Ferraro: “Due legislature per una variante”

“La previsione contenuta nella Variante di concedere un consistente diritto a edificare in zona prossima alla azienda M3, è una notizia interessante per la comunità di Ponte a Egola e segna una svolta importante nella accesa querelle che in passato ha visto il Comune di San Miniato coinvolto in un contenzioso giudiziario – in cui peraltro è risultato parte soccombente – oltreché pronunciamenti con rassicurazioni di natura ambientale della Regione Toscana e del competente Ministero”. Lo rileva Roberto Ferraro, capogruppo Lega Salvini premier di San Miniato, dopo che “il consiglio comunale di San Miniato ha definitivamente approvato, lo scorso 30 settembre, una variante urbanistica semplificata redatta dai competenti Uffici comunali, già approvata in prima istanza (la c.d. adozione) nel mese di marzo del corrente anno”.

“Il documento – secondo Ferraro – sotto il profilo urbanistico non sarà certo ricordato per il suo carattere innovativo, mentre dal punto di vista metodologico è indubbia la sua originalità al limite della stravaganza. Una variante urbanistica è soggetta a due approvazioni da parte del consiglio comunale, la prima si chiama adozione, la seconda – dopo il vaglio delle osservazioni fatte pervenire dai soggetti interessati entro 60 giorni – si chiama approvazione ed è quella definitiva. Stranamente questa variante è stata collocata a cavallo di due legislature, con la bizzarra conseguenza che la prima approvazione è avvenuta nel marzo 2019 da parte del consiglio comunale cessato il 26 maggio 2019, la seconda approvazione è avvenuta in data 30 settembre 2019 ad opera dei consiglieri nuovi eletti. Un incomprensibile spezzatino legislativo che certo non ha giovato al raggiungimento del miglior iter formativo della variante. Dal punto di vista dei contenuti, il documento ha toccato a macchia di leopardo una serie numerosa di piccoli argomenti, senza affrontare però più ampie problematiche che attendono da tempo la soluzione. Una tra tutte è la modifica dei battenti idraulici con riferimento alla Cassa di esondazione di Roffia, annosa questione che si trascina irrisolta da anni, ma ignorata dal provvedimento approvato. La variante in questione sarà però ricordata oltre che per il suo bizzarro iter formativo, anche per la svolta che essa ha impresso in tema di rischio ambientale”. 

 

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