Vedono ‘esplodere’ una stella e trovano una Supernova, fondamentale l’apporto scientifico di un astrofilo di Tavolaia foto

Nella notte del 30 dicembre Fabio Briganti con il collega Paolo Campaner ha assistito al fenomeno celeste

La storia dell’astronomia ancora una volta passa da Santa Maria a Monte e dall’ associazione Astronomica Isaac Newton che ha sede all’osservatorio di Tavolaia. La recente scoperta di una Supernova, uno degli stadi della vita di una stella, il momento di massima espasione dell’astro, recentemente scoperta da Paolo Campaner di Ponte di Piave anche sui socio della Newton, è stata analizzata e confermata da Fabio Briganti santamariammontese e membro dell’associazione. Un lavoro certosino e fondamentale per la verifica scientifica quello fatto da Briganti sulle immagini di Campener, senza il quale la scoperta scientifica non avrebbe avuto valore e che conferma l’importanza del lavoro fatto ogni anno in ambito scientifico dal gruppo che ha sede ha Tavolaia.

L’ultima scoperta di una Supernova a Santa Maria a Monte era del 2008, a quel tempo era stata scoperta da Fabio Martinelli e Mauro Biagetti dell’associazione astronomica locale e Giulia Iafrate di Cortina D’Ampezzo nell’ambito della collaborazione del Cross. Fabio Briganti, collaboratore per la ricerca Supernova dell’osservatorio di Tavolaia, che tiene una rubrica sulle proprio sulle Supernove sulla rivista nazionale on line Coelum Astronomia fa parte dell’ISSP (Italian Supernove Search Project), un gruppo di ricerca nazionale a cui fanno capo vari osservatori astronomici italiani, la cui collaborazione ha portato alla scoperta di 117 Supernovae.

Il nuovo oggetto è stato denominato dalla comunità scientifica internazionale con la sigla AT2019zhs, le immagini di scopertasono state riprese riprese nella notte del 30 dicembre 2019 (il penultimo giorno dell’anno) nella galassia IC4552, nella costellazione del Serpente alle 5.40, ora locale, da Paolo Campaner a Ponte di Piave con un telescopio riflettore da 400 mm di diametro (Ottica parabolica, Marcon 400mm F5.5 su camera di ripresa Atik 428 ex mono in 2 fit da 75sec di esposizione), successivamente il controllo delle immagini effettuato sempre il giorno 30 dicembre a Santa Maria a Monte da Fabio Briganti, ha permesso di rilevare il nuovo oggetto.

A raccontare il lavoro di verifica che poi è parte della scoperta, è proprio Briganti. “Serve costanza, tanta pazienza – dice Briganti, montecalvolese appassionato astrofilo che ormai dal 2011 si è ‘specializzato’ in Supernovae – Questa è la mia quarta scoperta: la prima nel 2012, la seconda nel 2015, la terza nel 2017. Nei primi due casi stavo controllando materiale proveniente dall’osservatorio di Cortina, la terza e quest’ultima invece sono state rinvenute da immagini prese da Ponte alle Piave, in provincia di Treviso”. Un lavoro certosino quello di questo astrofilo, che come tanti suoi colleghi passa il suo tempo libero a caccia, nei cieli. Un lavoro che ancora oggi mantiene intatto tutto il romanticismo di un tempo, con scoperte ‘alla portata di molti‘ che, pure con le magnifiche strutture della tecnologia in mano ai grandi centri di ricerca, si avvale spesso del lavoro di associazioni come la santamariammontese Isaac Newton. “E’ sempre più difficile, ma ancora accade – racconta Briganti. – I centri di ricerca sempre più di dotano di programmi automatizzati per la ricerca di punti luminosi ‘anomali’, ignoti. In fondo la ricerca delle Supernovae, eventi catastrofici in cui una stella giunge all’ultima fase della sua vita esplodendo e liberando una quantità inimmaginabile di energia e luce, rendendosi quindi più visibile, funziona esattamente cosi: qualcuno in una notte serena scatta immagini del cielo con le sue strumentazioni, mentre altri, poi, facendo raffronti con immagini di archivio, controllano se vi sono divergenze. Una volta che si trova un punto luminoso ‘nuovo’, accertatisi che non si tratti di qualcosa di già noto o di un corpo celeste di altro tipo, come un pianeta, si passa alla verifica tramite centri di ricerca e strumentazioni più accurate”. Mentre qualche anno fa i passionisti facevano dalle 15 alle 20 scoperte di Supernovae all’anno, oggi queste si riducono a meno di 5. Di qui la necessità per i piccoli osservatori di fare rete. Proprio Tavolaia, in questo periodo, sta entrando a pieno titolo in un gruppo che raggruppa una decina di strutture simili sparse per l’Italia, la rete ISSP, Italian Supernove Search Project.

“E’ sempre più difficile, ma non per questo si deve mollare una ricerca che è molto interessante – continua Briganti, che sull’argomento scrive da anni anche su una rivista specializzata, Caelum. – Quella scoperta alla fine dell’anno insieme a Paolo Campaner, autore delle immagini da me poi studiate, si tratta di una Supernova di tipo ‘IA‘, in questo caso definita peculiare in quanto più luminosa del solito. Si trova all’interno della galassia IC4552, nella costellazione del Serpente, ad una distanza di 330milioni di anni luce da noi. Proprio le distanze sono al centro dello studio di questi eventi. Una delle informazioni più importanti che si riesce ad ottenere dallo studio delle Supernovae è infatti, tramite l’analisi della loro luminosità, la distanza. E’ un po’ un modo per misurare parti dell’universo”.

A seguito della segnalazione da parte di Fabio Briganti al servizio della IUAA (comunità scientifica internazionale) all’osservatorio di Asiago nella notte del 30 dicembre è stata effettuata un ripresa di spettri (spettroscopia stellare), anche se la presenza di nuvole ha complicato in parte la procedura, comunque le immagini ottenute col telescopio Copernico da 182 cm a Cima Ekar (attualmente il telescopio di diametro maggiore ubicato sul territorio italiano), OAPD-INAF; posa di 300 s in banda B. la quale ha dato esito positivo con la conferma della supernova come oggetto di tipo Ia-pec.

“Al socio Fabio Briganti e Paolo Campaner i nostri migliori complimenti – scrivono oggi dalla storica associazione di astrofili santamariammontesi. – Come sanno gli addetti ai lavori la scoperta è sempre frutto di un lungo e continuo lavoro di ripresa di migliaia di oggetti e relativi impegnativi controlli, oggi ancora più difficile con la concorrenza di programmi automatici da parte dei professionisti che in tale campo di ricerca schierano telescopi e satelliti in orbita. Soddisfazione è stata espressa poi anche dal comune di Santa Maria a Monte”.

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