“Hanno rubato tutto, è un pezzo di terra incolta”: appello per il cimitero di Ponte a Egola

Lì "vorrei essere sepolta, ci sono già i miei genitori, i familiari più stretti e tanti amici ma è luogo di desolazione, sporcizia"

“A Ponte a Egola da diversi anni il cimitero comunale è diventato un pezzo di terra incolta, invasa da sterpi ed erbacce, dove insetti e animali strisciano e svolazzano sulle tombe, sempre più depredate e imbrattate dall’incuria e dall’azione dei ladri”. Queste sono le parole di denuncia che Giovanna Baldini, cittadina della frazione di San Miniato, usa per segnalare all’amministrazione comunale una situazione che durerebbe da anni.

“Da molto tempo – continua Baldini – non c’è un custode responsabile del luogo sacro, non c’è nemmeno un cancello, o meglio, il cancello c’è, ma nessuno lo apre o lo chiude a orario stabilito, così rimane sempre aperto. Si dice che il custode, io non ne ho mai visto uno, non avendo il dono dell’ubiquità, sia da un’altra parte, a Stibbio, a Cigoli, o chissà dove, in altri cinque o sei cimiteri che lui, quell’unico custode, dovrebbe mantenere ordinati e puliti sì come giardini. Questa, infatti, è la caratteristica dei piccoli e silenziosi cimiteri di campagna che si vedono spesso dalle nostre parti.

Io penso che il Comune, l’ente locale più vicino al cittadino, che della comunità rappresenta e cura gli interessi, dovrebbe avere a cuore il mantenimento decoroso dei cimiteri di sua spettanza, considerando quanto sostenute sono le spese degli utenti per conquistarsi un posto dopo la morte.

Comprare un loculo o fornetto, lo spazio per una tomba murata, o un fazzoletto di terra, la più modesta forma di inumazione è veramente oneroso. Sulla cosiddetta sepoltura in terra pendono molte regole da rispettare: la tomba, ricoperta da rigoglioso prato verde, deve essere delimitata da mattoncini grigi, e non si può sostituire l’erba con sassolini bianchi: tutto bene, bella l’idea: ma, chi innaffia il prato e toglie le erbacce? Nella zona del cimitero di Ponte a Egola dove sono state situate le tombe in terra ora la gramigna ha divelto i mattoncini grigi e i formicai hanno avuto la meglio sugli ultimi fili d’erba seccati dal sole, lasciando intorno uno scenario squallido di buche e montagnole di terra rossa: insomma, un disastro”.

“Gravose – secondo la cittadina – sono anche le spese per la traslazione legale dei defunti, a scadenza stabilita, nell’ossario o in altra tomba di famiglia, che, però, ultimamente non è possibile ottenere per mancanza di addetti. La mia famiglia aspetta da diversi anni che la salma di mamma, passati i dieci anni stabiliti dalla legge, sia riesumata e deposta nella tomba accanto a suo marito. Finora non è stato possibile. E questo è solo un caso personale.
Una lunga lista si può stilare per altri disservizi: la difficoltà di riaccendere la lux aeterna, se una lampadina si brucia (anche se la bolletta è regolarmente pagata), la scomodità di attingere l’acqua per i vasi dei fiori perché la pompa posizionata al centro del cimitero non è stata più aggiustata dopo un guasto, costringendo le persone anziane a un lungo percorso dalla propria tomba all’unica fontana rimasta.

Comunque direi che non c’è più bisogno di acqua né per vasi, né per fiori. Dal cimitero di Ponte a Egola tutto è stato rubato: vasi, fiori, lettere incise sulle lapidi, ogni grammo di rame, e anche borse. Infatti le donne, malamente scippate, impaurite, non vanno più da sole a visitare i propri cari, per tacere degli atti vandalici a danno delle auto, lasciate incautamente appena fuori da quel cancello sempre aperto.

Chiunque di notte e di giorno può entrare nel cimitero di Ponte a Egola, usare e maltrattare quel poco che è rimasto della ‘nuova’ struttura in muratura che era stata edificata qualche anno fa e che comprendeva l’ufficio del custode, i servizi igienici, mai agibili, e tutto quello che attiene a un posto adibito al ricordo, al raccoglimento, all’incontro dei vivi che onorano i morti.

Invece da tanto tempo il cimitero del paese, dove vorrei essere sepolta, dove sono già i miei genitori, i familiari più stretti e tanti amici è luogo di desolazione, sporcizia, abbandono.

Chissà se l’amministrazione municipale vorrà o potrà fare qualcosa”.

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