Sicurezza a rischio, ragazzi attaccati a bus in manovra foto

Aspettano dentro al tunnel davanti all’istituto tecnico Cattaneo a San Miniato il proprio autobus per non bagnarsi. Poi si gettano in strada, aiutati ad attraversare dagli agenti della polizia municipale. Raggiunta piazza Eufemi, si buttano contro il bus, afferrando le porte a volte, correndo a fianco del grosso veicolo, schiacciati dai compagni dietro. Corrono verso il mezzo che dovrà riportarli a casa senza guardare, passando tra bus e bus, a volte sfiorando la carrozzeria. Fanno così oggi 16 gennaio mentre piove. Si fiondano direttamente in piazza quando il tempo è migliore.

Una situazione pericolosa, secondo gli autisti, a San Miniato come in altri complessi scolastici, che fa vivere con la paura chi guida. “Non solo noi, ma tutti i sindacati – racconta Yuri Taddei della Fit Cisl – abbiamo più volte segnalato agli organi competenti come sia pericoloso questo incarrozzamento selvaggio. La salita degli studenti è un problema di ordine pubblico che mette a rischio i ragazzi e per questo è urgente che venga risolto dagli organi competenti. La situazione in piazza Eufemi è migliorata grazie all’intervento del sindaco, che si è impegnato in lavori di riqualificazione dell’area e l’ha interdetta alle auto. Questo, però, non basta. Siamo disponibili a un confronto e a cercare soluzioni insieme perché così è troppo rischioso. Si potrebbe, per esempio, concordare un orario di uscita da scuola diverso, così che all’arrivo dei ragazzi, i mezzi siano già lì, pronti e aperti”. (continua a leggere dopo il video)

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E’ così tutti i giorni. Ed è così oggi. E’ un tempo da lupi quando arriviamo in piazza Eufemi, qualche minuto prima che al Cattaneo suoni la campanella. Abbastanza per salire su una navetta di linea e sentire le passeggere chiedere: “Andiamo prima che arrivano i ragazzi, vero?”. Sono rumorosi, i ragazzi, ma sentirli ridere e chiamarsi è bello, perché dà un po’ di colore a quel cielo grigio. Li senti salutarsi, darsi appuntamenti, gridarsi i compiti o accordarsi sulla serata. Poi, però, li vedi camminare in branco, senza guardarsi attorno, attenti al cellulare e poco alla strada, che si lanciano verso il proprio autobus, aggrappandosi alla porta prima ancora che l’autista possa aprire.
E allora vorresti gridargli di spostarsi, di aspettare, di stare attenti. E vedi l’autista che lo fa. Che esita quando entra in quella piazza che per un bus sembra già piccola, figuriamoci per 4 in fila. Lo guardi preoccupato, mentre cerca di prendere posizione, con una corte di ragazzi che gli camminano davanti e di fianco. Pensi a quante volte l’hai fatto anche tu, a quante la mamma gli avrà raccomandato di non farlo e a quante, in definitiva, è andata bene. Perché se è vero che non è ancora successo a San Miniato, la frase ricorrente è: “Hai visto a Pontedera?” (Travolto dal bus, grave studente di 14 anni). Sono passati due anni, ma il terrore è sempre lo stesso: che qualcuno si faccia male.

 

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Sono tragedie, quelle, che arrivano in un momento normale di un giorno normale. Che per chi crede nel destino sono impossibili da evitare ma che per chi la mattina si alza e va a lavorare, bisogna fare il possibile per evitarle. Sono passati due anni ma neppure a Pontedera è cambiato troppo. “Sono state fatte molte cose – spiega Taddei -. C’è un camminamento che costeggia via Veneto e c’è un attraversamento pedonale. Ci sono i vigili urbani che aiutano ad attraversare e anche l’associazione dei carabinieri in congedo si è resa disponibile. Solo che spesso i ragazzi attraversano più in basso e poi percorrono sulla strada quel tratto, mentre dalla parte opposta c’è un camminamento proprio per loro. In passato abbiamo chiesto di chiudere quel tratto di strada al traffico per i 15 minuti necessari a far salire gli studenti, così da ridurre al minimo il rischio incidenti”.
E’ difficile, quando si esce da scuola, con la fame e la stanchezza ma anche la voglia di spaccare il mondo che si ha da adolescenti, pensare ai pericoli. E, in qualche modo, forse è anche giusto che i ragazzi abbiano solo pensieri belli e che di certe cose non si occupino e preoccupino. Però qualcuno deve farlo. “E’ un problema di ordine pubblico – ripetono gli autisti che incontriamo -. In ballo c’è la sicurezza dei ragazzi e noi abbiamo paura. Perché non importa se non è mai successo: una volta sarebbe una volta di troppo”. 

 

Elisa Venturi

 

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