“La pandemia ha salvato vite: sono diminuiti gli incidenti stradali”

La provocatoria lettera di un pendolare sullo stato della FiPiLi: “Il rischio di dover pagare per aver messo a repentaglio la vita a qualcuno è zero”

La pandemia, grazie al lockdown, ha in realtà salvato molte vite per via del calo degli incidenti stradali. Infatti, ci sono più decessi sulle strade che per Covid, ma l’attenzione sui morti sulle strade resta inferiore a quella del Covid”. Lo scrive Marco Bignarni, un pendolare che ogni giorno viaggia sulla strada di grande comunicazione Firenze Pisa Livorno “da circa 10 anni”.

Quella sulla Fi-Pi-Li la definisce una “pandemia stradale”, in una lettera che corre lungo il parallelismo tra la pandemia da Covid-19 e la piaga degli incidenti stradali.

“Solo negli ultimi tre mesi – continua l’uomo – le situazioni drammatiche che mi hanno visto testimone sono tantissime. Da luglio a settembre almeno ci sono stati almeno sei morti su quella strada, senza considerare le chiusure, le uscire obbligate, le lunghe code e gli incidenti per fortuna senza vittime”. Di seguito il testo della lettera indirizzato alla politica ma anche a tutti gli automobilisti.

“Tutti i giorni ci sono incidenti che creano chilometri di coda in un verso o nell’altro. L’elisoccorso Pegaso ha ormai messo la Fi-Pi-Li tra i suoi target di intervento. Riprendendo il parallelo con il Covid si potrebbe dire che tutti i giorni si contano migliaia di ‘contagi’, alcuni non ne escono vivi, alcuni presentano ‘sintomi’, altri ‘asintomatici’ tornano alla loro vita con ore di ritardo. Molti si fanno i 15 giorni di ‘quarantena’ con la macchina in carrozzeria. Fermare o diffondere un contagio è questione di comportamenti individuali e di scelte politiche. Questo vale anche per la Fi-Pi-Li. Si dà la colpa alla pericolosità della strada, ai camion, al progetto iniziale, ma stavolta vorrei cambiare punto di vista. Non è una strada ad essere pericolosa, ma il come la si percorre. C’è una responsabilità degli automobilisti e una della politica, di chi guida e di chi permette che questa strada sia vissuta come una pista da ‘piloti’ a cui andrebbe tolta la patente. Il rischio di dover pagare per aver fatto rischiare la vita a qualcun altro, di aver bloccato per ore migliaia di altri utenti, fatto fare ritardi, saltare appuntamenti, aver rovinato ferie, fatto perdere traghetti o aerei, è praticamente zero. Nella trappola degli autovelox cadono solo i distratti, chi non la percorre tutti i giorni, chi non legge gli elenchi degli autovelox attivi quella settimana (assurdo che sia un elenco pubblico).Se una strada è di 2 corsie, una è di marcia dove si procede entro i 90, e l’altra di sorpasso, dove si va, entro i 90, per superare chi va più piano, ma questo non vale per la Fi-Pi-Li. Viaggiare sulla FI-Pi-Li: se provi a superare a 90 un camion che va correttamente piano, ti appare dietro, a distanza non adatta nemmeno al distanziamento sociale, un ‘pilota’ che ‘sfanalando’ cerca, come con una bacchetta magica, di farti sparire per non fargli rallentare la corsa. Si appiccica dietro, senti il suo respiro affannoso e iracondo come se fosse seduto sui sedili dietro. Resta li fino a che non ti costringe a rientrare tra il camion che superavi e quello successivo. Rientri e la corsia disorpasso a quel punto non è più raggiungibile, occupata da una fila di auto che sfrecciano una attaccata all’altra come un treno, a velocità decisamente molto superiore al limite. Così ti metti a 80 tra i due enormi Tir e speri che non succeda nulla. Questa situazione ha creato nuove regole di autogestione. Per sopravvivere devi superare il limite. Se vai a 120 – 130 chilometri orari chi arriva molto più forte accetterà il tuo sforzo e ti manderà solo un piccolo segnale da lontano per chiederti se per favore riesci a disintegrarti prima che raggiunga il limite della distanza di sicurezza che ormai tutti considerano uguale a quella del distanziamento sociale. Grazie al Covid abbiamo per lo meno capito che sotto il metro di distanza c’è rischio di contagio. Invece, i camion sono i più corretti (statisticamente parlando). È solo che gli incidenti più gravi o spettacolari coinvolgono sempre loro e riempiono le pagine dei giornali, ma quasi sempre se ne stanno in fila uno dietro l’altro. Molti incidenti che vedono coinvolti camion sono in realtà causati dalle auto. E io non sono un camionista, ma viaggio con la macchina. Se si rispettassero limiti e distanza di sicurezza (questa sconosciuta), il traffico scorrerebbe tranquillo, con una corsia di sorpasso percorsa stile Highway americana a 90 chilometri orari e una di marcia dove si va più piano, entrambe nel rispetto della così strana normativa della distanza di sicurezza. Le soluzioni, semplici ed economiche, ci sarebbero: formazione, controlli e pene certe, ma sono impopolari. Multe. Sì, chiedo, come automobilista, che vengano emesse multe a chi guida, non alle ditte intestatarie dei mezzi. Punti della patente levati al guidatore, non ai nonni novantenni, inconsapevoli di essere andati a 180 sulla Fi-Pi-Li con un Suv di ultima generazione che non saprebbero neppure mettere in moto. Punti che non si recuperino semplicemente pagando. In Svizzera sequestrano l’auto, qui si è impuniti sempre. Volanti della polizia che facciano avanti e indietro alla velocità giusta, controlli con il laser in postazioni mobili non segnalate, sistemi tipo tutor o anche scatole vuote di autovelox da riempire a caso. Non c’è bisogno di dotarle tutte di costosi meccanismi, basta la scatola vuota. Nel dubbio che sia attiva o no, tutti rallentano. Qualsiasi soluzione costerebbe meno del costo sociale di questo Far West della Fi-Pi-Li. Peccato che tutta la politica Toscana abbia invece in programma solo grandi opere. Nuovi cantieri, nuovi intoppi, per sistemare una strada che a 90 chilometri orari è perfetta, forse va bene anche a 110, basterebbe decidere quale è il limite e farlo rispettare. Speriamo di vedere anche noi pendolari un giorno una Highway Toscana, la Fi-Pi-Li trasformata in una Ruote 66 Firenze Pisa Livorno, prima di estinguerci uno alla volta in drammatici incidenti stradali”.

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