Anche infermieri e medici al presepe alle finestre del seminario foto

L'iniziativa per far vivere la Natività ai tempi del coronavirus

E’ un presepe di speranza quello realizzato in arte sulle finestre del seminario vescovile di San Miniato così com’è da tradizione, dagli artisti Ucai e che da domani (28 dicembre) sarà visibile e visitabile, data la possibilità di spostarsi, in zona arancione, dai cittadini abitanti nel comune di San Miniato.
I pittori propongono con la loro sensibilità il racconto di questo tempo, cercando di tradurre le emozioni e le inquietudini sopra una tela.

Ecco che i quadri che compongono i personaggi del presepe ci raccontano della tradizione e del nostro quotidiano.
I personaggi sono provvisti di mascherina, anche quelli della tradizione; i pastori (realizzati da Elisabetta Donati) e i re magi (dipinti da Simona Soldaini) affrontano il viaggio verso la Natività dotati della protezione e rimangono distanziati tra loro per proteggersi dalla pandemia covid-19.

Ma ci sono nuovi personaggi nel presepe che entrano sulla strada verso Betlemme a illuminare di speranza i giorni di oggi.

Accanto alle figurine che fanno parte della tradizione, ci sono di diritto infermieri e medici. Gli artisti si sono ispirati a persone reali, riproponendo in alcuni tratti del volto elementi che li identificano.
Il quadro di Gesù bambino in fasce, collocato nel finestrone centrale del palazzo del seminario (realizzato da Rosanna Costa) domina la piazza. Accanto, con Giuseppe e Maria, è posta una pittura altamente simbolica: la vita terrena che se ne va in un soffio di vento: le foglie cadute degli alberi sono intrise e sono tutt’uno con pezzi di mascherine strappate; coloro che non sono più con noi a causa della pandemia sono accanto a Gesù Bambino che li accoglie e li consola (realizzato da Elena Pitzalis). Sulla finestra adiacente si scorgono nella persona con la mascherina i lineamenti dello scrittore Luis Sepulveda (dipinto da Loris Bagnoli) che ci ha lasciato a causa della covid-19; la stella cometa sembra indicare la strada e illuminare la notte dove neanche la pandemia fa più paura.
Un viaggio interiore ed esteriore quello che ci propongono i pittori per cercare di leggere gli ultimi mesi che abbiamo passato.

Ed ecco che il nastro sembra riavvolgersi e in un quadro si scorge la figura del vescovo di San Miniato Andrea Migliavacca che prega di fronte al prodigioso crocifisso di Castelvecchio eccezionalmente esposto alla venerazione, (dipinto da Vilma Checchi), mentre Papa Francesco appare nella piazza San Pietro deserta, prega per il mondo (dipinto da Valentina Volpi), memtre la scuola riprende tra rinvii e ripartenze a distanza.

Il racconto del presepe e della pandemia continua per immagini simbolo ed ecco che si scorgono le camionette militari con il loro carico umano di dolore (realizzato da Lorenzo Terreni). La mancanza dell’aria è interpretata come un urlo silenzioso di tutta l’umanità (dipinto da Barbara Caponi), mentre molte figure di infermieri (realizzate da Gerardina Zaccagnino e Silvana Fedi) e di medici sono impegnati negli ospedali e nelle terapie intensive (dipinto da Sara Vaglini) ed esprimono la fatica e la delicatezza del loro lavoro.

Ma ci sono nel presepe anche coloro che hanno dato e stanno dando speranza nella lotta contro la pandemia. Ritratti di medici e infermieri, eroi dei nostri giorni e nuovi personaggi che entrano di diritto nel presepe: ogni artista si è rifatto a persone reali note, viste in Tv o sui quotidiani, cercando un connubio tra somiglianza e interpretazione. Tra di essi si scorgono nitidamente i ritratti del professor Francesco Menichetti Direttore dell’Unità Operativa complessa di malattie infettive dell’Azienda Ospedaliera Universitaria toscana (realizzato da Alma Francesca) e del microbiologo senese Rino Rappuoli (opera di Agnese Trinchetti).
Ci sono i ricercatori (dipinto di Elisa Muzzillo) e i medici che assumono in alcuni casi i tratti di persone angeliche, tra di essi (opera di Bruno Gandola), si riconosce dai lineamenti Maria Teresa Baldini, che per prima alla Camera dei Deputati indossò la mascherina.

A raccontare tutto questo era necessario un cronista e un giornalista d’eccezione: tra le figure si scorge il profilo dell’inviato di punta del Tg1 Giuseppe Lavenia (nell’opera di Ermanno Poletti), un omaggio all’informazione seria e competente che, senza non pochi rischi, è stata in prima fila a raccontare la pandemia della memoria, dando spesso un volto e una storia a tante persone che se ne sono andate nel silenzio.

“E’ un’opera collettiva che diventa un presepe in arte e che nella sua originalità sembra pensata proprio per il tempo che viviamo, essendo visibile nella sua interezza solo a distanza – spiega Fabrizio Mandorlini presidente di Ucai San Miniato -. A molte finestre del primo piano non sono state collocate le tele per favorire l’areazione dei locali del seminario dove vivono quotidianamente le persone. Il ringraziamento va al vescovo Andrea Migliavacca e al vicario generale mons. Morello Morelli che hanno messo a disposizione gli spazi necessari per questa iniziativa”.

 

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di Cuoio in diretta, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.