Segre è cittadina onoraria di Santa Croce sull’Arno

L'invito della sindaco Deidda e le ragioni dell'opposizione

Lunedì 10 febbraio 2020 il consiglio comunale di Santa Croce sull’Arno, su proposta della conferenza dei capogruppo, ha votato all’unanimità il conferimento della cittadinanza onoraria alla senatrice Liliana Segre.

“Dopo aver approvato il regolamento – spiega la sindaco Giulia Deidda – per il conferimento delle cittadinanze onorarie all’ultimo consiglio comunale, siamo finalmente riusciti a seguire l’iter per dare la cittadinanza a Liliana Segre, una donna che merita il riconoscimento di tutte e tutti noi per quello che ha vissuto e per come è riuscita a testimoniarlo, con semplicità e verità. Ho avuto modo di riascoltare recentemente le sue parole al Parlamento Europeo, la sua esortazione ai suoi nipoti ideali: ‘Siate la farfalla gialla che vola sempre sopra ai fili spinati’. Spero che questo nostro gesto istituzionale possa essere un nuovo stimolo per i genitori, per i nonni, per i ragazzi e le ragazze, a ricercare, ripercorrere e a conservare memoria di ciò che è avvenuto nei campi di concentramento nazisti, dei perché, del modo per evitare che la storia ci riproponga ancora simili orrori”.

Una cittadinanza che, ha deto nel suo intervento in Consiglio il capogruppo dell’opposizione Alessandro Lambertucci, è “lo spunto per riflettere sul valore di ciò che la personalità di Liliana Segre rappresenta per tutti noi avendo vissuto sulla sua pelle l’abominio e l’annullamento psicofisico dei campi di concentramento nazistifascisti.
E’ indubbio che la signora Segre rappresenta, come del resto ama definirsi anche lei, un araldo di quella triste storia ed è per questo che favorevolmente e senza esitazione ci dichiareremo disposti alla concessione della cittadinanza onoraria sia solo per il messaggio che questa rappresenta. Lo avremmo fatto anche con altri testimoni che riuscirono a tornare da quell’inferno.

Lo avremmo fatto anche in un altro momento storico politico e lo faremo ogni qualvolta vi sarà una personalità che, con il suo vissuto, con il suo impegno quotidiano e con la sua testimonianza sarà portatrice di un messaggio di contrasto a tutto ciò che rappresenta il prodotto marcio di ogni totalitarismo sia esso di matrice nazifascista o comunista. Evidenziamo con piacere che l’odierna proposta di deliberazione è stata spogliata di alcuni punti che inizialmente erano contenuti nella mozione originaria approdata al vaglio del consiglio comunale nel mese di dicembre del 2019. Punti che, avrebbero potuto prestare il fianco a suscitare dubbie e forvianti interpretazioni e a creare contrapposizioni del tutto inutili rischiando di strumentalizzare l’intera operazione della cittadinanza che non avrebbe certo fatto onore al vero scopo del riconoscimento alla senatrice. Riteniamo, pertanto, che qui a Santa Croce vi sia stato un notevole sforzo di tutte le forze politiche per andare oltre a quella che, negli ultimi tempi, sembrava ormai divenuta, più che convinta e ammirata concessione di un riconoscimento sentito, un alibi per portare in auge sterili battaglie politiche che, invece di suscitare condivisione, avrebbero solo ingenerato irritazione e contrapposizione finendo per polarizzare gli schieramenti tra chi sarebbe stato favorevole e chi sarebbe stato, invece, contrario alla concessione di una cittadinanza che appariva solo strumentale e portando l’opinione pubblica a giudicare in maniera piuttosto aprioristica.

Crediamo che un simile modo di procedere avrebbe disgustato per prima la stessa Segre e per questo plaudiamo al fatto che questa amministrazione non sia caduta in questo errore e si sia sforzata di andare oltre per trasmettere alle giovani generazioni il profondo disvalore di quanto accadde nel periodo storico vissuto e subito dalla Segre, piuttosto che dividere e giudicare. Come amministratori pubblici non dovremmo mai dimenticare di imprimere al nostro contributo pubblico un’impronta di rispetto dei diritti umani fondamentali a prescindere dalle ideologie. La stessa impronta che riuscirono a dare i costituenti alla nostra Carta Costituzionale i cui diritti fondamentali ancora oggi dovrebbero informare i fondamenti dello Stato. Alla Costituente, infatti, parteciparono sia comunisti, ma anche liberali, repubblicani, popolari, socialisti ed altri che condivisero e convennero che quello che era stato non sarebbe più dovuto accadere.

Per questo abbiamo il compito di superare qualsiasi ritrosia che si possa presentare ogni qual volta ci si trovi a dover organizzare eventi per commemorare il 27 gennaio, il giorno della Memoria del genocidio di ebrei, disabili, rom, omosessuali, testimoni di Geova, polacchi, ucraini, bielorussi, prigionieri di guerra sovietici, politici ed altre minoranze o il 10 febbraio il giorno del Ricordo delle vittime del comunismo titino, degli infoibamenti, annegamenti e fucilazioni degli italiani in Istria, Fiume e Dalmazia e dell’esodo che ne seguì da quelle terre. Dobbiamo farlo perché nazifascismo e comunismo sono ideologie condannate inesorabilmente dal tempo e bollate dal sigillo della Storia come forze distruttive e annientatrici della dignità e della libertà dell’essere umano.

