Contemporanei Scenari si apre all’Hotel San Miniato

Alle 20, un aperitivo di benvenuto dà il via alla prima giornata della VII edizione di Contemporanei Scenari. Giovedì 7 settembre, all’Auditorium dell’Hotel San Miniato, a seguire ci sarà lo spettacolo in prima regionale del Teatro delle ariette Teatro Naturale? Io, il couscous e Albert Camus.

La compagnia bolognese racconta una piccola odissea personale fatta di incontri, di scoperte, di sconfitte e di viaggi. È la storia vera del diciassettenne Stefano Pasquini che nell’estate del 1978, seguendo l’amore, arriva in Normandia dove è accolto da una famiglia di spagnoli, fuggiti in Algeria alla fine della Guerra Civile e arrivati in Francia per scappare dalla Guerra di Indipendenza algerina. Qui scoprirà l’amore, il couscous e il romanzo “Lo straniero” di Albert Camus e si troverà di fronte alla scelta tra restare, diventando immigrato a sua volta, o tornare in Italia.
Come tutte le creazioni della compagnia bolognese, il lavoro affida un ruolo centrale allo spettatore dell’evento teatrale, che sta dentro lo spettacolo invece di osservarlo da fuori. La drammaturgia si sviluppa attorno al cibo preparato in scena, in questo caso il couscous, condiviso con gli spettatori come elemento evocativo concreto della memoria sensoriale del racconto che vede Stefano Pasquini ricordare i suoi anni giovanili e il suo incontro con la parola letteraria di Albert Camus.  Nello spettacolo si intrecciano e si confondono passato e presente: il passato della storia che viene raccontata e il presente dello spettacolo, nel suo interrogarsi sul significato della parola straniero.
A seguito dello spettacolo, la conversazione intorno al libro di Massimo Marino “Teatro delle Ariette. La vita attorno a un tavolo” (edizioni Titivillus 2017), con il quale Paola Berselli, Stefano Pasquini e Maurizio Ferraresi converseranno.
Alle 22 sarà presentata la performance di danza contemporanea “Solo Sapore. II studio”. Un’ideazione di Greta Francolini, che si esibirà insieme a Eva Scalzi. La performance intende evocare spazi e tempi altri, indeterminati ma non sconosciuti, quasi familiari, in bilico tra il noto e l’ignoto. Le danzatrici si sottraggono alla musica di scena e allo spettatore è negato ciò che loro ascoltano individualmente. In tal modo il pubblico non avverte un distacco o uno svantaggio ma anzi conserva con sé, per tutta la durata della performance, un portafortuna, un piccolo amuleto creato appositamente per lui, che lo difende ma non gli preclude ciò che gli risulta oscuro e incomprensibile.

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