Negativi al Covid, ma restano a casa: “Nessuno ci dice cosa fare, perdiamo giorni di lavoro”

La denuncia di un genitore: “Costretti a vivere nell’incertezza”

Il contatto positivo e poi l’isolamento volontario. È iniziato così, nei primi giorni di ottobre, il periodo di estrema incertezza per Andrea Lavecchia e la sua famiglia. Se all’inizio sembrava andare tutto liscio con i tamponi e i risultati che sono arrivati nei tempi giusti, dopo, con il passare dei giorni, la situazione si è fatta più complicata. “Nessuna polemica – dice Lavecchia – solo che queste cose si devono dire perché possono esserci altre famiglie nella stessa situazione”. E poi ricostruisce i fatti.

“Nessun sintomo di Covid 19 – spiega – solo un contatto il 3 ottobre con una persona risultata positiva con tampone effettuato il 6 dello stesso mese. Per prudenza decido di fare il tampone a tutti i membri della mia famiglia: io e mia moglie lo facciamo l’8 ottobre, per i miei tre figli che vanno a scuola il tampone è stato attivato dal pediatra. Io e mia moglie siamo negativi, i figli sono positivi con bassa carica e stanno bene, tanto che l’autorità sanitaria non ha ritenuto nemmeno di mettere in quarantena le classi (uno alle medie, due alla primaria) dei miei figli perché, mi hanno detto, probabilmente non sono infettivi”.

Il problema che solleva il cittadino è anche questo: tutto è lasciato ai “forse” e ai “probabilmente” senza alcuna certezza. A tal proposito, come successo in altre situazioni simili, l’uomo rimarca la disponibilità dimostrata dalle autorità locali, sindaco e dirigente scolastico. “Non posso che ringraziarli – ha detto Lavecchia – il dirigente scolastico dell’istituto dove i miei figli vanno a scuola mi sta chiamando spesso per sapere come stanno i bambini e anche con il sindaco Giglioli ci siamo confrontati e siamo in contatto”.

La critica sollevata, comunque, riguarda la mancanza di informazioni successiva ai tamponi. “Ad oggi – ha detto Lavecchia – non abbiamo nessuna notizia sul da farsi. Come ci dobbiamo comportare noi genitori? Tra quanto possiamo tornare a lavoro? Dobbiamo fare un altro tampone? Probabilmente si perché può darsi che io e mia moglie fossimo nel periodo di incubazione, ma sono solo ipotesi nostre. Purtroppo, queste domande rimangono senza risposta perché al numero del dipartimento di Igiene della Usl di Empoli nessuno risponde e nessuno ci ha chiamato. Per un cittadino è quindi praticamente impossibile sollecitare o chiedere spiegazioni direttamente all’ufficio che prende in carico le richieste”.

I due genitori sono in attesa di indicazioni anche alla luce dei nuovi provvedimenti che riducono il periodo di quarantena a 10 giorni per chi non ha sintomi. “Personalmente – conclude il cittadino – ho il sentore che il laboratorio di Empoli sia sottorganico e allora tutte le risorse economiche per potenziare la Sanità Pubblica dove sono finite? Il fatto è che ad oggi il problema non è una chiusura globale o zonale ma la mancanza d’informazione che si sta verificando. È vero a marzo non eravamo stati colpiti così duramente in questo territorio e a maggior ragione non riesco a capire perché non ci siamo organizzati? Un’altra domanda senza risposta. Non voglio far polemica ma desidero portare alla luce delle istituzioni e della Usl di come un comune cittadino sia costretto a vivere nell’incertezza”.

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