Cerchiamo, quindi, almeno noi a Santa Croce di non farle risorgere nemmeno come suggestione evocativa utilizzata per ingenerare consenso e per soffiare sul fuoco di una contrapposizione politica. Quante volte si sente dire: sei di Destra? Allora sei un fascista. Sei di Sinistra? Allora sei un comunista. Non c’è niente di più sbagliato in queste affermazioni. Essere di destra o di sinistra oggi non vuol dire essere fascisti o essere comunisti. Vuol dire avere, questo si, due visioni diverse del mondo: una conservatrice e più attenta ad alcuni valori e l’altra progressista e attenta ad altri valori ma entrambe con i piedi ben piantati sul terreno del rispetto dei diritti fondamentali che si trovano nella nostra Costituzione e nei trattati internazionali.

La lotta a questi nefasti periodi storici oggi non va combattuta da due barricate politiche distinte e contrapposte perché si finirebbe per alimentare divisione e perché l’antifascismo e l’anticomunismo sono in realtà facce di una stessa medaglia spendibile per contribuire a rafforzare nella nostra comunità gli anticorpi che garantiranno di non ricadere mai più negli errori e nei rischi del passato più scellerato della nostra storia.

Purtroppo, visto l’età, la senatrice Segre sarà costretta a interrompere la sua incessante missione della memoria, che porta avanti ormai da trent’anni, decidendo di tenere il suo ultimo incontro a Rondine, la Cittadella della Pace in Toscana dove un’organizzazione ha trasformato un piccolo borgo medievale in un luogo di incontro per ‘amici-nemici’. La sua preoccupazione maggiore è, quindi, quella di sapere che cosa rimarrà del suo messaggio dopo di lei. Che cosa accadrà quando non ci saranno più testimoni oculari di quel periodo. Quando chi ha visto file interminabili di anime entrare nelle camere della morte non potrà più confermare e testimoniare di aver visto quella discesa all’inferno.

E allora la risposta alla Segre dobbiamo dargliela noi. Con forza e senza esitazione. Non solo riconoscendole appunto la cittadinanza, intesa non come pretesto di una parte politica per attaccare l’altra, ma come strumento che indica la risposta della nostra comunità alle preoccupazioni della Segre, cioè quello di creare una società con anticorpi ben scolpiti che sa riconoscere come valore universale quello del contrasto incondizionato a ciò che di più spregevole i totalitarismi, siano essi di derivazione nazifascista che di quella comunista, hanno creato.

Solo se avremo l’opportunità, il coraggio e aggiungo anche la forza e l’onestà intellettuale di riconoscere questo e di abbandonare battaglie di posizione tra destra e sinistra con l’intento strumentale di appiccarsi addosso, vicendevolmente, il marchio di un infamia passata di ormai defunti regimi, potremo contribuire a creare un modello valoriale importante che non sarà più utilizzabile da qualcuno contro altri perché intriso di valori universali fondamentali per una comunità che guarda al futuro e solo al miglioramento della propria condizione di vita.

Solo facendo questo saremo in grado di dare risposte concrete a quelle che sono le preoccupazioni di chi è passato indenne da quelle docce o da quelle cavità della morte, dove l’Umanità ha perduto la sua natura razionale e spirituale per assumere quella bestiale. Il nostro non è un invito effimero ma un invito duraturo. E’ un invito a sollevare le coscienze, a spazzare via l’idiozia di ogni forma moderna di tesi negazioniste, revisioniste o ancor peggio giustificazioniste e a domandarci come possa esser successo che gente come noi abbia potuto concepire e realizzare in passato fatti di questa portata così efferata. Ed è giusto che questo avvenga anche in una sede istituzionale come questa che deve cercare di guardare all’antifascismo e all’anticomunismo con una stessa ottica; quella di non riprodurre mai più quelli che sono stati i momenti più bui di queste due ideologie che la storia ha condannato senza appello.

Facendo questo noi otterremo risultati tangibili anche su tanti altri aspetti della nostra società, che spesso ci vedono contrapposti, primo fra tutti il rispetto reciproco. Infatti, se ci troveremo a condividere anche un solo valore unitario fondante, come può essere quello appunto della lotta indiscriminata ad ogni totalitarismo, noi riusciremo a vederci con una veste diversa, inedita, riusciremo a rispettarci per quello che siamo.
Come qualcuno saprà già, recentemente ho scritto una lettera personale alla senatrice Segre per testimoniarle e rassicurarla di aver capito il suo messaggio e di non essermi fermato ad un livello di interpretazione superficiale. Che vedere con diffidenza il suo messaggio, come qualche amministratore in Italia purtroppo ha fatto, è un grave errore così come lo è stato strumentalizzare spesso il suo nome a mo’ di bandiera politica di una parte ben precisa per mortificare chi non la pensa allo stesso modo.

Il messaggio di Segre, per sua stessa natura, non ammette divisioni. Sarebbe un’eresia se così non fosse. Il messaggio di Segre, allo stesso tempo, non è strumentalizzabile, è universale e unificante e ci ricorda l’importanza di uno studio serio e critico della storia a prescindere dalle correnti di pensiero politico per avere, un domani, uomini migliori, pensanti e liberi dai retaggi delle ideologie novecentesche. Perché solo conoscendo i disastri che hanno fatto le ideologie si può sviluppare un senso critico verso il pensiero ideologico sia esso di sinistra che di destra e diventare cittadini migliori e imparare ad amare i titoli fondamentali della nostra Costituzione come garanzie di democrazia e libertà.

Detto questo, come gruppo Per un’altra Santa Croce voteremo senza la minima esitazione a favore della concessione della cittadinanza onoraria alla Segre in rispetto alla persona umana, a tutto ciò che questa ha passato e a tutto ciò che questa rappresenta con la speranza che da oggi in poi, anche a Santa Croce, si possa finalmente parlare di giorno della Memoria e di giorno del Ricordo avendo uno sguardo condiviso della Storia che ci permetterà di crescere uomini e donne liberi”.

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