Una reliquia del beato Del Corona sull’altare della nuova chiesa di Ponticelli fotogallery

Vicino alla beata Diana ci sarà anche il beato Pio Alberto del Corona. La reliquia dell’ex vescovo della diocesi di San Miniato sarà sull’altare della nuova chiesa di Ponticelli di Santa Maria a Monte. In attesa dell’inaugurazione, prevista per il 18 gennaio, oggi giovedì 2 gennaio il proposto don Bruno Meini e una rappresentanza della parrocchia di San Giovanni Apostolo ed Evangelista sono andati al monastero delle suore domenicane dello Spirito Santo a Firenze per prendere una reliquia del beato.

Pio Alberto del Corona è stato vescovo coadiutore dal 1874 al 1897 della diocesi di San Miniato e titolare della carica fino al 1907. La reliquia servirà per essere inserita nel nuovo altare della chiesa di Ponticelli insieme a una reliquia della beata Diana Giuntini “patrona nostra”, come dicono i santamariammontesi e altre due reliquie: una di san Francesco di Sales e una di sant’Antonio Maria Claretto. Quella di del Corona è la prima reliquia a essere richiesta per questo uso e culto dopo quella presente nella cattedrale di San Miniato, dove il 19 settembre 2015 è stato beatificato dopo un processo iniziato nel lontano 1941.

Dopo la chiesa con stucco e arredamento, nei pensieri di chi sta seguendo gli ultimi giorni di preparazione c’è anche l’altra Chiesa, quella senza tetto e senza porta. Sono soprattutto gli aspetti sostanziali dell’opera che la rendono un luogo di culto degno di questo nome. Non sono le guglie o i rosoni che rendono tale una chiesa, né lo stile architettonico, ma i simboli e i significati che questi hanno.

La vicinanza di Pio Alberto del Corona alla beata “a furor di popolo” Diana Giuntini, la patrona di Santa Maria a Monte, non è fatto sconosciuto. Una delle pubblicazioni di del Corona, infatti, è dedicata proprio a Diana Giuntini, una figura che, secondo il beato, era molto vicina all’ordine al quale lui stesso apparteneva, quello domenicano. Nel 1872 fu proprio Pio Alberto del Corona a fondare la congregazione delle suore domenicane dello Spirito Santo. Con la riunione delle reliquie dei due beati a questa vicinanza viene posto un sigillo, un marchio ufficiale e indelebile. Così come si rinnova la vicinanza tra la parrocchia di Santa Maria a Monte e la Diocesi, un legame solido e duraturo nel tempo.

Devoto a santa Caterina da Siena, Del Corona condusse una vita povera, fatta di preghiera studio e predicazione. Una volta arrivato a San Miniato, in qualità di vescovo ausiliare, come primo alloggio gli furono assegnate due stanze nel convento domenicano dei santi Jacopo e Lucia. Lì, il beato, a proposito del territorio e della vista che aveva dalla sua stanza scrisse in una lettera: “La natura è qui sorridente; le mie stanze sono deliziose perché riguardano valli e colline d’una bellezza rara, l’aere è di balsamo”.

Amante della tranquillità che era caratteristica della città della rocca, del Corona, volle darsi da fare per i giovani e la loro formazione. Decise così di comprare all’asta l’antico monastero di San Martino (oggi auditorium), un tempo di proprietà delle suore domenicane, poi trasformato in carcere e caserma e alla fine venduto all’asta. Dopo aver dato vita nelle stanze del monastero a un collegio, si trasferì, lasciando i loggiati di san Domenico. Con queste parole del Corona, descrive la sua posizione: “Questo San Martino è un romitaggio, tanta è la quiete che vi regna. Siamo fuori del paese. Dalla finestra della mia camera da letto ho a mano destra la rocca e la Cattedrale, di cui veggo la facciata. Guardando diritto, vedo i monti di Fiesole”.

Pio Alberto del Corona amava la vita religiosa a San Miniato e il suo episcopato è caratterizzato da gesti di amore verso la città. Tuttavia, alla morte di monsignor Barabesi, il vescovo che lo aveva preceduto, cercò di evitare la nomina della Santa Sede che lo avrebbe reso a tutti gli effetti vescovo titolare perché preferiva essere un “semplice frate”. Quando la nomina arrivò, iniziò il suo episcopato, che lui stesso definì “carcere onorario”.

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