Soffre il cuoio, bene il vitello: il settembre delle concerie

È un’aria diversa quella che si respira fra le aziende del distretto. Rispetto allo stallo registrato tra maggio e giugno, qualcosa finalmente si muove, anche se il lavoro appare distribuito ancora troppo a macchia di leopardo, ma soprattutto legato a singoli e determinati articoli. È questa l’analisi di Loris Mainardi, segretario della Filctem Cgil di Pisa, sull’andamento del settore conciario al rientro dalla pausa estiva, nel periodo compreso fra lo stop d’agosto e l’apertura delle fiere di settore: quella di Parigi che apre i battenti proprio oggi (19, 20 e 21 settembre), ma soprattutto in vista di Lineapelle in programma a Milano dal 4 al 6 ottobre.

“Le informazioni che ha raccolto in questi giorni sono molto contrastanti – racconta Mainardi -: da un lato il lavoro scarseggia per le aziende del cuoio, così come per il rettile, mentre il vitello sta andando abbastanza bene, specialmente quello al cromo piuttosto che al vegetale. In generale, quindi, direi che il momento del settore si legge da una lato con una ritrovata fiducia, rispetto alla situazione che avevamo visto prima dell’estate, ma dall’altro c’è comunque un po’ di preoccupazione perché questo trend non coinvolge tutto il settore e tutto l’indotto”. Fra le aziende del distretto, quindi, si respira grande attesa per il doppio appuntamento fieristico, specie per quello milanese che darà le prime e principali indicazioni in vista dell’invernale 2018. “È bene ricordare – aggiunge infatti Mainardi – che se tutto va bene i risultati delle fiere si tradurranno in ordini non prima dell’inizio del 2018, mentre la produzione non arriverà prima di marzo”.
A preoccupare il segretario della Filctem pisana, piuttosto, è la tendenza verso una moda che sembra riservare poco spazio ai prodotti in pelle e cuoio. “Se sfoglio le riviste di moda – fa notare Mainardi – di pelle ne vedo molto poca, ma soprattutto vedo che stanno passando dei messaggi strani: sempre più spesso vediamo pubblicità in cui si parla di ecopelle come della pelle che rispetta l’ambiente. Niente di più falso: l’ecopelle non è pelle ma è un surrogato del petrolio. La vera ecopelle che rispetta l’ambiente è quella che si fa nel distretto di Santa Croce”.
Alla fine, la fotografia che ne viene fuori è un’immagine in chiaro scuro, in cui alcune imprese hanno ripreso a correre, seppur a vista, mentre per altre lavoro e fatturati continuano ad arrancare. “Prima dell’estate un paio di aziende sono andate a concordato – racconta Mainardi – mentre altre hanno ridotto il personale. Ci sono poi aziende che barcollano, in alcuni casi anche insospettabili. Nel complesso possiamo dire che il settore sta sicuramente meglio rispetto a prima dell’estate, ma allo stesso tempo la situazione è ancora troppo frammentarie e contrastante”.

 

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