L’addio di Orentano al “medico condotto di campagna”

Un colpo al cuore di Orentano. Da giorni ormai, la frazione di Castelfranco di Sotto pregava per la salute del suo dottore, che oggi 26 aprile è volato in cielo. Aveva 88 anni Luciano Botoni, il dottore di Orentano. Anche se non esercitava più da anni, per 40 era stato il riferimento della frazione, in un tempo in cui la comunità si ergeva intorno al prete, al dottore e al maestro.

Tempi diversi, lontani, che oggi evocano ricordi in bianco e nero e trascinano dietro un velo di malinconia. Tempi anche più difficili, ma che si affrontavano con la forza della comunità e la gratitudine verso quanto si aveva. Quei tempi, Botoni aveva voluto fissarli, in un libro uscito nel 2004 nel quale raccontava storie di un medico di campagna che poi sono anche di tutti gli altri medici di campagna. Non aveva usato il suo nome e cambiato quelli dei pazienti, ma le storie quelle erano vere e lui ha voluto che non si perdessero. Un medico, a volte terapista e altre psicologo, a volte persino artigiano e inventore. Un medico sempre operativo. Un medico per vocazione, insomma, più che per professione, che chiamavi a casa quando non lo trovavi in strada. Per questo oggi, su Orentano è sceso un velo di tristezza, perché con il dottor Botoni, è un po’ finita un’epoca, quella dei medici condotti, professione soppressa con la riforma della sanità negli anni ’80. Una passione, quella per la cura degli altri, che ha trasmesso al figlio Marco, anche lui medico. Botoni, vedovo, lascia anche una figlia. Il funerale sarà celebrato domani 27 aprile alle 14,30 in quella che era diventata la sua Orentano, nonostante fosse nato a Foligno, in Umbria. 
“Apprendo – ha detto il sindaco Gabriele Toti – con profondo dolore la scomparsa di Luciano Botoni per una vita ‘Il Dottore ‘ di Orentano e Villa Campanile. Ha curato intere generazioni, in quella professione che rappresentava una vera e propria missione (senza le tecnologie che conosciamo oggi) e una disponibilità verso gli assistiti che era nelle 24 ore del giorno. I miei ricordi e in generale degli assistiti, sono legati ad una figura sempre presente nel momento del bisogno: persona preparata, capace di darti la diagnosi, già dopo la prima occhiata: conosceva tutto di te, anche il tuo ceppo familiare. Così in caso di qualche lamentela per una malattia che si ripeteva, finiva sempre col chiudere sicuro la conversazione: ‘guarda che l’ aveva anche quel tuo parente… ‘. Per tutti era ‘Il dottore’: un punto di riferimento per la comunità ed in quella espressione non c’era solamente l’aspetto professionale ma un misto di stima e gratitudine guadagnata sul campo”.

 

 

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