“Carità non è dare ai poveri i rifiuti”, la Caritas ripensa la distribuzione di abiti foto

Don Zappolini: "Servono nuove modalità". E a Santa Croce sull'Arno prende corpo l'Emporio

“Linee nuove che mettono al centro la dignità delle persone”. È così che se la immagina don Armando Zappolini, responsabile diocesano della Caritas, la nuova modalità di distribuzione degli abiti. Si sono fermati, infatti, tutti i centri di raccolta delle Caritas della diocesi di San Miniato in seguito a una decisione non semplice e accolta con non poche riserve da volontari e donatori.

Non rispondeva ai criteri di rispetto dei poveri”, ha spiegato don Zappolini parlando delle modalità di distribuzione. Le motivazioni per la chiusura c’erano e ci sono secondo il direttore della Caritas diocesana e, in ogni caso, occorre precisare che si tratta del solo settore vestiario e non della distribuzione alimentare.

“Abbiamo deciso – ha detto don Zappolini -, per tutta la diocesi, di interrompere questo servizio perché non era un bisogno prioritario. Lo riattiveremo con modalità diverse, ma non ci saranno magazzini: sarà una carità che rispetti maggiormente sia chi dona che chi riceve”. Questa premessa per mettere in luce alcune criticità emerse durante il processo di distribuzione: “La situazione – ha continuato il direttore – era quella di vedere volontari che ‘rufolavano’ nei sacchi pieni di roba che era impresentabile e quindi non si poteva nemmeno distribuire. Inoltre, arrivava tanta roba, più di quella che serviva. Ma dal momento che i vestiti non si usano più diventano rifiuti e quello che non si distribuiva andava smaltito e servivano le relative autorizzazioni. Insomma, era un ginepraio. E poi, l’idea di portare ai poveri le cose che si buttano via non educa alla carità”.

Per adesso, dunque, niente raccolta dei vestiti, ma sono allo studio nuovi progetti per la ripresa del servizio secondo modalità più vicine alle esigenze dei volontari e dei poveri. “Uno di questi – ha detto Zappolini – è quello che sta nascendo a Santa Croce sull’Arno: un emporio per la distribuzione alimentare in cui uno entra con una card a punti e sceglie ciò di cui ha bisogno. Sarà tutto tracciato e i volontari saranno comunque lì a dare una mano. Questo è lo stile che stiamo pensando anche per la distribuzione dei vestiti”.

Quei volontari che erano impegnati nella distribuzione – “persone stupende” come li ha chiamati Zappolini – probabilmente dovranno aspettare ancora qualche tempo, ma presto potranno tornare al servizio degli altri.

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