Vaccino contro il Covid, la scatola è Made in Valdera

Le prime dosi dall'università di Oxford sembrano funzionare e allora si lavora all'involucro

Covid-19 Vaccine AstraZeneca”, questo quello che si legge sulla scatola che conterrà le prime dosi di vaccino contro il coronavirus ancora in fase di sperimentazione all’università di Oxford. A ricevere la commessa per stampare i primi involucri è un’azienda di Pontedera, leader del packaging.

Sta circolando una foto (che abbiamo scelto di non pubblicare per non essere lesivi nei confronti del lavoro di quanti stanno contribuendo allo sviluppo di questo vaccino, compresi quanti ne hanno ideato e stampato la scatola dato che il progetto è ancora in fase di sviluppo) che ritrae quello che sarà il contenitore del vaccino firmato AstraZeneca, la società biofarmaceutica svedese e britannica che sta collaborando insieme agli scienziati di Oxford allo sviluppo della composizione chimica che potrebbe risollevare le sorti del pianeta. Al momento, tra tutti gli istituti di ricerca che sono in corsa per il brevetto, il Jenner Institute di Oxford è in testa, avendo superato i primi due step ed essendo arrivato alla terza fase della sperimentazione. Secondo gli esperti il vaccino in questione ha mostrato un “profilo accettabile di sicurezza e un aumento degli anticorpi”. Inoltre, notizia di pochi giorni fa, ha dato i primi segni positivi sugli anziani. C’è anche un pezzo di Italia, oltre che di Valdera per quanto riguarda l’involucro, nella produzione del vaccino, grazie alla collaborazione dell’IRBM di Pomezia, società che si occupa di ricerca per la scoperta di nuovi farmaci.

Il fatto che le prime dosi, ancora in fase di sperimentazione, siano pronte, non vuol dire che il vaccino sia da considerare del tutto sicuro e pronto all’immissione sul mercato. Le dosi, quindi anche le scatole, vengono già preparate nel caso di un esito positivo di tutto l’iter di sperimentazione. Così, una volta avuta la certezza dell’efficacia, le operazioni logistiche per la distribuzione saranno più celeri. In ogni caso servirà ancora del tempo: una volta appurato il corretto funzionamento del vaccino, all’Italia arriveranno le dosi per i pazienti più a rischio, in attesa che la produzione riesca poi a coprire le esigenze di tutti.

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