Incidente sul lavoro: accertamenti, solidarietà dalla Cgil

Il giorno dopo la morte di Antonio Domante, l’operaio di 57 anni morto tragicamente nella campagna di San Miniato mentre lavorava nella zona dell’oleodotto Eni Livorno – Calenzano (leggi qui) è il momento della riflessione e del cordoglio e delle valutazione tecnico giuridiche.

Appurato che il mezzo con cui stava lavorando Domante insieme al collega, veniva governato con una sorta di telecomando da terra e che non era previsto una uomo a bordo, si apre la questione delle possibili responsabilità di terzi nella vicenda. I tenici della Asl infatti stanno cercando di redigere le loro relazioni da inviare poi alla procura nel tentativo anche di ricostruire nel modo più certo possibile la dinamica dei fatti. Proprio la procura di Pisa dovrà capire se da parte di qualcuno vi sia stata negligenza. Fondamentale sarà capire chi avesse al momento dell’incidente il controllo della macchina operatrice e se accidentalmente un comando la ha messa in moto proprio mentre Domante si trovava nella zona di azione della macchina. Attualmente l’utensile è stato posto sotto sequestro e saranno fatti vari accertamenti per capire se la macchina era integra, se aveva fatto tutte le manutenzioni necessarie e se per caso fossero state manomesse delle parti che ne potessero compromettere la sicurezza. Una seri di domante che magari confermeranno che si è trattato di una tragica eventualità che ha portato alla morte del lavoratore, ma che sono, a questo punto con una persona deceduta, atti dovuti da parte dell’autorità giudiziaria. Intanto è il momento del cordoglio e della solidarietà. L’unica nota di solidarietà alla famiglia e ai colleghi, visibilmente scossi per l’accaduto fin da ieri, arriva dalla segreteria provinciale della Cgil, dove i sindacalisti dicono: “La Cgil di Pisa esprime cordoglio e vicinanza alla famiglia e ai colleghi di Antonio Domante, il lavoratore che ieri ha perso tragicamente la vita in un incidente sul lavoro mentre operava nella campagna di San Miniato nella manutenzione di un oleodotto. La nostra continua battaglia in difesa della salute e sicurezza sul lavoro non riesce ad impedire questa strage insopportabile, perché si continua ad investire troppo poco nella prevenzione sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Ogni volta – continuano i vertici della camera del lavoro di Pisa – che notizie di morti sul lavoro , che si aggiungono ad una lista ormai troppo lunga quale quella di una vera e propria strage, ci raggiungono fanno crescere insieme alla commozione una rabbia profonda. La rabbia di chi come noi continua a pensare che la responsabilità non sta nel caso fortuito, ma in un’organizzazione del lavoro sbagliata che antepone il profitto alla vita umana. Non ci stancheremo di gridare forte questa ingiustizia insieme alla battaglia quotidiana per il lavoro, il suo valore, la sua sicurezza”.

 

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