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“Non possiamo lasciar morire per asfissia un settore strategico come quello della moda in Toscana”, l’appello di Spinelli per la ripartenza

Un patto di Distretto per garantire la sicurezza e convincere il premier Conte

“Non possiamo lasciar morire per asfissia un settore strategico come quello della moda in Toscana. Se il distretto industriale del Cuoio dovesse subire un colpo mortale, le ricadute sarebbero tragiche per tutti”. Per questo, secondo il sindaco di Fucecchio Alessio Spinelli, è urgente riaprire le aziende.

“Non c’è più tempo da perdere – spiega -. Al sistema produttivo del Comprensorio del Cuoio serve ossigeno in tempi rapidissimi, il Governo non può continuare ad esitare sulla ripresa delle attività lavorative. Stiamo lavorando alla stesura di un Patto Territoriale del Distretto Industriale del Cuoio (come è già successo in altri distretti e per altre categorie produttive a Prato o nella piana fiorentina) per dare ancora più forza alla Regione Toscana nella sua richiesta al Governo per la ripresa delle attività produttive. Il presidente Enrico Rossi sta cercando di far capire in maniera chiara quali sono le necessità dei settori strategici. Col nostro documento, al quale partecipano enti locali, associazioni degli imprenditori e sindacati, vogliamo dire chiaramente che si può e si deve lavorare in sicurezza e che ci sono gli strumenti per fare i test medici (la Toscana ha già sottoscritto l’accordo che i laboratori di analisi per i test sierologici) e i controlli.

Controlli che dovranno essere molto capillari e scrupolosi, proprio per garantire le condizioni di sicurezza dei lavoratori. A mio avviso in questa fase del lockdown ha minor importanza parlare di codici Ateco: non deve essere la tipologia del lavoro la discriminante per l’apertura bensì la garanzia delle condizioni di sicurezza. Anche il Governo, come ha dimostrato con il Dpcm del 10 aprile, si è reso conto che ci sono problemi che riguardano la conservazione delle materie prime e la manutenzione dei macchinari. E di queste situazioni ce ne sono molte anche nel nostro territorio. Ogni azienda poi, definita la cornice generale, metterà a punto i propri protocolli entrando nello specifico della produzione e dell’organizzazione che la riguardano.

In un’ottica di filiera non hanno senso moltitudini di richieste in ordine sparso per poter riaprire ma occorre un’azione comune e concreta che tuteli le tantissime aziende locali del Made in Italy (calzaturifici e concerie) e tutte quelle che le supportano, in special modo nel settore chimico e meccanico.

Se vogliamo lavorare come distretto dobbiamo portare avanti un’azione condivisa, tutti insieme, con un patto che dimostri chiaramente l’importanza strategica dei nostri settori produttivi. Oltretutto questo si inserisce in un territorio nel quale la situazione epidemiologica è tra le migliori a livello regionale. Se il Governo invece continua a temporeggiare e costringe tante aziende ad aspettare ancora, subendo la concorrenza di Paesi che non sono bloccati, l’ossigeno finirà presto per il nostro sistema produttivo e non recupereremo mai la posizione attuale nei mercati mondiali. Non possiamo lasciar morire per asfissia un settore strategico come quello della moda in Toscana.

Se il distretto industriale del Cuoio dovesse subire un colpo mortale, le ricadute sarebbero tragiche per tutti. Per questo motivo, anche parlando con gli imprenditori, ho detto chiaramente che se loro sono in grado di garantire le condizioni di sicurezza e poter lavorare in deroga, devono farsi avanti con la Prefettura e chiedere di poter riaprire immediatamente. Il Governo deve garantire tutti, non possiamo avere le multinazionali che lavorano grazie ai protocolli di sicurezza e le piccole e medie imprese, che sono la spina dorsale dell’economia italiana, chiuse in attesa di decisioni che tardano ad arrivare”.

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