“Scelta devastante che limita la libertà”, il controllo del vicinato secondo eViva Valdarno Inferiore

“Scelte così devastanti sul piano culturale e valoriale, fortemente limitative della libertà individuale, che nessuno ha mai pensato di adottare neppure negli anni di Piombo, non possono essere decise con leggerezza e superficialità. Per questo chiediamo che siano precedute da un confronto largo, aperto e inclusivo tra tutte le componenti di centrosinistra della zona”. La richiesta di eViva Valdarno Inferiore arriva in commento alla posizione dei sindaci del comprensorio rispetto al protocollo di controllo di vicinato promosso dalla prefettura di Pisa.

“I neoletti sindaci del Valdarno Inferiore – per il movimento politico nato dal percorso di Liberi e Uguali – sembrano orientati a sottoscrivere un Protocollo d’intesa con la prefettura sul cosiddetto Controllo del vicinato in tema di sicurezza. Sono le parole stesse del Prefetto di Pisa, che ha proposto l’accordo, a chiarire bene di cosa si tratta: ‘Fare controllo di vicinato significa creare una rete per valorizzare le attività di osservazione e di segnalazione che potranno essere svolte da gruppi di persone su fatti e circostanze di interesse per la sicurezza partecipata che accadono nella propria zona di residenza. Ogni gruppo fa leva su un coordinatore, cui giungeranno le varie segnalazioni, con il compito di filtrarle e riferirle tempestivamente agli organi di polizia locali’. Diciamo subito che tutto questo non ci convince sul piano culturale, prima ancora che su quello politico e operativo. Questo tipo di organizzazione e queste figure ci riportano alla mente i ‘capiscala’ di quasi un secolo fa, che dovevano controllare le attività dei condomini del palazzo dove risiedevano e riferire se le attività svolte erano consone o meno a quelle del partito fascista. Il ‘Controllo del vicinato’ svolto oltretutto da persone senza capacità specifica, possono portare ad interpretazioni del tutto personali ed errate, ponendo sulle persone sospetti che inevitabilmente, anche se risulteranno estranei a fatti o atti presunti, marchierebbero l’individuo. La sicurezza non può essere sinonimo di limitazione della libertà personale che con tale provvedimento verrebbe innegabilmente limitata e che è sancita dal nostro ordinamento penale.
Ricordiamo a questo proposito il monito del Capo dello Stato Sergio Mattarella nel suo intervento del 25 Aprile a Vittorio Veneto: ‘La storia insegna che quando i popoli barattano la propria libertà in cambio di promesse di ordine e di tutela, gli avvenimenti prendono sempre una piega tragica e distruttiva’. Misure come queste servono solo ad alimentare un clima di insicurezza sociale in un momento in cui, paradossalmente, tutti i dati del Ministero dell’Interno certificano un forte e costante calo di reati su tutto il territorio provinciale e spostano invece l’attenzione da quello che dovrebbe essere il compito primario di tutte le istituzioni sul nostro territorio: la lotta alla grande criminalità organizzata e alle organizzazioni mafiose che stanno progressivamente infiltrandosi nel nostro tessuto economico e produttivo”.

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