I precari della scuola in piazza: “Una convocazione frettolosa”

Gli insegnanti e i sindacati mettono nel mirino la sperimentazione adottata dall'ufficio scolastico

Sono tornati in piazza anche a Pisa, sotto le finestre del provveditorato in via Pascoli, i membri del nodo pisano del Coordinamento nazionale precari della scuola, dopo l’appuntamento dello scorso 2 settembre a Roma.

Il presidio, organizzato a partire dalle 16, aveva l’obiettivo di protestare contro le modalità con le quali in tutta Italia proprio in questi giorni sono scelti i titolari delle innumerevoli cattedre da assegnare a docenti precari con contratti a termine.

“Non è solo una questione lavorativa, è una questione di dignità. Ne va del rispetto di persone che già stanno facendo un lavoro da anni e a cui si chiede continuamente di dimostrare di meritarsi qualcosa che hanno già dimostrato di sapere fare – dice una delle animatrici del nodo pisano del Cnps Alessandra Cavazza. –. La costruzione frettolosa delle graduatorie, portata avanti secondo le direttive di un Ministero a caccia di visibilità per la puntualità nell’apertura delle scuole, è l’atto finale di un percorso che ha logorato tutti noi”.

Proprio ieri, alla fine di un tour de force che ha coinvolto e ancora coinvolge tutti gli uffici scolastici, sono state chiuse le graduatorie con un nuovo metodo, giustificato dall’emergenza sanitaria ma che in molti temono essere uno strumento che farà scuola: il portale messo a punto dall’Ufficio Scolastico Regionale della Toscana. Attraverso l’iscrizione e la dichiarazione dei titoli e delle preferenze fra le varie scuole “papabili” in cui ogni candidato cerca di insegnare per l’anno a venire, avverrà nei prossimi giorni un incrocio dei dati da cui spunteranno fuori le convocazioni. Un appuntamento al quale, secondo molti sindacati della scuola, si è arrivati dopo la costruzione di una graduatoria provinciale frettolosa, mai controllata nel dettaglio e quindi “potenzialmente foriera di numerosi ricordi e depennamenti nei prossimi anni”.

“Noi non siamo ostili al principio in sé – dice Cavazza. – La gestione centralizzata della cattedre annuali, al 30 giugno o 31 agosto, potrebbe garantire sulla carta anche trasparenza e correttezza. Noi contestiamo intanto le modalità e lo scarso controllo, dovuto alle tempistiche, dei dati inseriti, foriero di errori anche a seguito di un vero e proprio stravolgimento delle tabelle di valutazione dei titoli. Anni di professionalizzazione, fra master e corsi di specializzazione, che improvvisamente sono svalutati nell’assegnazione dei punti. Al contempo sopravvalutazione di assegni di ricerca e affini, con punteggi che equivalgono a interi anni di insegnamento effettuato in classe, praticando la professione fra i banchi. Al tempo stesso abbiamo avuto 15 giorni per caricare tutto on line, con una piattaforma che spesso non ha retto il carico, con giorni di black out che hanno leso i diritti di molti. Gli incarichi saranno conferiti in remoto dagli Uffici Provinciali Scolastici in base a liste di preferenze. Una elenco di priorità che i docenti hanno dovuto compilare alla cieca, senza poter conoscere le disponibilità dell’organico di diritto e di fatto. Così è avvenuto a Pisa, dove le assegnazioni saranno fatte a porte chiuse, senza la nostra presenza, tramite una telefonata o una email, senza diritto di replica. In 24 ore dovremo prendere servizio. E’ questa la trasparenza che sbandiera il Ministero? Compilare una graduatoria piena di errori, senza possibilità di appello e renderla definitiva?”.

Una convocazione unitaria, quella che all’inizio dell’anno viene tradizionalmente fatta per assegnare tutte le cattedre “lunghe”, annuali, che in molte regioni viene fatta ancora in presenza, nel rispetto di tutte le norme anti-Covid. “A Roma, certo non una piccola realtà, lo hanno fatto – continua Cavazza. – Non capiamo come mai proprio quest’anno si è voluto a Pisa sperimentare un sistema sulla pelle di persone che vogliono solo continuare a fare il loro percorso, a cui si è chiesto di dare preferenze sulle scuole, quindi scelte vincolanti nelle assegnazioni, senza sapere le disponibilità dei territori e degli istituti in termini di cattedre vacanti”.
Di qui la decisione di scendere nuovamente in piazza. “Vogliamo legalità, chiarezza, trasparenza, ma sopratutto rispetto per tutti noi – conclude la portavoce – Non possono trattarci così”.

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