Italia Viva del Cuoio si presenta: “Niente scalate al Pd” foto

di Nilo Di Modica

Il volto più noto della storia della sinistra, lo sguardo un po’ attonito del Che Guevara pitturato nella grande sala del circolo Gori, ha funto lunedì sera soltanto da cornice all’appuntamento inaugurale di Italia Viva, nel giorno in cui i nuovi protagonisti locali del nuovo partito di Matteo Renzi si sono presentati al pubblico del Comprensorio del Cuoio, fra coordinatori comunali, nuovi consiglieri e futuri probabili candidati alle regionali.

Responsabilità e sregolatezza, fra una retorica a tratti dal sapore grillino, “una rottamazione doverosa”, un “leader di cui andare fieri”, da mettere insieme però anche ad una dialettica da politica ‘alta’, ‘professionale’, conscia del proprio ruolo di responsabilità verso il paese che ebbe qualche anno fa un ruolo chiave e che nel 2013 con l’“Italia sotto attacco dei mercati”, ha fatto si che nascesse un governo anche con quella destra con la quale non si condivide nulla, ma “nei momenti di pericolo per l’Italia si trovano terreni comuni”. Perché se “a sinistra del Pd non si vedono grandi praterie” fra i moderati ed i delusi invece “c’è tanto lavoro da fare”. E’ nella complessità di questo equilibrio di posizioni che l’altra sera si è manifestata la strategia della nuova forza politica, che in tutta la provincia va radicandosi e presentandosi agli elettori.

Onori di casa ai santacrocesi: erano presenti infatti il vicesindaco del comune Marco Baldacci, che con Nada Braccini e Arianna Gisfredi ha costituito il primo gruppo consiliare in provincia, e che ha voluto ribadire come quella di uscire dal Partito Democratico sia stata “una scelta naturale, dettata da una fede renziana mai nascosta. Un governo, quello di Renzi, che fra diritti civili, riforme e rilancio dell’economia col Jobs Act non ha avuto eguali”. “Appoggio in maniera totale il progetto: quella della rottamazione di una classe politica ormai non più presentabile” ha aggiunto Baldacci. – “L’entusiasmo ed il numero di persone presenti quest’anno alla Leopolda non ha mai avuto uguali. Rappresentazione plastica dell’Italia nella quale vorremmo vivere. Non solo per le esperienze di vita delle persone di successo del nostro paese che si sono succedute sul palco. Ma anche per la capacità di colpire nel vivo di un futuro fatto di sfide da affrontare per questo paese: diritti civili da conquistare, immigrazione, lavoro, economia, ambiente. Temi molto sensibili che già tengono banco ai tavoli di lavoro nel nostro partito”. In sala mancava una renziana da sempre quale è Valentina Delmonte, che però già oggi annuncia: “Dopo una lunga riflessione, ho deciso di entrare a far parte del nuovo soggetto politico di Matteo Renzi. Ho quindi formalizzato al segretario del Pd di San Miniato le dimissioni dalla segreteria e l’uscita dal Partito”.

Presenti in sala anche i probabili futuri responsabili dei circoli degli altri comuni, come il castelfranchese Giulio Nardinelli, il fucecchiese Renato Ferrucci, la giovane Martina Guarnacci di San Miniato, il santamariammontese Florio Maccanti, Simone Silvestri per Santa Croce. Loreno Freschi, invece, dovrebbe essere il coordinatore di Montopoli. Per l’occasione erano invitati a parlare il deputato Gabriele Toccafondi, l’ex parlamentare pistoiese Edoardo Fanucci ed il coordinatore pisano Antonio Colicelli.

“Appartengo a quella generazione di ragazzi che si è stufata di una politica che sembra girare da trent’anni attorno sempre agli stessi temi, senza che cambi mai nulla – è lo sfogo del ventiduenne Silvestri. – Italia Viva porterà una vivacità positiva a questa politica”. Quella scossa che però, giurano gli esponenti del nuovo partito Nardinelli e Baldacci in testa “ci vede non a caso come forza propositiva ed espansiva del centrosinistra, nata non per fare scalate al Pd, ma per aprirsi all’esterno”. E’ dimostrazione di questa lealtà verso il centrosinistra, per il vicesindaco santacrocese, il fatto che alle dimissioni presentate nelle mani della sindaca Giulia Deidda (presente in sala) l’indomani della decisioni di uscire dal Partito Democratico sia seguita la decisione di andare avanti uniti. “Abbiamo costruito insieme un programma per Santa Croce – ha detto – e insieme lo porteremo lealmente avanti”. 

