Stragi nazifasciste, “La memoria non basta: non sia uno spot. Vogliamo giustizia”

Parte dal Padule di Fucecchio l'appello del gruppo che raccoglie sopravvissuti e parenti delle vittime

“Non siamo contrari a operazioni culturali dedicate a tramandare le vicende storiche, ma chiediamo che siano progettate con fini trasparenti, nel rispetto delle realtà locali e non servano da alibi per sottrarsi agli impegni assunti nei confronti dei superstiti e dei familiari delle vittime delle stragi nazifasciste“. Lo chiede il gruppo Giustizia per stragi e deportazioni nazifasciste in rappresentanza di sopravvissuti e di familiari delle vittime delle stragi e delle deportazioni del Padule di Fucecchio oltre che di Fivizzano, Cefalonia, Istituto Chimico Farmaceutico Militare di Firenze, Niccioleta, Fossoli – Carpi, Associazione Martiri Sant’Anna di Stazzema, Centro Studi “Schiavi di Hitler”, Associazione Familiari Montesole.

Il gruppo rivolge una richiesta “a chi attualmente riveste la carica di presidente della Regione Toscana, ma anche alla persona che ne sarà titolare a seguito delle imminenti elezioni. Facciamo appello anche ai candidati e alle forze dell’antifascismo.

L’anno scorso, in occasione della commemorazione della strage del Padule di Fucecchio, poi in seguito e anche quest’anno, abbiamo chiesto alle istituzioni locali e in particolare alla Regione Toscana, di aiutare i familiari delle vittime e i sopravvissuti, per tutte le stragi nazifasciste, a ottenere giustizia. Chiedevamo anche provvedimenti per alleviare le sofferenze di chi si è trovato a convivere con danni irreparabili, morali e materiali, per quella cieca violenza. Le nostre richieste hanno preso le mosse dalla strage del Padule, ma hanno riguardato tutte le stragi dal 1943 al 1945, con particolare riferimento a quelle toscane perché la Regione, come ente, ha la possibilità tecnica di assumere iniziative concrete.

A dicembre una nostra delegazione ha incontrato a Firenze la vicepresidente Barni, che ha promesso l’attivazione dell’ufficio legale della Regione per valutare la possibilità di fare causa alla Germania per i risarcimenti.

A fine anno il presidente Enrico Rossi ha risposto a un nostro nuovo appello impegnandosi per affiancare i familiari delle vittime delle stragi naziste nella loro richiesta di risarcimento alla Germania e verificare la possibilità di far costituire la Regione stessa.

Al Consiglio regionale tre consiglieri di maggioranza (Nardini, Spinelli, Gazzetti) hanno anche presentato una mozione, chiedendo alla giunta di ‘sostenere le famiglie che chiedono risarcimento alla Germania’. La mozione, rinviata più volte, non è mai stata discussa ed è scomparsa dall’ordine del giorno. Alla Regione, poi, nessuno ha più risposto ai nostri numerosi solleciti.

Siamo favorevoli alla trasmissione della memoria, ma da tempo denunciamo il suo uso strumentale, falsamente riparatorio e sostanzialmente sostitutivo della giustizia. In questo senso notiamo che, proprio sulla strage del Padule, mentre restano senza esito le nostre precise richieste, si dà spazio a un nuovo progetto sulla memoria. Per inciso, ciò dimostra che le attività della Regione sono proseguite e quindi che non è stata l’emergenza sanitaria a impedire azioni di sostegno nei nostri confronti.

Si è avuta notizia infatti del protocollo siglato tra il Comune di Larciano e l’assessorato alla cultura della Regione (retto dalla stessa vicepresidente Barni che non ha dato alcun seguito agli impegni presi nel 2019) che prevede un nuovo museo sull’eccidio e un Parco della memoria. In mancanza di indicazioni precise sul finanziamento di questo ambizioso progetto, c’è anzitutto da chiedersi se si attingerà nuovamente a denaro della Germania, come avvenuto per il restauro del monumento Lo stupore, a Castelmartini, cosa che abbiamo stigmatizzato a suo tempo con ampio seguito nazionale e locale.

In un territorio che nello spazio di pochi chilometri già ospita tre strutture museali dedicate in tutto o in parte all’eccidio – e mentre la quarta vedrebbe un progetto così consistente – fino a oggi le lapidi, i cippi e le altre testimonianze (anche Lo Stupore, lasciato per anni senza un restauro) sono spesso, tranne che a ridosso della ricorrenza, abbandonate all’incuria e in alcuni casi rese addirittura inaccessibili da catene di sbarramento, poste da privati”.

Sui risarcimenti, poi, “La nostra posizione per i risarcimenti è sostenuta anche dalle autorità giudiziarie e in particolare dalla Corte costituzionale, con la storica sentenza del 22 ottobre 2014. Invece, quanto sta accadendo conferma che un certo modo di gestire la memoria accompagna il rifiuto della giustizia.

La giustizia ci è stata negata sin dagli anni Quaranta, con la subdola politica del cosiddetto ‘Armadio della vergogna‘. Ma continuiamo a chiederla, come dimostrano gli importanti interventi anche alla commemorazione di quest’anno, a Cerreto Guidi, che hanno ricevuto nuova attenzione.

Del resto, le dichiarazioni di Enrico Rossi, anche dopo l’insediamento di chi lo sostituirà, certamente impegnano la Regione e chiamano a ogni doverosa responsabilità”.

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