Agitazione e mobilità in una conceria di Ponte a Egola

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In pratica è uno su 2. Dei 25 dipendenti della conceria Pistolesi srl di Ponte a Egola, 11 sono in mobilità e ieri 27 settembre, all’unanimità, i lavoratori hanno dichiarato lo stato di agitazione. La procedura di mobilità è stata aperta lo scorso 11 settembre e nonostante la disponibilità di tutti i lavoratori ad andare in solidarietà per cercare di tutelare tutti i posti di lavoro – proposta portata per ben due volte al tavolo sindacale -, l’azienda ha ribadito di voler licenziare 11 lavoratori.

“Noi sindacati – spiega Fabio Carmignani, segretario Filtem per la zona del Cuoio da poco entrato in questo nuovo ruolo – abbiamo chiesto l’incontro e la ricerca di un ammortizzatore sociale come la mobilità ma l’azienda ha detto no. Abbiamo fatto due assemblee con i lavoratori che ci hanno dato mandato di richiedere la solidarietà e l’azienda ha ribadito che vuole andare avanti con 11 licenziamenti”. La prossima settimana cominciano le manifestazioni e forse le astensioni dal lavoro.
I profili che rischiano di essere messi a casa sono solo esclusivamente operai senza particolari specializzazioni. “Al momento – continuano dalla Cgil – le figure più costose per l’azienda e più specializzate sembrerebbero al sicuro, ma è sempre bene usare il condizionale”. Licenziare un lavoratori per l’azienda, all’incirca, potrebbe significare un risparmio di 400mila euro anche se non è chiaro per il momento per quanto è stato detto in sede sindacale come l’azienda intenda affrontare la riduzione di manodopera dal punto di vista del piano industriale. Nel frattempo è certo che, dichiarato stamani (28 settembre) lo stato di agitazione, i lavoratori dalla prossima settimana cominceranno con varie azioni dimostrative di protesta.
La Pistolesi srl, azienda trasferitasi a Ponte a Egola da alcuni anni, ha una produzione piuttosto varia anche se è specializzata nella lavorazione della pellicce e scamosciati. In passato si è già avvalsa per brevi periodi di ammortizzatori sociali, ma per ora non era mai arrivata ai licenziamenti.

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