L’affidamento è uno spettacolo. Empolese e Valdarno verso l’unificazione foto

Nel 2018, il sistema di affido del Valdarno Inferiore si è occupato di circa 30 minori e altrettante famiglie, in tendenza con l’anno prima e in diminuzione rispetto agli anni precedenti. Un numero alto, se si considera che la legge sull’affido e l’adozione ribadisce che ciascun bambino ha diritto di crescere nella propria famiglia, per cui gli sforzi del servizio pubblico, anche in rete con le altre istituzioni del territorio, devono essere indirizzati a sostenere il raggiungimento di questo diritto del minore e del genitore. L’affido, insomma, è ciò che fa più notizia di un sistema educativo e di sostegno molto complesso. Tanto che, proprio in questi giorni, sono diverse le iniziative di sensibilizzazione sul tema dell’affidamento familiare e delle varie forme di accoglienza di bambini e adolescenti in difficoltà.

Le sue, la Società della Salute Empolese Valdarno Valdelsa le ha presentate oggi 14 novembre nella sede di Empoli. Tra queste c’è il musical “Siamo storie”, realizzato dalla compagnia teatrale “Tutti e nessuno” di Colle di Val d’Elsa che mercoledì 20 novembre alle 20,45 sarà al Teatro Excelsior di Empoli. La rappresentazione sarà preceduta dai saluti istituzionali e da una breve presentazione delle attività che il Centro Affidi e le molte realtà del territorio stanno sviluppando per promuovere e sostenere il tema dell’affidamento familiare e delle varie forme di accoglienza a sostegno dei bambini e delle famiglie.
Alla presentazione c’erano Alessio Spinelli presidente della Sds Empolese Valdarno Valdelsa, Andrea Barani responsabile Uos Minori e Famiglie Inferiore della Sds e i rappresentanti delle associazioni che compongono la rete di collaboratori del Centro Affidi, legata al progetto “Mi fido e mi affido”.
Da più di un anno, è stato avviato il percorso per l’unificazione dell’esperienza del Centro Affidi del Valdarno Inferiore con quello di Empoli, anche alla luce della riorganizzazione della Società della Salute. Nei progetti, dovrebbe costituirsi una nuova equipe integrata che possa gestire i bisogni di un territorio ancora più ampio, senza tuttavia perdere la vicinanza con le singole realtà locali, le famiglie che in esse vi abitano, prime risorse di quell’esperienza bella (discreta e non apparente) che è quella di aiutare un’altra famiglia a crescere un bambino.
A rendere necessario l’intervento, in genere sono azioni o omissioni che non garantiscono al figlio l’adeguato accudimento, educazione, attenzione. Trascuratezza, violenza psicologica, maltrattamento fisico, violenza assistita, abuso sessuale, esposizione agli effetti dell’abuso di alcol e sostanze stupefacenti, sono i termini che i tecnici utilizzano per inquadrare le varie forme di sofferenza a cui i bambini e gli adolescenti possono incontrare all’interno delle dinamiche familiari.
Il primo impegno del servizio sociale è lavorare con queste famiglie vulnerabili perché siano superate le situazioni di criticità, mantenendo insieme bambini e genitori, valorizzando le risorse presenti nel nucleo e nella rete famigliare e sociale, stimolando la comunità civile ad azioni di prossimità. Talvolta, però, i bambini rimangono in una situazione di forte rischio psico fisico, per cui si rende opportuno un diverso temporaneo collocamento rispetto alla famiglia di origine. Non si tratta di “portare via bambini”, di emettere giudizi sommari e irreversibili sui “cattivi genitori”, quanto di mettere in protezione, offrire un aiuto a chi in quel momento non riesce ad esercitare la propria responsabilità genitoriale e gradualmente – dove si riesca a recuperare una sufficiente capacità genitoriale – di ricomporre il nucleo familiare.
Il periodo di affido è in una nuova famiglia, che può essere composta anche da un singolo: le regole per l’affido sono meno stringenti, infatti, di quelle dell’adozione. Ma richiedono comunque di seguire un percorso informativo e formativo, individuale e di gruppo, che serva a individuare le compatibilità di minore e famiglia e che garantisca al bambino di non subire altri traumi.

 

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