“Meno tendoni e più spazi”, il mese del tartufo secondo CambiaMenti

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“Quest’anno, visto che il nostro gruppo consiliare ha cominciato, di fatto, la propria attività all’inizio dell’estate, quando il programma del Mese del Tartufo era già stato completamente impostato, abbiamo scelto di concentrare maggiormente il nostro lavoro su altri temi. Ma fin dall’inizio del prossimo anno ci proponiamo di elaborare proposte specifiche perché l’edizione del 2020 possa corrispondere alle esigenze di svolta di cui c’è bisogno”. Lo annunciano i consiglieri comunali Manola Guazzini e Matteo Squicciarini del gruppo CambiaMenti. Lo annunciano poiché, visto il primo fine settimana di Mostra mercato del tartufo bianco di San Miniato, ritengono che “si presenta in totale continuità con le ultime precedenti edizioni e ne riproduce le criticità”. “Al di là – precisano – di alcune correzioni minimali in sé apprezzabili, come un primo tentativo di coordinare le iniziative in programma a La Serra, San Miniato Basso, Corazzano, Balconevisi” pur chiedendosi se “non sarebbe meglio, anziché riprodurre in piccolo il Mese del Tartufo in varie località del territorio, provare a differenziare e specializzare maggiormente queste iniziative, puntando anche su altre tipicità?”.

Per i consiglieri comunali di Cambiamenti, “C’è intanto un problema di tutela adeguata, che in questi anni è stata molto carente, degli ambienti vocati alla produzione del tartufo e delle piante che favoriscono lo sviluppo di questa risorsa. Bisognerebbe arrivare alla definizione di un marchio del tartufo bianco di San Miniato, che distinguesse le produzioni del nostro Comune e dell’area collinare toscana di cui esso è al centro da produzioni di importazione. Resta drammatico il problema della qualità e dell’immagine del Mese del Tartufo, che sta sempre più degradandosi. Un ripensamento dovrebbe partire dai tendoni che finiscono per coprire i luoghi e le piazze più belle di San Miniato con strutture francamente brutte, dove si vende un po’ di tutto. Il mese del tartufo dovrebbe essere colto come un’occasione unica per valorizzare e promuovere i valori urbani, artistici e culturali di una città storica e al tempo stesso ancora vivibile e vissuta come la nostra, anziché per coprirle con strutture da fiera. Il problema riguarda evidentemente sia la scelta e la selezione dei gestori e degli sponsor, che dovrebbe essere fatta sulla base di criteri più trasparenti e tenendo conto di specifici obiettivi di salvaguardia della tipicità e di valorizzazione dell’immagine della città e dei suoi spazi, sia il programma delle iniziative, che dovrebbe essere discusso con mesi di anticipo e impostato con un coinvolgimento molto più ampio delle forze sociali (tra cui in primis l’associazione dei tartufai) e di quelle culturali del nostro territorio. Si tratterebbe di provare a utilizzare più e meglio spazi di palazzi storici, fondi sfitti e, in particolare, invece di continuare a concentrare decine di migliaia di visitatori in qualche centinaio di metri, di utilizzare tutto il percorso del crinale di San Miniato, fino ai Giardini Migliorati, a piazza XX settembre e all’incrocio con via delle Colline”.

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