CariParma, rapporti da ridefinire. Anche con la Fondazione

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Per la prima volta dopo un anno e mezzo dall’inizio della crisi bancaria, i vertici di Carismi tornano a parlare ufficialmente. E lo fanno con una nota stringata, di per sé carica di formalismi. Formalismi che però nascondo varie concretezze. La prima che ormai la trattativa per l’acquisizione di Carismi da parte di Credit Agricolé è cosa certa (qui Banca d’Italia vuole CariParma per Carismi, entro autunno) e che a questo punto per Banca d’Italia è l’unica da perseguire lasciando sul viale del tramonto le ipotesi Barent’s e De Bustis.

Non solo: il direttore generale e il presidente per la prima volta hanno parlato con i dipendenti, prospettando come concreto il passaggio della Carismi nella mani dell’Amministratore delgato di CariParma Giampiero Maioli, banca già acquisita da Credit Agricolè.
Il conto alla rovescia quindi per l’acquisizione che si dovrebbe concretizzare entro settembre è praticamente partito.
“Il consiglio di amministrazione della San Miniato – dicono – ha preso atto nella riunione di oggi dell’avvio di discussione tra Credit Agricolé CariParma, Banca d’Italia e Fondo interbancario per una possibile acquisizione della Carismi”. Una dichiarazione formale che equivale in pratica a una capitolazione da parte dei vertici di Carismi che per altro auspicano anche una tempestiva definizione nell’interesse di dipendenti, territorio e clienti.
Questi infatti saranno i nodi da sciogliere nella fase di trattativa.
Al momento il cronoprogramma prevede due fasi fondamentali, che in termini bancari vengono chiamate new diligence, due momenti di indagine. La prima in cui gli uomini di Cariparma già nelle prossime settimane prenderanno visione di tutta la situazione documentale e patrimoniale della banca, cercando di capire nel dettaglio la situazione di Carismi per trovare una base numerica e quindi oggettiva su cui impostare la trattativa e poi una seconda new diligence, ovvero una seconda fase di osservazione della Carismi da parte del Fondo interbancario per capire lo stato della sofferenze, come intervenire per arrivare a cartolarizzare i crediti deteriorati e quindi metterli in mano ad un soggetto terzo per la gestione.
In tutto questo, dovranno essere definire tante sfumature fondamentali per il futuro, tra queste il grado di autonomia che la Carismi potrà mantenere che sicuramente sarà limitato, visto che d’ora in poi si dovrà rispondere ad un gruppo bancario europeo, poi la questione dei rapporti con il territorio dove probabilmente la Fondazione Carismi perderà il suo ruolo di interlocutore privilegiato e quindi il futuro della fondazione. Infatti non è chiaro cosa ne sarà della Fondazione, ma con molta probabilità uscirà da tutta la vicenda con un ruolo ridimensionato e diverso rispetto a quello che abbiamo conosciuto fino ad oggi.
Poi c’è la questione dipendenti: al momento non sono stati ipotizzati piani industriali, di sicuro ci sarebbe solo che anche con l’aquisizione da parte di Cariparma rimane in piedi il piano di accompagnamento alla fuoriuscita per oltre cento dipendenti. Per il resto è tutto da capire come intenderanno muoversi gli uomini di Cariparma nella riorganizzazione della Carismi. L’unica dichiarazione uscita dagli ambienti Cariparma e riferita dai vertici di Carismi è che: “Non intendiamo calare su San Miniato come i barbari”, frase che nella sostanza non lascia intendere molto per il futuro dei dipendenti se non che probabilmente il marchio Cassa di Risparmio di San Miniato potrebbe rimanere anche dopo l’acquisizione.
Tre passaggi quindi: quello della gestione delle sofferenze, quello dei rapporti con il territorio e la gestione del personale – visto che anche dopo l’attuazione del piano di fuoriuscita, rimangono in Carismi circa 500 dipendenti -. Saranno i nodi cruciali che incideranno concretamente nella vita della persone, nell’economia del territorio e che potrebbero contribuire concretamente a quello che sarà il futuro del comprensorio del Cuoio. Un ruolo se pur di secondo piano, ma pur sempre importante sopratutto per i futuri rapporti tra la banca e il territorio nei prossimi mesi lo potrebbero giocare, se ve ne fossero le condizioni, gli amministratori locali.

 

 

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