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Sistema Scuola, burocrazia e Mostra mercato del tartufo tra le cose da ripensare in vista della Fase 2

Il consiglio comunale di San Miniato ne parlerà in una mozione, proposta da Cambiamenti

Fronte comune a protezione di commercio, turismo e non solo, per una “fase 2” che veda protagonista, per quanto possibile, proprio il comune. E’ ciò che in questi giorni di emergenza si sperimenta a San Miniato, dove tutte le forze politiche si sono unite a sostegno di un’unica mozione (qui). Intanto, sul sanminiatese, calano i primi dubbi sul da farsi in merito alla Mostra Mercato del tartufo bianco.

Sarà il prossimo 28 aprile il consiglio comunale a San Miniato, con protagonista una mozione unitaria, nata per iniziativa della lista Cambiamenti ma sostenuta dalla maggioranza e da tutte le opposizioni. Un messaggio di unità di fronte a un avvenire pieno di incognite, nel comune in cui, oltre al cuore pulsante dell’industria di Ponte a Egola, “crisi” farà rima con “commercio” e “turismo”.

“Stiamo guardando tutti con apprensione – spiega il sindaco Simone Giglioli – ciò che sta facendo il governo, anche nell’eventualità che si possa quanto prima dare una risposta ai quesiti posti dal presidente Enrico Rossi sulle riaperture e sull’avvio della ripartenza. E’ necessario riaprire, dare nuovo avvio alle filiere dell’export e della conceria. Ma è necessario farlo in totale sicurezza. Le aziende, specie quelle che sono diffuse in questa zona, per la struttura che hanno, non sono veicolo di contagio e sicuramente sono maggiormente ristrutturabili in vista di una fase in cui il lavoro potrà ripartire garantendo la sicurezza dei lavoratori, che è un imperativo”.

Il futuro del centro e la Mostra Mercato
Altro paio di maniche saranno il commercio, il turismo e l’enogastronomia, che a San Miniato si incrociano prima di tutto nella Fiera del Tartufo. L’autunno è un’incognita e anche in Comune non si scompongono: “I dati sul turismo e sulle prenotazioni sono sconfortanti, quanto ai ‘se’ e ai ‘come’ della Fiera del Tartufo decideremo dopo il 4 maggio, inizio della fase 2” dice il sindaco. E’ però immaginabile però che, se anche si potrà mai fare, l’assetto della kermesse più importante del comune dovrà cambiare radicalmente. Un mutamento che presta il fianco ad un dibattito politico in cui in questi giorni si inseriscono la lista Cambiamenti e la consigliera comunale Manola Guazzini.

“Già in tempi non sospetti – dice Guazzini – proponevamo una Mostra diversa, maggiormente diffusa sul territorio, meno concentrata sulle tensostrutture e più volta a valorizzare spazi, fondi e palazzi antichi. E’ venuto il momento di prendere sul serio questa visione, dato che non sarà possibile organizzare un evento dalle congestioni e dai numeri che conosciamo”.

Visione accolta anche dal centrodestra: “Sono convinto – dice il capogruppo di Forza Italia in consiglio Michele Altini – che tartufai e organizzatori della Mostra siano in grado, messi nelle dovute condizioni, di tirare su l’iniziativa anche in tempi stretti, ma servono direttive chiare”. Mentre il capogruppo della Lega Roberto Ferraro chiede di “concentrare le energie, gli spazi e le strutture della Mostra di quest’anno solo sulle vere tipicità di San Miniato, a cominciare proprio dal tartufo, riducendo i settori dedicati ai prodotti non locali”.

