“Feste in casa a fare i conti col Bilancio”, Giglioli archivia il 2020 con Movida e Marconi tra le cose da portare nel 2021 foto

Cantieri chiusi anche per le manutenzioni e l'aiuto delle associazioni sono state tra le costanti di questo anno al termine

Volge ormai al termine il 2020, un anno destinato a rimanere impresso nella memoria, oltre che nei libri di storia. Se quest’anno il conto alla rovescia sembra essere meno atteso – perché magari in ballo non ci sono gite fuori porta e settimane bianche – è comunque il tempo di tirare le somme e fare un bilancio di ciò che è stato di questi dodici mesi, senz’altro difficili. Un bilancio lo abbiamo chiesto ai sindaci del Comprensorio del cuoio, in un ciclo di interviste che parte oggi 29 dicembre con Simone Giglioli, sindaco di San Miniato. Dalla pandemia, con le sue ricadute sull’economia mondiale, alle questioni interne proprie del comune.

Come sta passando queste feste in zona rossa?

Le sto passando in casa, insieme ai miei familiari stretti, mia moglie e mio figlio, con un bel po’ di lavoro da fare. Purtroppo, sono feste a metà: la perdita di Gianluca si fa sentire molto sia dal punto di vista umano, sia nell’azione amministrativa. Essendo senza un assessore e avendo ripreso io le deleghe al momento, il lavoro si è duplicato.

Fine anno è tempo di bilanci: che cosa lascerà nel 2020 e che cosa si porterà nel 2021?

Sicuramente vorrei lasciare la pandemia e il Covid 19 che si portano dietro tanti dispiaceri oltre alla morte di molte persone care, spesso avvenuta in solitudine. Nel 2021 porterei qualche riunione online in più e qualche bel gesto di solidarietà e affetto vero che si sono visti durante l’emergenza. Poi vorrei una vita meno frenetica, con ritmi e impegni senz’altro rallentati e vorrei portare l’aiuto delle associazioni di volontariato che, in questa situazione così difficile, si sono rivelate molto preziose e competenti.

Il Covid ha chiuso molti cantieri: lavori pubblici tra obiettivi raggiunti e cose da fare

Senza tre mesi primaverili di cantieri abbiamo sofferto sulle manutenzioni. Gli uffici comunali hanno lavorato su altre priorità, come ad esempio la scuola, e per questo siamo indietro sulla tabella di marcia. Speriamo di poter ripartire al più presto a pieno ritmo.

Il comprensorio è un distretto mono produttivo. La Cina ha già ripreso a muoversi nel settore della pelle ma il mondo occidentale è sempre molto rallentato dal Covid. Cosa si aspetta in termini occupazionali?

Sono molto preoccupato della situazione che si sta delineando, soprattutto per la prospettiva di togliere il blocco dei licenziamenti. Mi rendo conto che non può essere tenuto per sempre, tuttavia dobbiamo fare i conti con il fatto che, al momento, gli ordinativi sono in calo. L’unica speranza è che il vaccino, in diffusione nel mondo e anche nelle zone dove facciamo export, riesca a ridare slancio al mercato: se resta chiuso e le persone non possono uscire, diventa difficile che si possa tornare a consumare. Al livello macro economico occorre osservare che, la quantità di denaro messa in circolo è molta e questa determina contraccolpi positivi perché l’inflazione non è, ad oggi, un pericolo che corriamo.

La movida del centro continua a scaldare gli animi: dopo l’approvazione del documento condiviso da tutti i portatori di interesse l’attenzione rimane alta sul tema. Quali interventi e quali prospettive in vista della (auspicata) ripresa dell’attività di somministrazione da parte dei locali?

Il problema c’è stato e c’è ancora. Nasce dalla vitalità del centro storico di San Miniato che, lo voglio ripetere, è un bene perché significa che il nostro è un centro vivo, che si sta affermando come modello. A dimostrazione di quanto sia attrattivo, c’è l’apertura di tre nuovi locali in pieno lockdown, in una stagione dove il turismo, soprattutto quello straniero, si è fatto vedere molto poco. E questa non è una cosa da tutti. Dobbiamo far convivere i residenti con gli ospiti, coloro che vengono a San Miniato per cenare o frequentare i nostri locali, e so benissimo che non sempre è pacifica. Il nostro obiettivo è quello di costruire un tavolo che coinvolga residenti, commercianti e amministrazione comunale, per trovare tutti insieme delle soluzioni condivise. Alcune le stiamo mettendo in campo. La mozione dalla quale siamo partiti è un atto politico a cui, però, va dato gambe e questo è possibile solo coinvolgendo tutti gli attori del territorio, avendo ben chiaro, però, che non si tratta di un problema di ordine pubblico.

San Miniato non è solo conceria ma anche commercio: nel 2020 anche i comuni, nel loro piccolo, hanno fatto il possibile per aiutare le attività. Ma è abbastanza? Come sta il settore dopo l’impatto del Covid?

Se è abbastanza non lo sappiamo ancora perché l’emergenza Covid è in atto e quindi l’effetto potremo vederlo solo tra qualche tempo. È stato sicuramente un anno particolare dove la tenuta del commercio c’è stata, ed è da imputarsi ai negozi di vicinato e alla grande distribuzione che hanno dato un servizio alle famiglie, costrette a limitare gli spostamenti. La grande forza di San Miniato è che ha un commercio diffuso e questa emergenza ha riportato i cittadini ad acquistare sul territorio, scoprendo realtà e prodotti di grande qualità.

Sede definitiva del Marconi, a che punto siamo?

Stiamo andando avanti con la sistemazione cartografica della zona tra Molino d’Egola e Ponte a Egola, per cercare di consegnare alla Provincia un terreno utilizzabile, pronto ad accogliere il liceo. Si tratta di una zona baricentrica rispetto al bacino di utenza che ci permette di andare a fare la progettazione, visto che ci sono già i soldi e poi magari riuscire ad intercettare i soldi del Recovery Fund, risorse fondamentali per molte delle infrastruttura scolastiche.

Tra le cose che ha cambiato il Covid c’è anche il rapporto tra amministratori e cittadini. Come è cambiato e cambierà ancora?

Il rapporto è cambiato. Prima di tutto perché ci sono meno occasioni di presenza, per stare a contatto ed essere sul posto come facevamo fino a un anno fa. Poi perché ci sono meno ricevimenti in presenza e, al momento, solo occasioni di scambio telefoniche o online. Anche le dirette Facebook sono uno strumento che ho voluto sperimentare nel primo lockdown, perché mi permetteva di essere a contatto con i miei cittadini e che ho voluto mantenere anche dopo, trasformandola in una forma di contatto, una linea diretta che i cittadini sembrano apprezzare visti i numeri, anche se so bene che questo non sostituisce tutto. Quello che mi è mancato di più è poter fare riunioni pubbliche con i cittadini nelle varie frazioni e presenziare nei vari luoghi dove c’è bisogno che un amministratore ci sia. Questa situazione ha messo a dura prova tutte le relazioni, anche quelle tra amministrazione e cittadini, ma spero di poter al più presto riprendere quel contatto che così tanto mi è mancato, contatto fondamentale in un Comune di 28mila abitanti.

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