Il Marconi scende ma resta il primo liceo del territorio secondo il rapporto Eduscopio foto

Il Cattaneo è garanzia di occupazione, ma quasi la metà dei diplomati trova un lavoro non coerente con gli studi

È uscita la classifica di Eduscopio, il progetto della Fondazione Agnelli che permette di conoscere quanto efficace è stata la formazione dei cinque anni di scuole superiori. I dati raccolti in tutta Italia si basano su una serie di indicatori statistici e si articolano su due grandi temi: continuo del percorso con gli studi universitari e ingresso nel mondo del lavoro, guardando al tasso di occupazione e alla coerenza del lavoro trovato con gli studi. Anche le scuole del Comprensorio, ciascuna con le proprie peculiarità, hanno trovato il loro posto.

Per il liceo Guglielmo Marconi di San Miniato sono disponibili solo i dati che riguardano il proseguo degli studi, mentre per l’istituto tecnico Cattaneo anche quelli inerenti al lavoro. Per questo motivo un confronto tra le due scuole avrebbe poco senso, dato che gli indici su cui sono valutate le due classifiche sono diversi. Il confronto è possibile con il Checchi di Fucecchio, per il quale sono disponibili i dati di entrambi i campi, università e lavoro.

Si conferma, comunque, la tendenza degli scorsi anni: il Cattaneo va molto bene nell’avviamento al lavoro e meno del continuo degli studi. Viceversa, il Marconi rimane uno dei principali licei della zona per chi ha intenzione di andare all’università.

Il dato principale per valutare gli sbocchi universitari è l’indice FGA, un indice che mette insieme la media dei voti e i crediti ottenuti in una scala che va da 0 a 100, dando un peso pari al 50 percento ad ognuno dei due indicatori. Il Marconi, con un punteggio di 77,5 su 100 per l’indirizzo scientifico, è il sesto liceo nel raggio di 30 chilometri (in testa il XXV Aprile di Pontedera). Decimo il Checchi, con 70,25 su 100. Se restringessimo il raggio a 20 chilometri le due scuole si piazzerebbero rispettivamente terza e quinta.

Il Marconi

Perde due posizioni per l’indirizzo scientifico il liceo Marconi. Quest’anno Il Pontormo di Empoli e il Carlo Lorenzini di Pescia hanno superato il liceo sanminiatese. Resta comunque il primo indirizzo scientifico per il comprensorio del cuoio con un numero medio di diplomati all’anno di 54. Tra questi, il voto medio di maturità per coloro che hanno deciso di immatricolarsi all’università è di 78,2, mentre per quelli che non hanno continuato gli studi universitari è di 74,8. In generale, tra tutta la popolazione scolastica dello scientifico del Marconi, solo il 7 per cento decidono di non andare all’università, mentre l’80 percento si immatricola e supera il primo anno. Eduscopio, infatti, segue i ragazzi anche dopo il primo anno di università perché non basta immatricolarsi: bisogna anche dare gli esami e ottenere crediti. Il 12 per cento degli studenti che vengono dal Marconi si immatricolano ma si fermano al primo anno di studi.

Nella scelta dell’università pesa molto la continuità: quasi un quarto di chi continua, infatti, sceglie un corso di laurea di ambito scientifico, il 23 percento di area tecnica e quasi il 20 economico statistica. In pochi continuano con facoltà umanistiche, mentre un 12 percento sceglie professioni sanitarie. Gli studenti del Marconi hanno premiato l’università di Pisa, con oltre il 73 percento. Solo il 21 percento degli studenti sono andati a Firenze.

Per l’indirizzo di scienze applicate l’indice FGA si attesta su 72,40. Tra chi ha scelto questo indirizzo, il 69 percento supera il primo anno di università (in Toscana la media è del 76), mentre il 20 percento si ferma al primo anno (la media regionale scende al 12). L’11 percento non continua con l’università. Anche chi ha scelto le scienze applicate ha espresso una netta preferenza per i corsi di studio di ambito scientifico.

Il Cattaneo

Come c’era da aspettarsi il Cattaneo si conferma molto forte sull’avviamento al lavoro e un po’ meno sugli studi universitari. Il criterio usato da Eduscopio è quello dell’indice di occupazione, che ci dice qual è la percentuale degli occupati (coloro che hanno lavorato almeno 6 mesi entro i primi due anni dal conseguimento dal diploma), su coloro che non si sono immatricolati all’università. Dunque, per valutare la capacità formativa della scuola in termini di inserimento lavorativo dei diplomati, si prendono in considerazione solo i diplomati che hanno manifestato un interesse esclusivo per il mondo del lavoro. In questo il Cattaneo, che esprime una media di 81 diplomati all’anno, ha un indice di occupazione del 67 per cento con il suo indirizzo tecnico economico con una media di 200 giorni di attesa dopo il diploma per trovare un’occupazione.

