Dal primo progetto alle lacrime del rintocco delle campane: tante persone per una storia fotogallery

"Nessun intento scismatico", meno due giorni alla chiesa di Ponticelli

Al primo rintocco della campana qualche ponticellese ha pianto per la commozione. E altri sono accorsi a vedere appena sentito il suono delle campane durante le prove, che sono iniziate ieri pomeriggio, mercoledì 15 gennaio, per l’inaugurazione della nuova chiesa di Ponticelli, frazione di Santa Maria a Monte, prevista per sabato 18 gennaio. Ieri si è anche tenuto il terzo incontro in preparazione dell’evento e a spiegare il lungo percorso iniziato anni fa c’erano anche l’ingegnere Irene Storti e don Mario Brotini, che ha seguito tutte le fasi per la diocesi di San Miniato.

Un ingegnere, un architetto, tre preti, due vescovi e due sindaci: queste alcune delle figure che si sono succedute nella storia recente della chiesa di Ponticelli, a partire dalla presentazione del primo progetto. Si, perché originariamente la chiesa che doveva nascere non era quella che i fedeli vedranno sabato: era quella dell’architetto Graziano Massetani che per primo fu incaricato di redigere un progetto. Ne preparò uno da quattro milioni e mezzo di euro, un capolavoro assoluto di architettura sotto diversi aspetti e una meraviglia da ammirare. Il bello però costa e allora, con molto rammarico, fu deciso di cambiare il progetto e di chiamare Storti, l’ingegnere che ha elaborato un progetto da 1 milione e 700mila euro, soldi effettivamente spesi per la nuova chiesa. L’abbattimento dei costi, tuttavia, non ha scoraggiato i santamariammontesi e, soprattutto, non ha impedito di ottenere un risultato funzionale e utile, se non necessario.

Le storie da raccontare sulla chiesa di Ponticelli sarebbero tante e bisognerebbe partire da lontano, almeno dagli anni ’70, quando gli abitanti della frazione si ritrovavano per organizzare la raccolta fondi. Una sintesi l’ha fatta ieri sera durante la conferenza di presentazione Mariano Boschi, esperto di storia locale, nonché ponticellese di nascita. “I primi discorsi di una chiesa a Ponticelli risalgono a molto tempo fa – ha detto Boschi – Un tempo, a parlarne, appariva come una fantasticheria. Fu monsignor Alvaro Gori a dare una chiave di volta, fu lungimirante. Aveva capito che nella zona di Ponticelli sarebbe incrementata la popolazione e già monsignor Ghizzoni (che fu vescovo di San Miniato dal 1972 al 1986) diceva che si poteva pensare a una chiesa nella frazione. Poi una famiglia donò quasi 5mila metri di terreno alla chiesa e l’architetto Massetani fu incaricato nel 2004”.

Anche dopo l’assegnazione del primo incarico il percorso sarebbe stato ancora tortuoso. A don Gori successe don Marco Pupeschi e poi don Bruno Meini, il vescovo Fausto Tardelli fu succeduto dall’attuale, Andrea Migliavacca. Ci furono quasi tre anni di fermo dovuti alle precarie condizioni di salute di don Gori e, alla fine, la prima pietra si posò soltanto domenica 13 ottobre 2013.

L’altra storia da raccontare è quella dei campanili, da intendere sia in senso lato che in senso stretto. C’è, infatti, campanilismo tra i campanili, quello della collegiata e quello della nuova chiesa. Quello che sembra uno sciogli lingua è, in realtà, una sintesi efficace delle critiche e delle ostilità che chi si è adoperato per questa opera ha dovuto affrontare. “Appare come un’edificazione ex novo – ha continuato Boschi -, ma in realtà già dal 364 d.C., secondo alcuni studiosi, nella pianura c’era già una chiesa, quella di sant’Ippolito, accanto al corso dell’Arno. Nel quinto secolo dopo Cristo venne dotata anche di fonte battesimale e assunse il titolo di pieve. Dopo 1000 anni di storia una chiesa torna a Ponticelli. Sant’Ippolito fu il primo antipapa, si fece eleggere vescovo di Roma creando una scissione. La chiesa di Ponticelli, però, non nasce con auspicio scismatico dalla collegiata sul monte: Ippolito successivamente rinunciò alla sua carica in favore della riconciliazione. Ponticelli ha una missione: di agire in grembo alla collegiata e con funzioni complementari, superare apparenti frazioni e contrasti, guardare il futuro con l’occhio dell’unità”. Poi la proposta: “Forse ormai è tardi – ha detto Boschi -, ma perché non co-intitolare la chiesa proprio a sant’Ippolito?”. La nuova chiesa sarà intitolata a Cristo salvatore.

