parte dell’Unione dei comuni dell’Empolese Valdelsa, ma per storia, economia, ambiente, siamo da sempre affini al comprensorio del Cuoio. La stessa Regione ci inserisce insieme a quei comuni nei progetti europei e adesso che siamo anche nello stesso collegio elettorale, questa scelta avrebbe un senso”. Cuoio, depurazione, Cerbaie, valle dell’Arno, flussi viari sono alcuni dei temi che Spinelli individua come comuni, specie perché “l’unico confine è quello segnato dalle province, che ora vanno scomparendo, aprendo la strada a un ragionamento comune. Ora si comincia a parlare di qualcosa che si compirà tra anni, ma io sono favorevole al comune unico”. Che non immagina, però, come una Santa Croce capitale del Cuoio e tutti gli altri a fare da frazione. “Credo che sia stata indicata Santa Croce perché è baricentrica, ma il comune deve diventare del Valdarno Inferiore, dove i municipi, come fossero grandi assessorati, si occupino di macroaree, con una guida politica definita da una sola giunta. Penso, per esempio, alla delega ambientale a Santa Croce, urbanistica a San Miniato, turismo e cultura a Fucecchio. Io credo che sia arrivato il momento di pensare a come migliorare i servizi, ottimizzando il personale, che potrebbe essere utilizzato per potenziare altri servizi. I campanilismi possono andare bene, ma solo se si parla di tradizioni locali”.

Gabriele Mori

 

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