Molto utile, in tal senso, il fatto che la scuola sia nel cuore del distretto conciario e gli studi dedicati sulla materia. Infatti, la distanza mediana casa-lavoro di chi è uscito dal Cattaneo è di soli 8 chilometri.

La percentuale degli occupati (chi ha lavorato per più di 6 mesi in due anni) che hanno frequentato l’istituto tecnico è del 43 percento, molto superiore rispetto alla media della provincia di Pisa che si ferma al 30. I sottoccupati (chi ha lavorato meno di sei mesi in due anni) sono il 9 percento, in linea con la media provinciale. Chi si è buttato negli studi universitari costituisce, invece, il 22 per cento: qui il dato in media della provincia è superiore e raggiunge il 33. Un 15 per cento studia all’università e lavora, ma c’è un dato particolarmente preoccupante, non tanto per la scuola nel caso specifico, quanto più in generale: quello sui cosiddetti Neet. Coloro che non stanno né studiando né lavorando e non sono impegnati in nessun percorso di formazione. Dal Cattaneo chi è fermo è un 13 per cento, vicino alla media provinciale del 12.

Ci sono alcune precisazioni che aiutano a capire meglio l’andamento del rapporto scuola-lavoro: il tipo di contratto e la coerenza tra gli studi fatti e l’occupazione. Per quanto riguarda i contratti, il 6,6 percento dei diplomati all’Istituto dopo due anni hanno ottenuto un contratto a tempo indeterminato, il 36 percento un contratto temporaneo e poi c’è la grossa fetta di chi è in apprendistato, il 57,5 percento. Qui entrano in gioco altri fattori come l’andamento del mercato del lavoro e le congiunture economiche, quindi, è bene tenere a mente che non tutto dipende dal tipo di scuola, anche se l’istruzione è un fattore che pesa in modo particolare. Infatti, il dato che merita forse più attenzione di altri è che il 46,4 percento (quasi la metà) dei diplomati, trova un lavoro non coerente con il titolo di studio. Questo vuol dire che i giovani dovranno apprendere sul campo competenze e conoscenze non sviluppate a scuola. Il 38 percento svolge professioni trasversali, mentre il 15 percento “lavora per ciò che ha studiato”.

Per l’indirizzo tecnico economico ci sono anche i dati che riguardano gli studi universitari. In questo campo, l’istituto tecnico si ferma a un indice FGA di 51,72 su 100 con un voto medio di maturità di 82 per chi si immatricola all’università e di 73 per chi non lo fa. Ben il 64 percento decide di non immatricolarsi, rispetto a una media regionale del 50. Il 30 percento si iscrive all’università e supera il primo anno e il 6 si iscrive ma non supera il primo anno.

Al contrario del Marconi, sono più gettonati i corsi di laurea umanistici: quindi statistica ed economia (51 percento), giurisprudenza e scienze politiche. Oltre il 60 percento va a Pisa, ma un quarto di chi si iscrive all’università sceglie Firenze. Da sottolineare anche un quasi 6 percento che va all’università per stranieri di Siena, magari per continuare con le materie degli indirizzi di relazioni internazionali, turismo e comunicazione.

Il Checchi

Anche la scuola fucecchiese, con il suo indirizzo tecnico-economico, va molto bene sull’occupazione: il 45 per cento dei diplomati trova un’occupazione a fronte di una media provinciale (provincia di Firenze) del 31. I sottoccupati sono l’11 percento, chi lavora e studia è l’8 percento mentre chi sceglie solo l’università arriva al 19 (la media provinciale arriva al 27). I Neet solo il 16 percento. Il Checchi ha un indice di occupazione del 62 percento e i diplomati trovano lavoro in media entro i successivi 170 giorni a una distanza mediana da casa di 7 chilometri.

L’11 percento degli ex studenti lavora con un contratto a tempo indeterminato, il 55,6 percento con un contratto di apprendistato mentre il 33 percento ha un contratto temporaneo. Sulla coerenza tra la mansione e gli studi, il 44,4 percento ha trovato un lavoro non coerente, il 37 svolge professioni trasversali, mentre il 18,5 ha un lavoro coerente con il titolo di studio.

Sul fronte dell’avviamento agli studi universitari il Checchi ha un indice FGA di 70,25 per il suo indirizzo scientifico. In media 24 studenti all’anno si diplomano con un voto medio di 80 per gli scegli di continuare gli studi e di 67 per chi si ferma al diploma. Il 76 percento dei diplomati si immatricola all’università e supera il primo anno, mentre il 12 percento si iscrive ma poi abbandona gli studi. Un altro 12 percento guarda direttamente al mondo del lavoro senza immatricolarsi. Anche per il Checchi prevalgono le aree scientifiche e tecniche nella scelta del corso di laurea e circa il 75 percento decide di andare a Pisa.

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