Trasporto pubblico locale, “l’emergenza dimenticata”

L’appello alla Regione che diventerà una raccolta firme

“Il trasporto pubblico locale, elemento critico nella diffusione del SARS-CoV-2, sta rimanendo sullo sfondo del dibattito nella società e nella politica. È evidente la sottovalutazione della seconda ondata della pandemia, pure ampiamente prevista dalla scorsa primavera: il governo e la regione Toscana non hanno elaborato una programmazione di medio periodo, ora si trovano costretti a inseguire con continui provvedimenti – l’ultimo sulla trasformazione in zona rossa – l’emergenza con scelte sbagliate o insufficienti. Si sono persi colpevolmente mesi preziosi, mentre da più parti si chiedevano interventi programmatori”. Questo l’appello che diventerà una raccolta firme da sottoporre a tutti i cittadini toscani. Ci sono già i primi firmatari tra partiti, gruppo consiliari provenienti da molti comuni della Toscana e movimenti di piazza.

“Sapevamo tutti – dicono i promotori – che il trasporto pubblico doveva essere una priorità. E tale resta anche dopo l’ultimo dpcm nazionale e la attuale classificazione della Toscana, innanzitutto perché il quadro reale è molto diverso da quello desiderato. Anche l’obbiettivo dell’80 percento (e tanto più con l’ultimo dpcm, al 50 percento) di capienza stabilito dal governo, se pur realizzato, non sarebbe stato sufficiente. Certamente in questi mesi siamo stati ben al di sopra di quelle percentuali, con autobus in versione ‘scatolette di sardine’ dove il distanziamento era impossibile per lavoratori e studenti. Non è stata data altra alternativa, se non, per chi può, l’uso dell’auto privata, dalle gravi conseguenze in termini di inquinamento e di congestionamento delle città, con danni pesantissimi per ambiente e salute. Sia per la natura necessariamente transitoria del provvedimento, sia per i numeri reali delle necessità di trasporto per lavoratori e studenti non possiamo accantonare l’urgenza di misure per il trasporto pubblico su gomma e ferro ben più ampie e incisive al fine di allontanare il rischio contagio”.

“Già prima dell’ultimo dpcm nazionale – hanno continuato -, a fronte di un 80 percento di capienza massima mai rispettata, la Regione ha annunciato di voler raggiungere addirittura il 50, grazie all’immissione di bus privati. È un provvedimento tardivo e insufficiente, i finanziamenti stanziati rendono impossibile avere un parco mezzi adeguato, da utilizzare per il tempo necessario. È una soluzione che non può bastare, la foglia di fico che non riuscirà a nascondere i nodi annosi che vengono al pettine.

Il problema è strutturale, è sotto agli occhi di tutti coloro che da anni salgono su autobus e treni regionali, che essi siano sempre pieni nelle ore di punta. La scelta di privatizzare la forma societaria o la stessa proprietà del trasporto pubblico toscano, perseguita con costanza dagli amministratori di centrosinistra e di destra, ha depotenziato fortemente la capillarità, le possibilità di accesso al servizio, la qualità e tutela del lavoro.

Le logiche di profitto, della privatizzazione, pretendono che gli autobus siano utilizzati al massimo della loro capienza e che le linee e gli orari meno frequentati vengano soppressi. I servizi meno redditizi sono spesso proprio quelli indispensabili per le fasce di popolazione più deboli, che nel trasporto pubblico hanno l’unico strumento per esercitare il proprio diritto alla mobilità. Le logiche di profitto e della privatizzazione hanno anche impedito il rinnovo del parco circolante, pretendendo lo sfruttamento ad esaurimento di quello esistente, nonché adeguate assunzioni di personale.
L’ormai più che decennale vicenda della gara regionale sul trasporto pubblico locale, non ancora del tutto conclusa, moltiplica le incertezze e le preoccupazioni. Questo modello privatistico appare assolutamente inadeguato tanto più in questa fase emergenziale per dare risposte strutturali, specialmente alle aree ingiustamente definite più periferiche della Toscana”.

Da qui le richieste alla Regione: prevedere ulteriori fondi per il reperimento di mezzi aggiuntivi (oltre a nuove assunzioni), anche con strumenti eccezionali come le cosiddette requisizioni in uso, ampliando la platea dei soggetti coinvolti e quindi dei mezzi da poter reperire. Fare una “revisione profonda”, di concerto con gli enti locali, degli strumenti urbanistici e dei piani della mobilità che permetta di aumentare le frequenza specialmente negli orari di punta, la cosiddetta velocità commerciale; che tenga conto, nei diversi strumenti programmatori regionali e locali, delle diversità di esigenze del trasporto urbano ed extra urbano, senza che nessun territorio rimanga abbandonato di fatto da un servizio essenziale come quello del trasporto pubblico. Programmare orari scaglionati di entrata e uscita per il lavoro e per la scuola che riducano l’impatto sui trasporti. Poi, rivedere le tariffe del trasporto pubblico locale, alla luce del forte peggioramento della crisi economico sociale, revisione ispirata a criteri di forte progressività, financo a prevedere la gratuita per studenti e lavoratori in tratte individuate e dedicate, ad esempio dalle stazioni ai luoghi di lavoro e studio. Assumere un forte impegno da subito e nel medio periodo, direttamente e come richiesta nei confronti del governo nazionale, al fine di potenziare il trasporto sia su ferro che su gomma, favorendo il rinnovo del parco mezzi anche con soluzioni come mezzi meno inquinanti ed elettrici e comunque sempre ove possibile il ferro alla gomma. Infine, un impegno, di concerto con gli enti locali, che individui il tema della mobilità sostenibile come assolutamente prioritario sia per il trasporto individuale che collettivo, con un serio piano per la mobilità elettrica, car pooling e car sharing, dell’uso e acquisto bici, piste ciclabili, intermodalità bici/trasporto su ferro e bici/trasporto su gomma, ecc.
Tutte le proposte devono essere ben individuate e dettagliate negli strumenti a livello nazionale, regionale e locale.

“Da un punto di vista strutturale – secondo i promotori – appare necessaria in ultima istanza una gestione pubblica e partecipata (con forme di partecipazione al controllo anche da parte di cittadini, utenti e lavoratori) del servizio, che si potrà ottenere solo usando gli strumenti dell’affidamento diretto, consentito dal diritto europeo, a società pubbliche e giuridicamente di diritto pubblico, con obbiettivi quali il rafforzamento delle linee e degli orari deboli, rinnovo e ampliamento del parco mezzi, rafforzamento della intermodalità ferro-gomma, nonché il forte rafforzamento degli strumenti scambiatori alle porte delle città onde sfavorire l’afflusso incontrollato dei mezzi private, rafforzamento della mobilità elettrica e di tutti gli strumenti per la mobilità su bici. Iter questo che va avviato quanto prima al fine di arrivare ad una transizione ordinata dall’attuale modello in essere, a quello indicato.

Una revisione che porti a un rilancio della programmazione per aree omogenee e a una inversione di tendenza rispetto alla privatizzazione, con l’obiettivo di fondo il considerare il trasporto pubblico locale un servizio pubblico, atto a rendere effettivamente accessibile a tutti – senza distinzioni di condizione sociale e di collocamento territoriale – un diritto fondamentale di tutti e tutte.

Impegni i suddetti che, per la fase di emergenza, rimangono comunque indifferibili anche a fronte di provvedimenti di ulteriore restrizione della mobilità delle persone emessi o che dovessero essere emessi, così come non più rinviabile un piano di priorità sul medio periodo per il rilancio del trasporto pubblico locale e regionale”.

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