Non sono mancate, ovviamente, stoccate al Pd. “Facciamo ripartire quel percorso interrotto con il referendum ed una sconfitta storica, in un momento un cui parte del partito invece festeggiava” ha avuto a dire sempre Baldacci. “Nel solito gioco di pensare con un leader in carica, già a chi dovrà sostituirlo, in un gioco di correnti e controcorrenti” ha rincarato la dose Nardinelli, che ha anche lanciato la sua ricetta: “presentarsi di fronte al paese non con decine di piccole idee alla rinfusa, ma con parole chiare ed una grande idea di paese, che sia fondativa”. 

Dialettica fra anime una volta unite sotto lo stesso tetto ed oggi alla ricerca di una sintesi che è rivissuta anche nelle parole della sindaca Giulia Deidda, che parlando delle ultime elezioni comunali ha voluto ‘lanciare il sasso’ oltre, con uno sguardo alle regionale del 2020. “La domenica delle elezioni comunali eravamo sotto di 1500 voti. Il lunedi sorpassavamo la destra di 300 voti. Chiaramente questo ha un significato: una storia locale, un buon lavoro e un buon governo, sanno farsi riconoscere all’elettorato, malgrado anche la fase nazionale avversa alle nostre politiche”. “Chiaramente – ha aggiunto la prima cittadina – la nascita di Italia Viva non mi ha sconvolto. A me si è posta innanzitutto una questione di maggioranza. Io sono dell’idea che oggi si deve essere aperti. Quindi non sono ritornata sulla scelta di Marco e Nada. Io non scelgo gli assessori a seconda della casacca che portano. Credo che la nascita di questo partito sia un elemento di chiarezza. Condivido molte cose dette stasera. Non condivido ovviamente il percorso. Credo che Renzi sia stato un ottimo presidente del consiglio, ma un pessimo segretario del Pd, ma sono abituata a pensare sempre in maniere positiva. Recuperare un pezzo di elettorato di centrodestra che non si riconosce nella ferocia leghista, oltre a chi abbiamo perso per strada dei nostri, è l’obbiettivo. Il nemico è fuori da questa stanza e dobbiamo prepararci ad affrontarlo, in Emilia, in Toscana e nel paese: cose, queste, tutte profondamente legate”.

Sul tema delle elezioni, poi, è intervenuto Fanucci. “Noi guardiamo al 2023 e 2024. Nasciamo dalla volontà di non stare a guardare, per non essere additati come quelli che non stanno alla finestra mentre tutti gli scenari sono infausti. Noi siamo della partita, controcorrente. Io prima di dire da che parte stiamo, voglio dire per cosa siamo: una scelta di convinzione e non di convenienza. Tra chi pensa che il reddito di cittadinanza sia la panacea di tutti i mali ed il lavoro, noi siamo dalla parte del lavoro”.

“L’unica coalizione che funziona è quella del 2013 – ha infine detto Toccafondi. – Dopo le elezioni politiche di quell’anno questo paese ha avuto grossi problemi, c’era una crisi economica fortissima, lo spread tirava, il paese era sotto attacco dei mercati. In quella fase solo e soltanto il senso di responsabilità di alcune forze politiche ha permesso la messa in sicurezza dell’Italia. Due forze politiche segnarono il cambio di passo: era nato il governo Letta. E’ stato il buonsenso a non farci fare la fine della Spagna, che oggi vota per la quarta volta. Eppure siamo bloccati da 70 anni sul tema delle riforme, ancora piantati sul bicameralismo perfetto. Non mi sembra proprio che a sinistra ci sia una prateria da conquistare, mi sembra che lo spazio politico ci sia fra i moderati, persone di buon senso. Nessuna scalata al Pd, vogliamo solo allargare la maggioranza”.

 

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