Da Santa Maria a Monte all’Irpinia per aiutare i terremotati, “Quelle immagini sempre negli occhi” foto

Il ricordo di Vanni e Nuti 40 anni dopo, con un pensiero ad Armando che non c'è più

Quarant’anni di Irpinia, altrettanti da quella terribile scossa che in poco più di 90 secondi spazzò via quasi 3mila persone e ne lasciò senza casa 280mila. Eppure anche nel momento più tragico, come sempre avviene, molti dettero del loro meglio nei soccorsi. Fra questi, anche un piccolo contingente da Santa Maria a Monte, che in questi giorni, tornando con la mente a quei luoghi, ha voluto ricordare quella spedizione, che vide partecipi fra gli altri anche Alberto Fausto Vanni, Alberto Nuti e Armando Dal Canto.

“Le comunità irpine – raccontano oggi Vanni e Nuti ricordando anche l’amico Armando morto ormai da qualche anno – e il Comprensorio del Cuoio in realtà erano già profondamente legate. Quella dopo il terremoto fu una risposta di cuore e di popolo e noi ne facemmo parte. Ma tante furono le famiglie che accorsero in aiuto ai loro cari”.

Torella, Sant’Angelo, Guardia dei Lombardi, ma anche Frigento. Questi i luoghi di nascita che ancora oggi è possibile leggere nelle carte di identità dei tanti che negli anni del boom economico vennero proprio in questa parte di Toscana a cercare di lavoro. “Fra anni ‘60 e ‘70 tantissime famiglie originarie dell’Irpinia vennero ad abitare nei comuni del Comprensorio, attirate dal distretto del cuoio che faceva faville, con i suoi calzaturifici e le sue concerie. Calò, Pugliese, Abbondandolo, Angrisano, Giusto e tanti cognomi come questi avevano popolato il paese. Persone che sulle prime subirono anche un po’ di emarginazione, ma che in quegli anni, con l’economia che volava e i tanti giovani che arrivarono e crebbero in paese, stavano diventando parte della comunità, anche con l’aiuto delle parrocchie e delle associazioni”.

Poi la notizia, terribile, di quel tuono che fissò il 23 novembre nel calendario dei giorni più neri. “Il giorno seguente il sindaco comunista ed il parroco di allora, Lino Calvaresi e don Lelio Mannari, accompagnato all’epoca dal cappellano don Angelo Falchi, indissero in fretta e furia una riunione in comune alla quale parteciparono Misericordie, associazioni e volontari – continua Vanni –. Fu organizzata subito una raccolta di alimenti di prima necessità e vestiario, soprattutto per bambini. Armando, con la sua azienda, la Pavit, mise a disposizione uno dei camion”. Di lì a poco la partenza, con una colonna di tre camion ed altri mezzi.

“Il capofila era Rino Pagni, me lo ricordo ancora, con l’alfetta grigia. Fra quelli che partirono c’era anche Ilo Tantussi – dice Nuti –. Noi tre, allora, partimmo con lo spirito di allora. Avevamo 25-26 anni”. “Il viaggio fu anche accidentato – ricorda Vanni –. Dopo Napoli forammo. Ci ritrovammo a mezzanotte in cerca di aiuto e all’epoca non c’erano telefonini. Chiedendo in giro arrivammo a casa di un gommaio e lo dovemmo aspettare fino a notte fonda, di ritorno dal bar e dalle carte, come ci disse la moglie dalla finestra. Arrivati in Irpinia poi, a Frigento, fummo fermati da un giovane che voleva farci scaricare tutto, dicendo di essere il figlio del sindaco. Ma noi volevamo arrivare là dove sapevamo essercene bisogno si dovette fare un po’ di voce grossa”.

“La prima vera sosta la facemmo a Guardia dei Lombardi, dove trovammo una cucina da campo allo stadio e dove c’era la distribuzione dei generi alimentari – continuano – trovammo subito tanta neve, quasi un metro, e il primo pasto caldo. Ci dissero di proseguire”. La tragicità della situazione si parò di fronte ai soccorritori toscani arrivati a Sant’Angelo. “Fino a quel momento non avevamo colto la serietà della situazione – racconta Nuti –. Arrivati a Sant’Angelo trovammo ad accoglierci tante macerie ed una montagna di bare di legno, ammassate. Un odore acre per le strade. Nessuno di noi è mai riuscito a dimenticare quelle immagini”. “Scene da lacrime agli occhi e tanta tensione – dice Vanni –. All’ingresso del paese riconoscemmo anche Giuseppe Zamberletti, all’epoca commissario all’emergenza e non ancora ministro, in tuta mimetica, circondato da gente che lo contestava. Se la vide brutta”.

Il resto sono tante foto in bianco e nero e a colori un po’ ingiallite. “Scaricammo tutto, partecipammo alla distribuzione. Incontrammo anche altri compaesani giunti laggiù nei giorni precedenti in soccorso ai parenti – raccontano –. Quattro giorni che ci siamo portati dentro tutta la vita”. Attimi che, in questi giorni di celebrazioni, sono tornati alla mente. “Ben 39 anni dopo, lo scorso anno, ebbi modo di incontrare il sindaco di Torella dei Lombardi Amando Delli Gatti in occasione di una cerimonia a Montopoli, comune con il quale sono gemellati, raccontando queste storie – conclude Vanni –. Ci invitarono quest’anno alle celebrazioni, poi il Covid ha complicato tutto. Ma ricordare quei momenti di unione e solidarietà è sempre importante per noi, anche in ricordo di Armando che purtroppo non c’è più”.

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