M3, per Mdp via da Ponte a Egola entro settembre 2018

Entro settembre 2018 lo stabilimento M3 di Ponte a Egola conosciuto in passato come ex Icla deve essere spostato dall’attuale posizione e non si possono utilizzare i posti di lavoro per rimandare questa decisione. In sintesi è questa la posizione che Articolo 1-Movimento Democratico e Progressista, che in consiglio comunale è rappresentato da Francesco Lupi, esprimerà in nella prossima seduta presentando un documento su cui chiederà la convergenza degli altri gruppi di opposizione per fare chiarezza da possibili ambiguità.

“Noi di Articolo 1-Movimento Democratico e Progressista – dicono dal movimento – pensiamo che sull’M3 l’amministrazione comunale di San Miniato debba ribadire in forma inequivocabile l’impegno più volte espresso pubblicamente anche dal sindaco: la data del settembre 2018 deve essere considerata assolutamente ultimativa (l’ultima utile ndr) e non suscettibile di alcuna ulteriore proroga per l’allontanamento dall’area di Ponte a Egola di un’attività a forte rischio, che i regolamenti urbanistici in vigore dichiarano incompatibile con la zona dove è attualmente collocata.
Il nostro gruppo, – continuano dal movimento che in toscana vede come leader il presidente della regione Enrico Rossi – insieme a tutti quelli con cui sarà possibile trovare convergenze, proporrà al consiglio comunale di San Miniato una presa di posizione che, senza lasciare il minimo spazio all’ambiguità, ribadisca l’impegno a non superare in nessun caso la scadenza del settembre 2018 per l’allontanamento di M3 da Ponte a Egola”.
Poi Articolo 1- mdp fa una valutazione dal punto di vista occupazionale dicendo “L’apporto che l’azienda dà all’occupazione è minimo, e di molto inferiore al numero degli addetti esistenti prima della chiusura del 2011. Il nuovo imprenditore non ha rispettato in quell’occasione gli impegni che aveva assunto sui livelli occupazionali, mentre la criticità ambientale della nuova azienda è rimasta molto alta. E’ chiaro che il diritto al lavoro di questi operai dovrà essere tutelato attraverso l’utilizzo di tutti gli strumenti sindacali e attraverso la ricerca di localizzazioni alternative, fatto su cui ci risulta del resto che la Regione Toscana sia positivamente impegnata. Fare di questo un pretesto per nuove proroghe sarebbe un modo per difendere non gli interessi dei lavoratori, che non possono assolutamente avere una prospettiva nella localizzazione attuale, ma piuttosto quelli della proprietà dell’area”.

 

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