Biogas tra cattivi odori e traffico, l’azienda è in sala foto

“D’estate non si respirava” dice una signora in platea. “Abbiamo fatto tanto per non avere questo impianto e invece…” le risponde prontamente un’altra. E fra le file del pubblico nutrito accorso alla riunione indetta dal Comune di Santa Maria a Monte ieri 14 novembre al circolo Arci sull’impianto a Biogas di San Donato, tanti sono quelli che raccontano di maleodoranze, cattivi odori giorno e notte e chiamate all’Arpat.

“Lo scorso anno ci trovammo in un incontro con i cittadini in cui molte furono le critiche ad Arpat e Asl – ha detto la sindaca Ilaria Parrella –. Per non ritrovarci nella medesima situazione, quest’anno abbiamo voluto che questi enti con funzioni di monitoraggio e controllo fossero presenti per poter rispondere a dubbi e quesiti dei cittaini. Il problema dei disagi e delle maleodoranze è reale, inutile nergarlo”.
Malumori noti, per rispondere ai quali il comune e la sindaca Ilaria Parrella hanno predisposto l’incontro pubblico, alla presenza di Michele Villano e Francesco Aquino del servizio igiene dell’Asl e del direttore di Arpat Pisa Gaetano Licitra, accompagnato da Marco Paoli. Sul tavolo, alcune proposte ma anche le tante segnalazioni di questi mesi, fra queste anche quella arrivata agli organi di controllo alla fine del 2018 e giunta compimento a gennaio, con un’ispezione all’interno dell’azienda gestita dalla Prati Bioenergie che ha portato alla scoperta di una vasca di stoccaggio da oltre 1500 tonnellate di materiale organico che non era prevista. “Sono direttore dell’Arpat di Pisa da poco – ha detto Licitra –. Solo quest’anno ho contato ben 12 esposti riguardanti questo impianto, che hanno portato ad oltre 10 sopralluoghi. Fra questi, quello che ha fatto rinvenire l’esistenza di una vasca di stoccaggio della sansa, materiale di scarto dei frantoi, da cui derivavano molti dei disagi. Abbiamo fatto l’ordinanza e abbiamo fatto smantellare il tutto”. “Ovviamente – ha continuato il dirigente Arpat – le maleodoranze non derivano solo da questo, ma anche dagli spandimenti nei terreni e dal modo in cui vengono stoccati i materiali. C’è modo e modo di fare tutto. Compito nostro è cercare di assicurarci che l’azienda rispetti le regole”.
Un impianto mutato
Fra i problemi rilanciati durante la serata, il fatto che l’impianto abbia, di fatto, cambiato natura nel corso degli anni. Da semplice struttura trattante prodotti da agricoltura dedicata – come il mais e il triticale prodotti negli oltre 300 ettari vicinori appositamente per la produzione del biogas -, nel 2015 sono state chieste nuove autorizzazioni per il trattamento di nuove sostanze, sempre di matrice organica. Fra queste sansa e scarti della produzione della birra. Tutti materiali che hanno fortemente peggiorato la situazione sul fronte dei cattivi odori. “Un peggioramento evidente sul fronte dei cattivi odori – hanno evidenziato i tecnici dell’Asl presenti –. Anche se nei nostri numerosi accessi non abbiamo riscontrato niente che andasse fuori dalle regole”. Proprio il fatto delle successive autorizzazioni concesse dalla Regione a trattare altri materiali, fra cui le sanse – le materie più sensibili per i cattivi odori -, dovrebbe fare da perno per un’ulteriore richiesta, inoltrata da Arpat alla Regione alcuni giorni fa, per chiedere la riapertura del tavolo autorizzativo della conferenza dei servizi. “E’ una delle strade possibili – ha dichiarato Licitra –. Quello di dimostrare che ad oggi, dopo l’ampliamento dello spettro di sostanze che possono essere inserire nell’impianto, ci troviamo di fronte a qualcosa di nettamente differente da ciò che fu autorizzato all’inizio”.
Le critiche dei residenti
Molti i problemi evidenziati dai cittadini presenti. Riguardanti i cattivi odori ma non solo. Fra i problemi elencati, quello della viabilità.

“Via Fiorenzuola non dovrebbe essere attraversata dai camion in ingresso e uscita dall’impianto e invece succede” segnala una signora in passato impegnata nel Comitato nato per combattere contro l’impianto. “I camion vanno e vengono, a tutte le ore, anche la notte” dice un’altra. “Perché se si sapeva che c’era una vasca piena di sansa maleodorante si è aspettato mesi prima di fare la diffida all’azienda? La scoperta è di gennaio, ma ci si è mossi ad aprile”. E ancora: “Furono raccolte 400 firme, possibile che non conti niente?”.
Presenti, nel pubblico, anche esponenti dell’opposizione, fra cui il consigliere e sandonatese Francesco Petri. “Quello che non si capisce di tutta questa vicenda, nella quale gran parte dei disagi è causata dallo stoccaggio di materiale che poi provoca maleodoranze, è come mai si fece naufragare l’ipotesi di costruire delle trincee di stoccaggio nella zona industriale di Ponticelli, a Cardeto – ha chiesto Petri –. Si parlava di una centralina di controllo, che fine ha fatto? Sono da sempre contrario a questo impianto, ma credo che adesso che c’è, lo si debba governare, coinvolgendo anche la stessa azienda, se necessario, in tavoli di confronto per venirci incontro”.
Le possibili soluzioni

“Eravamo e siamo sempre stati contro questo impianto, che se fossimo stati al governo del comune all’epoca avremmo osteggiato con tutti i mezzi disponibili. Si tratta di una tecnologia nata per scopi nobili, per chiudere in modo proficuo delle filiere produttive, ma che non è certo adatta per essere inserita così vicino alle case – ha ribadito più volte la sindaca Ilaria Parrella –. In questi anni come amministrazione abbiamo messo su una commissione di monitoraggio che ha promosso molti controlli. Il 18 giugno scorso, poi, ho convocato personalmente un tavolo al quale la Regione non si è presentata, perché le maleodoranze erano arrivate ad un livello non più tollerabile. Credo che l’azienda, specie dopo il fatto della vasca, ben sappia che ha gli occhi addosso. Quello che possiamo fare adesso è tenere gli occhi aperti e stargli col fiato sul collo”. Il comune, poi, ha dato disponibilità con Asl a valutare la proposta di Arpat per una richiesta congiunta alla Regione per la riapertura della commissione dei servizi. “Sottoscriveremo – ha aggiunto la prima cittadina – una nuova campagna di monitoraggio. Valutando insieme ad Arpat ed Asl tutte le possibili soluzioni per tenere d’occhio la situazione”.
L’azienda
Da parte sua, la Prati Bioenergie, presente con alcuni suoi esponenti all’incontro, non è intervenuta. “Abbiamo messo in campo tutte le tecnologie disponibili per ridurre il disagio e non a caso gestiamo 18 impianti in 9 regioni senza essere incappati mai in nessun processo – ha dichiarato a IlCuoioindiretta.it a fine serata l’ad della Prati Bioenergie Giuseppe Benini –. Gli incontri come quello di stasera sono sempre positivi, dopodiché come azienda non facciamo altro che rispettare le direttive del Ministero dell’Ambiente, anche sul fronte della scelta di aprire a nuove sostanze che non provengano da agricoltura dedicata. La sansa è un sottoprodotto ed è blasfemo utilizzare il mais quando c’è disponibilità di smaltire un sottoprodotto dell’agricoltura, che altrimenti sarebbe destinato all’uso come ammendanti. Restiamo, comunque, disponibili ad un confronto”.

Nilo Di Modica

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