‘Eravamo seggiolai’ tra tradizione e storia a Castelfranco

Le sedie preparate dagli organizzatori erano già finite mezz’ora prima di cominciare. Mai come stavolta la sala danza dell’Orto di San Matteo si è riempita di così tanta gente accalcata e fiaccata dal caldo, ma arrivata in massa comunque per la presentazione di un libro che sembra aver fatto centro nella testa e nel cuore dei castelfranchesi. È il libro Eravamo Seggiolai, la raccolta di storie e soprannomi di Castelfranco presentata ieri  (14 settembre), come anteprima del Festival della Lettura che si aprirà ad ottobre.

Un libro nato quasi per gioco, un paio d’anni fa, da un’idea del castelfranchese Mauro Marinari, ex grafico pubblicitario conosciuto in Italia e all’estero, che ha coinvolto nel progetto anche lo zio parrucchiere Eugenio Marinari (già protagonista del libro “Memorie permanenti”), la moglie Ivana Marangoni, l’ex sindaco Rosario Casillo, il responsabile della biblioteca comunale Fabrizio Nelli, la catechista Vlascovia Papini e l’ex insegnante di lettere Cristina Valori. Un gruppo di sette amici che per due anni si sono riuniti a casa di Marinari ricordando i vecchi soprannomi e le storie dei personaggi di paese, dividendosi poi l’incarico di andarne a cercare i parenti per intervistarli, raccogliere notizie e possibilmente anche qualche foto. Il risultato è un’opera suddivisa in 75 storie corredate da ben 240 foto, di cui molte inedite, uscite fuori dagli album fotografici delle famiglie di Castelfranco. A corredo del libro anche un elenco di ben 726 soprannomi di “Seggiolai”, perché è così che i castelfranchesi erano chiamati fino agli anni ’40 del Novecento, per vie delle botteghe artigiane che fasciavano sedie e fiaschi con il salicchio preso in Usciana. “La fotografia che ne viene fuori – ha detto Marinari – è quella di un paese tenero ed autentico, dove prendersi in giro era il primo passatempo”. “È un libro collettivo – ha detto l’assessore alla cultura Chiara Bonciolini -: il libro di una comunità dove tutti si conoscevano, attraverso i soprannomi coniati talvolta per le caratteristiche comportamentali o per il lavoro, altre volte per singoli episodi. Soprannomi che nella mia generazione purtroppo si sono persi”. L’obiettivo del libro, del resto, era di tramandare la memoria di quei personaggi che hanno segnato la storia di Castelfranco ma di cui nessuno ricorderà più niente tra qualche decennio. “Questo lavoro non è stato però un tributo alla nostalgia – ha precisato l’ex sindaco Rosario Casillo – ma una condivisione di ricordi che ci ha riconciliato con la nostra identità, con il nostro essere castelfranchesi”. “Quello che portiamo dentro dopo oggi è il senso di comunità – ha concluso il sindaco Gabriele Toti -: sapere di non essere soli ma di essere piuttosto parte di un gruppo”. Da qui l’invito, da parte dello stesso Toti e anche di Mauro Marinari, di cominciare a guardare al paese con occhi diversi, a ragionare come gruppo e non piú singolarmente.

 

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