Cgil sulla Piaggio: “Puntare sulla qualità per avere imprese produttive”

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“Bisogna che si persegua la via alta dello sviluppo, che nelle aziende in Italia venga alzata di un gradino la qualità del prodotto, perché pensiamo che sia questa la fase in cui si determineranno le condizioni future per poter tornare ad avere stabilimenti pienamente produttivi. Bisogna confrontarci su un chiaro piano industriale del gruppo in Italia per creare le prospettive di ripresa future all’interno di un sistema di gruppo di un’impresa ormai globale”. Ne è convinto Massimo Braccini, coordinatore nazionale Fiom gruppo Piaggio, dopo mesi in cui la situazione del gruppo Piaggio in Italia è finita sotto la lente, dal punto di vista di occupazione, indotto, organizzazione del lavoro e gestione degli ammortizzatori sociali.

“Abbiamo coinvolto anche i lavoratori di tutto il gruppo – spiega – attraverso uno specifico questionario che ci ha permesso di fare una concreta analisi sulle condizioni reali di vita e di lavoro che pubblicheremo a breve. I dati pubblicati dall’azienda mettono in evidenza che la Piaggio si rafforza sul mercato in Europa, cresce il fatturato e cala il debito, ma nello stesso tempo notiamo che le vendite in Asia diminuiscono e la redditività non appare positiva. I dati però vanno visti in rapporto a quali riferimenti, anche perchè seppur vi sia qualche lieve segnale, non si può parlare di ripresa. Ci fa piacere che siano evidenziati investimenti e nuovi modelli di scooter, moto, bici elettriche innovative e studi specifici per capire la mobilità del futuro ed a Pontedera a breve sia ultimato lo stabilimento robotizzato di verniciatura. Tuttavia, permane un cospicuo e preoccupante utilizzo degli ammortizzatori sociali negli stabilimenti Piaggio e Aprilia e molti modelli ormai sono prodotti in Cina, Vietnam e India. Quote di utili vengono comunque distribuite agli azionisti mentre vi sarebbe la necessità di concentrare ulteriori investimenti sulla struttura industriale in Italia dove negli stabilimenti permane una incertezza dovuta anche alla mancanza di sviluppo di nuovi modelli nei reparti Sperimentale. Vi è necessità di produrre nuovi modelli negli stabilimenti italiani, investire ulteriormente sugli impianti, in tecnologia e formazione dei lavoratori per tornare a saturare gli impianti. Non crediamo che si possano creare le prospettive in Italia se vi è la continua ricerca dell’abbassamento dei costi”.

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