La Chiesa entra in casa a San Silvestro, Montopoli Valdarno organizza il cenone comunitario

Preghiera e brindisi da casa, offrendo un pasto a chi ha bisogno e incentivando le attività locali. "Con la Caritas stiamo seguendo una ventina di famiglie"

“Abbiamo sempre fatto il cenone dell’ultimo dell’anno in parrocchia, ma quest’anno con le restrizioni sarebbe stato impossibile. Non volevamo, però, rinunciare a questo momento di comunità e quindi abbiamo cercato una soluzione che ci facesse sentire uniti, insieme e vicini anche da lontano. Cercando, in più, di fare qualcosa per le attività locali e anche un po’ di beneficienza”.

L’idea San Silvestro con i tuoi, la racconta don Udoji, parroco di Montopoli Valdarno, Marti e Capanne. Con una modalità di quelle più sperimentate in questo periodo di isolamento forzato, non è stata per niente facile da organizzare. Sperimentazione di quella Chiesa in uscita che entra nelle case, ma anche in bar e ristoranti e moltiplica i “pani e pesci” per sfamare più gente possibile. In un viaggio alla (ri)scoperta del Natale, quello fatto di dono e condivisione, ma nella semplicità di una mangiatoia.

Ecco, allora, l’idea: ciascuno a casa sua, può scegliere un menu a prezzo calmierato tra quelli proposti dalle attività del comune che hanno scelto di aderire. A un numero unico lo si ordina specificando se si preferisce l’asporto o la consegna a domicilio e poi si aspettano le indicazioni per collegarsi alla preghiera comunitaria prima di cena e poi replicare il collegamento per il brindisi di mezzanotte. Per ogni menu ordinato, una piccola cifra sarà donata alla Caritas per acquistare pasti mentre un pasto potrà donarlo chiunque, ordinando uno o più menu in più, così da allargare quella tavola speciale a qualcuno che non può permetterselo ma che vorrebbe essere lì.

“L’obiettivo è includere – spiega però il parroco -, quindi potrà partecipare alla preghiera anche chi decide di prepararsi il cenone a casa, ma magari può donare comunque un menu e invitare qualcuno a quella mensa grazie all’iniziativa Aggiungi un posto a tavola“. Includere, tanto che “gli altri anni ci si accordava con una attività che faceva il catering, mentre quest’anno sono diverse quelle che hanno aderito così lavorano un po’ tutti e anche chi prenota ha più scelta”.

Perché guardando a quel primo Natale, quello in cui “Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo”, forse non stiamo così male, almeno non tutti. “Dovevamo scegliere di rinunciare al cenone in parrocchia ma abbiamo deciso di non abbatterci davanti alle barriere e alle restrizioni e di vivere questo tempo come un dono, per scoprire modi alternativi, insoliti e diversi per mantenerci uniti e rimanere legati. Abbiamo voluto cogliere questa preziosa opportunità per cominciare a mettere i piedi un po’ fuori dal recinto”.

Tra tanta gente che muore, che soffre per mesi, che piange cari senza averli più rivisti, che non ha cibo da mettere nel piatto, “Noi siamo fortunati e non possiamo non ringraziare il Cielo nel modo che Gesù ci insegna: guardando al prossimo, donando e donandoci”. Dal totale degli ordini, sarà trattenuta una piccola cifra “Per le persone in difficoltà che stiamo assistendo. Con la Caritas stiamo seguendo una ventina di famiglie, la maggior parte delle quali italiane, poi altri casi singoli, tanti pensionati che non riescono più a coprire le spese”. Una quantità di persone per un comune come questo.

Alcune delle quali hanno resistito alla prima ondata di contagi ma che con queste nuove chiusure e restrizioni sono stati i primi a doversi arrendere. “Nelle situazioni critiche, i più fragili non ce la fanno. C’è gente che lavorava a ore, part time o a chiamata e ora non sta lavorando. Ha usato i risparmi, ma anche quelli finisco presto se non hai garanzie. Ci sono le situazioni più diverse perché questa crisi non risparmia quasi nessuno e spesso sono persone che conosciamo, che ci vivono accanto, ma alle quali non prestiamo abbastanza attenzione”.

Quando accade, ci serve un segno, come in quella prima notte, quando la stella e l’angelo indicarono la via per la culla di Gesù bambino. “Devo dire, perché spesso non si vede, che in questo tempo difficile abbiamo avuto una grande dimostrazione di affetto da tutta la comunità che ci ha aiutato a raccogliere tanto cibo: siamo tutti in difficoltà ma stiamo anche sperimentando la generosità delle persone, il grande cuore dell’Italia“, di quel bene che si fa in silenzio, mettendo ciò che si può, come fece la vedova nel tempio.

“Questa forzata sobrietà ci porta a riscoprire il Natale come occasione di condivisione, cura degli altri e senso vero del dono, mettendo in risalto il prossimo. Abbiamo fatto una raccolta cibo in un supermercato di recente e i volontari mi hanno raccontato di essere rimasti colpiti da come persone apparentemente più in difficoltà o entrate per prendere solo poche cose siano state in proporzione più generose. Come se chi è passato da una situazione di bisogno fosse più capace di comprenderla. Colgo l’occasione per ringraziare chiunque ci abbia donato anche una cosa soltanto, perché se ciascuno dà qualcosa, insieme possiamo fare molto“.

Il numero per prenotare i pasti (da consumare o da regalare) è quello dell’Associazione Giubilate (389 1879855) oppure è possibile contattare le parrocchie.

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di Cuoio in diretta, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.