L’alleggerimento del carico tributario (a cominciare dalle tasse sugli spazi pubblici) è la filosofia di fondo della mozione unitaria. Con la preoccupazione per le ricadute economiche che la situazione avrà sulle attività commerciali e turistiche, sulle piccole e medie imprese artigianali e industriali e sulle libere professioni, l’amministrazione si impegnerà a favorire l’accesso delle piccole imprese del territorio alle iniziative di sostegno adottate dal Governo e dalla Regione Toscana, oltre a varare specifiche misure. “Un iniziativa di Cambiamenti” ci tiene a sottolineare la consigliera Guazzini. Ma anche “un’importante segnale che proviene dal nostro consiglio comunale”, come lo definisce il sindaco Giglioli.

Il nodo scuola
“Nessuno si pone la questione delle scuole – dice Guazzini -. Eppure servirà un ripensamento complessivo del servizio, un momento in cui psicologi, pedagogisti, istituzioni e insegnanti si dovranno mettere intorno ad un tavolo per disegnare la scuola dei prossimi mesi. La didattica a distanza ha forse dato prova della capacità di reagire in emergenza, anche se non in tutto il territorio nazionale, ma ha anche dimostrato che come mezzo fa emergere ancora più di prima le disparità sociali fra studenti e famiglie”.

Tematiche recentemente portate alla ribalta delle cronache da una lettera che genitori di tutta Italia hanno voluto inviare pubblicamente alla titolare del Ministero dell’Istruzione Lucia Azzolina. “Una lettera che ci sentiamo di condividere” dice la prima esponente di Cambiamenti “e che ha visto l’adesione di numerosi genitori sanminiatesi”. Sul piatto, oltre ad una lettura critica dello stato della scuola nel mezzo all’emergenza una serie di proposte concrete: dai test sierologici per bambini e ragazzi, a turni ridotti e differiti, all’eliminazione dei momenti di assembramento, a supplenze extra per sostituire il personale più a rischio, all’ottimizzazione nell’uso dello spazio nelle aule in rapporto al numero di studenti, alla regolarizzazione dei docenti precari, all’assunzione di più personale, alla sanificazione degli ambienti, alla conversione a uso scolastico di edifici inutilizzati e di scuole precedentemente chiuse, alla riapertura delle scuole differenziata su base regionale, in relazione alle diverse situazioni sociali ed epidemiologiche.

Didattica a distanza che ha fatto emergere anche il fondamentale ruolo delle reti e di internet. “Troppe aree dei nostri comuni sono carenti di linea” denuncia Ferraro “con queste infrastrutture diventa difficile lavorare e studiare”.

Riaprire le fabbriche
Non risparmiano stoccate al governo gli esponenti del centrodestra sanminiatese. “La crisi – dice Altini – che viviamo e vivremo è figlia della pandemia, ma anche di una gestione che non ha fatto della chiarezza e della corretta informazione il suo faro principale. E’ il momento di dare maggiore fiducia ai commercianti, alle imprese e ai cittadini. E’ necessario trovare una formula che garantisca la sicurezza e permetta la riapertura il 4 maggio, come urge andare oltre la liquidità per le aziende di cui in questi giorni sta parlando le il Governo, che non può trasformarsi in un debito che gli imprenditori contraggono per pagare le tasse e li strangolerà magari più tardi.

Il Comprensorio del Cuoio sa bene che tutto ciò che non produce in questo momento di stallo il mercato lo andrà a cercare altrove e per noi sarebbe un disastro”. Parole condivise anche Ferraro. “E’ il momento di sburocratizzare – dice –. Non è possibile pensare che si possa ripartire con il sistema di autorizzazioni e vincoli che abbiamo conosciuto fino ad ora. Questo vale per le infrastrutture, per le costruzioni, per quell’Urbanistica la cui legge regionale latita da due anni passando al vaglio di modifiche su modifiche, ma in generale per tutti gli imprenditori di questo paese: per i ristoratori ed i commercianti, ad esempio, che dovranno essere messi in condizione di usare gratuitamente gli spazi pubblici per sfruttare come possibile la stagione estiva, mettendo a loro disposizione strumenti più efficienti per l’igienizzazione di ambienti, locali e spazi pubblici“.

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