“Monsignor Gori non progettò il centro solo per Ponticelli – le parole di don Mario Brotini -, ma per tutte le frazioni d’intorno fino a Castelfranco. Aveva capito che la vita in pianura era più facile e lì si sarebbero costruite nuove case. Il progetto originario era meraviglioso, ma costava quattro milioni e mezzo di euro. Quando venne don Marco andarono da Massetani per chiedere di modificarlo, ma lui, secondo me a ragione, essendo un artista, si rifiutò di farlo. Dal 2006 al 2009 il nuovo progetto rimase pressoché dormiente e quando riprendemmo le carte in mano dovemmo subire anche alcune ostilità da Roma. Io sono molto soddisfatto del risultato: la parrocchia ha un prestito attivo da restituire, ma le condizioni finanziarie sono ottime e lo sforamento del budget previsto è stato minimo”. Uno sforzo che è stato ricompensato per i tanti santamariammontesi che ci hanno creduto. Un evento che raramente ricapiterà.

“I lavori iniziati a maggio del 2014 – ha spiegato l’ingegnere Irene Storti -. Dovevamo rispettare una certa altezza del piano di posa rispetto alle quote di salvaguardia date dall’autorità di bacino. Quindi abbiamo realizzato un interrato che fa da cassa in caso di eventuali acque di esondazione. Poi ci sono regole per la distanza dall’argine dell’Usciana e vincoli ambientali e paesaggistici per cui abbiamo dovuto decidere con la sovrintendenza le forme finali dell’edificio. Una serie di adempimenti che hanno riguardato una parte importante della spesa. Il risultato è quello di un edificio che usa la struttura per crearsi l’architettura. Il legno farà da protagonista, con una copertura che oltre ad essere bella permette un alleggerimento dei carichi, velocità di montaggio e manutenzione. Gli impianti di riscaldamento saranno sia a pavimento che a fan coil e tutti i locali sono dotati di impianti per la rete dati, telefonia e tv”.

La chiesa può essere raccontata anche attraverso alcuni dati: 4mila metri quadri di superficie totale di cui 1200 su cui si è costruito. Il loggiato e il chiostro esterno in totale fanno 350 metri quadri, mentre per gli interni le 5 aule per il catechismo occupano un totale di 120 metri quadri, l’aula liturgica 300, il salone parrocchiale 136 e lo spazio di disimpegno altri 130. In ballo ci sono ancora altri progetti, quello per la piantumazione esterna e per un futuro campetto da calcio e quello per la realizzazione di altri posteggi per le auto nell’area al lato della chiesa.

“Io ho visto l’inizio, la posa della prima pietra – ha detto Ilaria Parrella, sindaco di Santa Maria a Monte -. Mi ricordo l’orgoglio e le preoccupazioni di don Gori. Gli imprevisti e le critiche non mancano mai, ma alla fine siamo arrivati in fondo. Un complimento all’ingegnere, ma un pensiero anche a tutti gli operai che ci hanno lavorato. Il nostro comune ha cinque località e Ponticelli è l’unica che non aveva una chiesa. Questa, ha una serie di locali che va anche oltre la funzione religiosa. Sarà la chiesa più moderna con un orizzonte verso il sociale”.

Sabato 18 gennaio alle 16,30 ci sarà la celebrazione del vescovo monsignor Andrea Migliavacca. Dalle 15 in poi saranno in funzione le navette per accompagnare i fedeli.

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