Un’impresa su 4 è donna, Valdarno maglia nera in provincia

Non è un modo di dire: ci sono ancora lavori più femminili e altri tipici maschili. Ma le donne ai vertici di aziende sono in crescita, anche se in alcuni settori succede più che in altri. Siamo ancora lontani dal 50 e 50, visto che in provincia di Pisa lo stock di aziende definibile come femminili registrate a fine 2018 è pari a 9.753 unità e cioè il 22,2% del totale imprese della provincia: un valore che però colloca Pisa al penultimo posto a livello regionale, prima di Firenze e al disotto della media regionale che si assesta al 23,1%. Si tratta di un dato che poco si scosta da quello del 2017 (le imprese “in rosa” erano 9.742) e che dunque fotografa una stagnazione che, più generale, interessa il sistema imprenditoriale pisano nel suo complesso (+0,1% nel 2018).

 

L’area Pisana conta 3.878 imprese al femminile, la Val d’Era ne accoglie 2.889 e seguono il Val d’Arno con 1.934 e la Val di Cecina con 1.052. Con riferimento al tasso di femminilizzazione all’interno della provincia la graduatoria cambia con la Val di Cecina che sale al primo posto, con il 29,7% delle imprese a causa del forte peso del settore agricolo e terziario dove le donne sono più presenti. Subito sotto troviamo la Val d’Era e l’Area Pisana (entrambe con un 22%) mentre sul gradino più basso, a causa della forte incidenza del manifatturiero dove le donne sono meno presenti, si posiziona il Valdarno Inferiore (tasso di femminilizzazione al 19,9%). Tra i comuni con i più elevati livelli di femminilizzazione (sopra il 30%) ci sono Castelnuovo di Val di Cecina (34,7%), Casale Marittimo (32,8%), Riparbella (32,7%), Pomarance (31,9%), Monteverdi e Chianni entrambi con un 31,1%.
Con riferimento alla forma giuridica, la ripartizione delle imprese al femminile vede per il 62,7 % le ditte individuali, per il 21,6% le società di capitali, per il 14,3% le società di persone e l’1,4% le restanti forme.
Le donne titolari, socie, amministratrici, revisori dei conti di tutte le imprese della provincia di Pisa sono invece 19.041, corrispondente al 28% del complesso delle persone che rivestono una carica in un’impresa della provincia. Tra queste, la maggioranza trova posto nei consigli di amministrazione (7.887 pari al 25,2% degli amministratori di aziende pisane) ma rilevante è anche la presenza di titolari di aziende individuali (6.114, il 27,7% dei titolari) e di socie (4.062, il 41,9% dei soci). Un numero importante ma che non si discosta significativamente rispetto al recente passato se si pensa che nel 2010, in termini percentuali, la quota era pari al 27% (pari a 19.047 unità). Nel 2018, la quota di donne con meno di 50 anni che fanno impresa (46,3%) risulta decisamente superiore rispetto alla corrispondente componente maschile che si ferma al 41,2%. Per questo, l’età media delle imprenditrici risulta leggermente inferiore rispetto a quella dei colleghi maschi: 51 anni contro 53.
Il settore che raccoglie il maggior numero di aziende a conduzione femminile è quello del commercio al dettaglio (2.121 unità), seguito a distanza dall’agricoltura (1.125 imprese) e dagli altri servizi alla persona (1.051, estetiste, parrucchiere, saloni di bellezza). Elevato anche il numero di aziende femminili nella ristorazione e pubblici esercizi (868 imprese), nel commercio all’ingrosso (537 imprese) e nel settore dell’attività immobiliare (500). Questi sei settori, nel loro complesso, rappresentano i due terzi del totale delle imprese “in rosa” a Pisa.
Considerando invece l’incidenza percentuale delle imprese femminili nei diversi comparti (il cosiddetto tasso di femminilizzazione) la presenza delle donne è nettamente maggioritaria nei servizi alla persona (66,6%) e comunque consistente nelle confezioni (41,2%) e nei servizi di alloggio (37,7%). Più in basso nella classifica delle attività più femminilizzate troviamo l’agricoltura (33,2%), il commercio al dettaglio (32,2%) e la ristorazione (29,5%).

 

 

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