Don Donato arriva a Santa Croce in bicicletta. In tanti alla festa per il nuovo parroco: “Rimettiamo in moto il centro parrocchiale” foto

Per l’occasione don Donato Agostinelli ha fatto realizzare personalmente un portachiavi fronte retro: da una parte l’immagine di Santa Liberata, dall’altra quella di Santa Cristiana, unendo così le patrone di Cerreto Guidi e di Santa Croce come a simboleggiare una doppia devozione che d’ora in poi accompagnerà la sua avventura pastorale. È il regalo che il nuovo parroco della cittadina del Cuoio ha portato con sé oggi pomeriggio (1 dicembre) in piazza Matteotti, nel giorno di festa per il suo ingresso ufficiale alla guida delle parrocchie di San Lorenzo e Sant’Andrea.

Un arrivo in bicicletta, come promesso, da Cerreto fino al monastero di Santa Cristiana, prima dell’accoglienza ufficiale in piazza e della messa alla presenza del vescovo Andrea Migliavacca, in una Collegiata stracolma di vecchi e nuovi parrocchiani nella prima domenica dell’Avvento. “Vedrete, questo prete vi porterà tanta allegria”, assicura una signora di Cerreto ad un giovane in età da catechismo. Con lei decine di altri cerretesi, arrivati in massa insieme al sindaco Simona Rossetti per salutare un parroco a cui, dopo quasi 25 anni, sarà difficile rinunciare: “Non sarei sincera – ha detto la prima cittadina del Comune mediceo – se non vi dicessi che questo per noi non è affatto un momento semplice. In tutti questi anni don Donato ha tessuto legami senza fare la spunta tra chi frequentava la chiesa e chi no, dialogando con le associazioni, con i giovani e con tutte le realtà del paese, contribuendo a creare una comunità più coesa”. “Una famiglia” l’ha definita don Donato, deciso adesso a fare altrettanto anche nella singolare e complicata realtà di Santa Croce. La sua, del resto, è già una storia per certi versi santacrocese: la storia di una famiglia che nel ’66 decise di mollare tutto, abbandonando la provincia di Benevento per cercare lavoro in Toscana, in una zona che di lì a poco avrebbe vissuto il dramma dell’alluvione. “Quello è stato un momento di svolta per la mia vita – ha raccontato don Donato dal palco – perché mio padre voleva comprare casa a Castelfranco, ma dopo l’alluvione decise che era meglio stabilirsi a Staffoli, dove ho trascorso così 10 anni della mia vita nel periodo in cui nasceva l’embrione del futuro movimento Shalom”. Un movimento nel quale don Donato è attivissimo da anni, tanto da aver già in programma un nuovo viaggio in Africa per gennaio. “Quindi non pensare di mettere subito i remi in barca”, ha scherzato rivolgendosi al suo predecessore, don Romano Maltinti, dichiarandosi pronto e disponibile a collaborare con tutti per il bene di Santa Croce: “Vogliamo rimettere in moto il centro parrocchiale – detto – riprendendo in mano tante cose di Santa Croce”.
Un spirito pratico e intraprendente che sembra andare d’accordo col carattere dei santacrocesi, “da sempre schietti e senza ipocrisia”, ha detto il sindaco Giulia Deidda portando il suo messaggio di benvenuto al nuovo parroco. “Auguro a tutti noi e a don Donato di saper sfruttare la grinta dei santacrocesi, che hanno sempre guardato al futuro con la schiettezza e la fiducia nei propri mezzi”.

 

Giacomo Pelfer

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