“Ponte a Egola e dintorni”, un romanzo sul cuoio che fu foto

E’ una Ponte a Egola ben viva ancora nei ricordi di molti suoi protagonisti in carne ed ossa quella immortalata dal libro, recentemente rieditato da Albatros, di Renzo Matteoli: Ponte a Egola e dintorni. Prima opera di questo sanminiatese doc, classe ’54, con una laurea in giurisprudenza ed un’avviata agenzia immobiliare, che il prossimo 9 febbraio sarà protagonista anche sullo spazio dedicato ai libri di Sky Radio, dopo un passaggio, e scusate se è poco, anche al Festival del Libro di Torino. 

Storia di cuoio e di provincia quella di Matteoli, di un centro di poco più di cinquemila anime che ormai, negli anni ’80 in cui si sviluppa la storia, sfavilla da oltre un ventennio in un settore, la concia, che forse ancora non sa cosa l’attende: quel’era post-industriale dai contorni ben vividi nell’immaginazione del protagonista, Lorenzo. Il “figlio del barbiere” fattosi avvocato, incastrato in un contesto culturale stretto ideologicamente in un marxismo che “non funziona più”, eppure così curioso all’atto pratico, riverso in una liturgia che in quel pezzo di mondo vede artigiani ed operai, compagni duri e puri e imprenditori avere come riferimento, comunque, la Casa del Popolo. Un affresco fatto di ascese sociali quasi impreviste, proprietari di concerie in affanno solo al raffronto con le sfide del futuro, un commercio che guarda al mondo intero eppure si sviluppa in un contesto in tutto e per tutto provinciale: rivalità e invidie personali, dinamiche di paese, egoismi spregiudicati, amori immaturi, guitti (che restan guitti) balzati all’onore di alte cariche grazie al potere della politica e tanta, tanta burocrazia. Elementi di uno “studio” antropologico di quella Toscana che rappresenta indubbiamente uno dei punti forti del libro, specie per il modo deltutto armonico in cui vicende e personaggi di lì riescono ad emergere, quel che basta, senza dilungarsi in trite descrizioni ma neppure calando il tutto dall’alto, dalla penna dell’autore che si muove in scioltezza, asciutto e implacabile. In tutto questo la storia di Lorenzo, dei suoi nuovi amori e di quelli recidivi, e di quel sogno in un cassetto che solo potrebbe fare la differenza per l’organizzazione industriale dell’epoca.  Una storia senza tempo, di giovani che sfidano l’epoca, che nel caso specifico avrà bisogno di un grosso finanziamento e di un piano, sgangherato quanto spregiudicato, per ottenerlo. Vicende nel cui sviluppo Matteoli regala delle perle tutte da godere, con contesti e ambienti che, peraltro, riecheggiano anche nel suo secondo libro, scritto alcuni anni fa per Ibiskos, Tragico suicidio di un imprenditore cattolico, in cui la vena “magico-realistica” a cui si ispira forse viene fuori in modo ancor più palese. Eventi inventati per personaggi che, malgrado i nomi di fantasia, non mancheranno di ricordare pezzi di storia in carne ed ossa che popolavano e ancora popolano la frazione, in un roteare intorno ad un protagonista che molto, tranne il nome, deve all’autore. (ndm)

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